Vanni Santoni.
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I fratelli Michelangelo.
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Parte 2.
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2019. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 4.
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MICHELANGELO & FELICI.
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S, ho capito, devo andare di qua. Cazzo di sbirro... S, ho capito, devo sedermi qui. Baiklah, baiklah! Questa fogna... questa fogna dove Carletto sta da sei mesi ormai. Sei mesi e nessuna visita a parte le mie, del resto suo padre, messo com', non  mica in grado di salire su un aereo... Uh madonna.
Che ti hanno fatto, Carle'?
Mhdnt.
I denti?
Mh!
Ti hanno rotto i denti. Non mi dire che...
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Ohi. Buono, Carlo, non piangere.
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Non piangere Carle', vedrai che riesco a farti spostare...
Phffm hcch' 'hzh...
Spaccare i denti davanti per farti ciucciare meglio i cazzi, l'avevo sentita, questa cosa, avevo sempre creduto fosse una leggenda, penso mentre mi alzo e allungo le mani oltre le sbarre per stringere quelle di Carlo che non smette di singhiozzare, ma subito arriva la guardia a separarci, poi col manganello ci fa segno di mostrare le mani, tranquillo brutto muso, tranquillo, non gli ho passato niente... Se volete evitare che la gente si passi la roba potete mettere i vetri come nei paesi civili, eh... Certo che lo hanno conciato proprio di merda, povero Carletto.
Ha' phtt 'lc'sa?
Ti avevo mandato un pacco, tutto secondo il regolamento, ma si vede se lo sono fregato 'sti bastardi di secondini. Adesso per non  proprio il caso di piantare una grana per qualche pacchetto di Dji Sam Soe. Niente casini, ricordi cosa ha detto l'avvocato? Sono venuto anche per prendere i contatti che mi hanno detto, cominciare a ungere il direttore e vedere di far arrivare la prima busta a quel bastardo di procuratore...
H'm nnh't?
Mi sembra bene. Ho fatto tutto come mi hanno detto, il problema  che servono altri soldi. Avevo pensato pure di tornare da Martn, investire i tuoi cinquemila e fare un movimento su Milano, ma Maxy mi ha detto di non farlo assolutamente, mi sa che  successo qualche casino pure a loro. Allora li ho usati subito, cos intanto vediamo di spostarti a Kerobokan.
Mmh' hrni?
Non so, tra un mese, due. Devo andare in Italia, da mio padre. Sta l la svolta, sai.
'Shlt?
S, vedrai che questa  la volta buona. Ci saranno anche i miei fratelli. Lo sai quanti fratelli ho, Carle'? Cio, fratelli e sorelle?
H'e.
No! Quattro. Ne ho pure uno in pi del previsto. Ti rendi conto? Quel cialtrone di mio padre... Quattro!
Hm Cc' e s'i fh'lli!
Eh?
Cc' e s' fh'hlli!
Rocco e i suoi fratelli? Se lo dici tu. Che poi, se in realt ho un fratello...
'Hs?
Lo sai che queste cose non sono bravo a dirle. Ci siamo capiti, no? Tieni duro, ce la faremo. Come sempre. Questa  la volta buona.
Lh'g d'tt.
S,  vero, l'ho gi detta tante volte questa cosa, eh? L'ultima  andata come  andata, lo so, ma in India, dai, comunque ci siamo divertiti. O no?
Phvti 'he i'ce?
Cosa vuoi che dica, Parvati.  gi tanto se lei e quell'altro figlio di puttana mi hanno lasciato partire. Ma tu non preoccuparti. Prima di tutto, appena il vecchio sgancia, metto da parte i ventimila per te, sono pi di trecentomila rupie indonesiane, secondo quel tipo che ho sentito con l'avvocato  quanto serve per spostarti. Il resto... Be', il resto ce lo beviamo appena ti trasferiscono, l potr portarti tutto quello che vuoi. Certo, anche a Parvati e Spyros qualcosa dovr dare, sono i patti. Oppure non gli daremo proprio niente, vedremo! Anche se potrebbe tornare utile piazzarmi un po' da loro e alzare ancora qualche soldo mentre aspettiamo di dare un'altra spintarella al procuratore per farti passare da Kerobokan ai domiciliari...
'H 'shble?
Dice l'avvocato che dopo i primi cinque-dieci anni, con la buona condotta, non  del tutto impossibile... A quel punto sar tutto in discesa, no?
H'ie.
Non devi ringraziarmi, Carle'. Da questa merda ti tiro fuori, te l'ho detto.
Hm' t m'vi?
Domani faccio scalo a Dubai, poi da l Milano... C'era anche Roma, anzi costava pure duecento euro in meno, ma mi andava di ripassare da Milano.
'Uo pah'e nn'h Fhn'e?
Bah, a Firenze non ci sta da diverso tempo. A noi ci ha convocati in un posto che si chiama Vallombrosa. Sugli Appennini... In pratica, in mezzo ai lupi. Ma meglio i lupi dei cani, noi lo sappiamo, eh Carlo? Per prima passo da Milano. Quasi quasi faccio un salto in Sempione, ti ricordi quando andavamo sempre l da ragazzini? O in Fiera a rubare gli Alverman! E come li rivendevamo!
Berhenti! Pergi sana!
Va bene, va bene. Che palle queste guardie, eh Carle'?
Berhenti!
Ho capito, cazzo! Baiklah! Oh, Carlo, devo andare. Vedrai che quando torno mettiamo tutto a posto. Tu vedi di non mollare proprio ora che le cose ricominciano a girare per il verso giusto, ok?
Ancora un aeroporto, ancora un aereo. Niente dietro, niente davanti. Oddio, qualcosa dietro c': Carlo. E Rmi. C' anche qualcosa davanti: il babbo. Eppure mi sento come non mi sentivo da un po'. Come se stessi fluttuando. Sar il fatto di aver finalmente lasciato Bali... Cadere adesso che sono libero sarebbe clamoroso. Ma quando mai cadono, poi, gli aerei? Cadono solo quando li vogliono far cadere... Certo,  una libert a termine, perch si fa presto a dire paese libero, prova ad andartene in giro, scegli tu il posto, senza un soldo, e poi vediamo quanto sei libero, libert mia pari al biglietto d'aereo e a quello da cinquecento euro che ho in tasca, ma comunque, meglio che stare nelle grinfie di quei due. Finch dura. E noi la faremo durare. E tu, babbo? Magari farai una cosa buona, una volta tanto? Suonavo bello convinto, con Carlo, manco fosse cosa fatta, ma la lettera non  mica troppo chiara su questo... Ho spinto cos tanto con Parvati su questa storia dell'eredit che ormai ci credo anch'io... Ma cos'altro pu essere, dai.  per forza una svolta. Una svolta...
Dammi retta, Carlo, con questa storia di Ramesh svoltiamo.
Non si sta mica male, qui.
Ma non lo vedi che Parvati ci sfrutta? Tienimi il bar stasera, cambia le spine, vammi a prendere questi ospiti a Denpasar... Cristo d'un dio, due mesi fa le abbiamo pure rifatto il tetto del gazebo grande.
 vero, ma, insomma...
Cazzo, Carle', quando quel giapponese ha dato di matto, chi  che l'ha dovuto prendere a calci nel culo? Non  che posso accollarmi i rischi di un buttafuori senza la paga.
Sai che rischi, sar stato quaranta chili... Qua ce la sfanghiamo pur sempre a Mai Tai e code di gambero.
S, ma intanto il bar sulla spiaggia...
Pensi ancora al bar, Louis?
Certo che ci penso. Se ti ricordi, col mio amico Ramesh era da prima che venissimo a Bali che avevamo pensato di fare qualcosa insieme.
Non ricordo.
Fidati. Poi lui aveva il film e si era bloccato tutto, ma se noi ci eravamo fermati qua era proprio perch c'era la possibilit di mettere su il bar. Avevo gi preso i contatti col concessionario per l'Asia della Oakley per avere l'espositore di occhiali, con la Billabong per i costumi...
Tanto lo sai che Parvati per ora non vuole farlo, come non far i bungalow nuovi. Ci sono di mezzo i permessi, qui tocca sempre ungere questo o quel funzionario, non ci si capisce mai nulla... E poi per il giro che ha il villaggio basta questo, di bar...
Carlo, il punto  proprio che un secondo bar in spiaggia attirerebbe gente, anche esterna al villaggio.
Bar o non bar, finch non troviamo una svolta seria io rimarrei qua. Guardati intorno: sole, mare... L'erba che diamo via ci basta per gli extra...
Erba? Extra? Ges Cristo, Carletto, a parte che questa che dico io  una svolta seria, un business vero, tu stai parlando di... Cosa? Due etti al mese, rivenduti a involti da tre grammi e mezzo al campeggio? A quei fricchettoni tedeschi e alle loro fiche balorde? Capirei se non ci fosse gi Cirillo a coprire il grosso! Ci siamo fermati, ecco la vera verit. Dammi una sigaretta, su. E poi, di che extra parli? Due spicci in tasca per le puttane? Se Parvati e Spyros si fidassero davvero di noi, ci lascerebbero muovere l'MD, lo shaboo, la roba, a quelli dei bungalow, alle serate al Dahlia. E invece no. Tutto in mano a Cirillo, e pure a un cialtrone come Rmi tocca una fetta pi grande della nostra. Quel francese del cazzo...
Spyros...
Spyros cosa?
Spyros sta cercando di far arrivare un po' di coca.
Buona fortuna. Da dove poi, da Bangkok?
Da Goa...
Da Goa! Bello sbattimento! E poi te li raccomando, gli ebrei...
Da dei russi...
Eh, russi, ebrei... Stammi a sentire, questa storia non  solo buona:  pulita. Qua non si parla di barella, si parla di industria, joint venture, commercio internazionale. Lo sai quanto cresce ogni anno, l'economia indiana?
No, quanto?
Parecchio. L'India  la prossima Cina. E non sanno fare niente, quelli. Niente. Un italiano come noi, l? In un attimo fa i soldi. Si fa gli schiavi. Lakshmi Mittal ha...
Chi sarebbe?
L'uomo pi ricco del Regno Unito. Che  indiano.
Ma senza contatti...
Senza contatti? Ramesh, il mio amico,  met indiano.  stato a scuola al collegio militare, lo sai cosa significa?
Che  gay?
Ganascino! Sei forte Carle', quando ti ci metti.
Dh'i molla-mi!
Significa che  stato a scuola con i figli di tutti i pezzi grossi. E smettila di tenerti il mento, che non ti ho fatto niente! Capitani d'industria, latifondisti, politici del Congress, gente pappa e ciccia con Sonia Gandhi. I padroni del vapore. Mettici pure che il padre  amico dei peggio guru, e che lui stesso  un attore famoso...
Ora, famoso.
Brutto stordito, hai mai sentito parlare di Bollywood? Ormai il cinema si fa l. Un bacino da un miliardo di spettatori. Con due o tre parti in film medi sei famoso almeno quanto, non so, Leonardo DiCaprio.
Ma va' l.
Matt Damon, ok? Che poi, cosa ci parlo a fare con te? Scommetto che non conosci neanche Amitabh Bachchan. Al mio amico lo amano! Quelli aspettano solo un cenno. Ramesh! Ramesh! Aspettano che lui gli dica Dai vi faccio fare qualche affare, per ricoprirlo di kror.
Di rupie.
Ganascino!
Ahia...
Centomila rupie: un lakh. Cento lakh: un kror. E noi cosa vogliamo?
Ih khror?
Bravo, dico, e gli lascio il mento.
 che io avevo un'idea...
Un'idea! Non finisci di stupirmi, Carle'.
Non vuoi sentirla?
Sentiamo questa idea.
Ricordi quel tipo che era qua il mese scorso... Quel brasiliano, Wesley?
Il dj?
Non era proprio un dj, anche se ogni tanto suonava. Il dj vero era il suo amico.
Bella merda, tra l'altro, la minimal che mettevano quei finocchi.
Va bene, ma quel Wesley, ci avevo fatto un po' amicizia e mi ha detto che c'aveva una dritta seria.
Che dritta?
Per aprire, diciamo, un canale. Di barella, appunto. Ho anche pensato un metodo sicuro per...
Dal Brasile!
S, da Rio...
Carle', ma lo sai quanto  lontana Rio de Janeiro?
Quindicimilaottocento chilometri. Ho controllato.
Bravo. E la Terra quanto fa di circonferenza, cinquantamila chilometri?
Quarantamila...
Bravo merdone.  tipo il posto pi lontano da qui che esista. A meno di andarla a prendere direttamente a Bogot. Che sarebbe anche pi logico, poi.
Eh, ma il contatto  a Rio...
Hai idea poi di quanto costano i voli?
Ho fatto due conti e rispetto al margine che...
Dai retta, Carle', basta cazzate. Poi, cosa ne sai se quel Wesley  fidato? Ramesh lo conosci anche tu,  uno serio...
Veramente l'ho visto solo una volta, ai tempi in cui organizzavamo le settimane bianche.
Esatto! Gli vendemmo anche una Burton. Non era male quel business...
Neanche so come l'hai conosciuto.
Ma s che lo sai... Ricordi quando andai in Croazia, quando lavoravo per la Sirio? Allora, ero in questo bar di Spalato, ai tavolini fuori, lui era con un suo amico, uno grosso, croato, sento parlare italiano e vado l a fare due chiacchiere, no? E non ti arrivano a rompere il cazzo cinque tifosi dell'Hajduk? Si presentano tutti impallinati, sai quel giorno c'era il derby, uno ci urla qualcosa in croato, Ne, ne, risponde l'amico di Ramesh, io non ci capivo niente, ma insomma per fartela breve pensavano che fossimo tifosi della Dinamo Zagabria, sia io che il croato avevamo delle polo blu, avranno pensato che eravamo tipo casual firm... Come se in Italia ci fossero tifosi dello Zagabria... Un altro di 'sti ultras si fa avanti e in italiano chiede se siamo l per la partita. Sai Ramesh che fa? Gli dice di s, quel matto...
E come  andata a finire?
 andata a finire che li abbiamo pestati. Avresti dovuto vedere come menava Ramesh. E pure quel suo amico croato... Fai conto che si  beccato una bottigliata in testa, ma niente, ha continuato a mollare cazzotti. Chiaro che se ti capita una storia del genere fai amicizia... Dopo che quelli erano scappati avevamo dovuto andare pure al pronto soccorso, ch Ramesh si era mezzo rotto una mano tirando a uno, e parlando scopro che a quei tempi faceva il modello, e aveva trovato da fare uno shoot per una stilista di l, Marina Lackovic...
Non mi era sembrato cos bello.
Ora, bello. C'ha 'sta faccia mezzo indiana,  muscoloso...Che te ne frega poi, sei diventato finocchio pure tu? Comunque, gi allora dicemmo che avremmo dovuto inventarci qualcosa insieme, io gli raccontavo della Sirio, a quei tempi nella moda aveva un bell'export, ce n'erano di marche italiane che si affidavano a lei, lui mi diceva dei brand che conosceva in India... E infatti l'idea  quella di allora: sbarcare in India. Ramesh mi ha mandato tutto in mail, i grafici dico, l c' una crescita annua che non ti immagini. La questione  solo chi arriver prima sulla torta.
Che torta?
La torta della moda, dei prodotti di lusso, del made in Italy!
Ma noi che ne sappiamo di quella roba?
Primo, siamo italiani.
E loro sono indiani.
Esatto. E Ramesh  mezzo italiano e mezzo indiano. E la moglie ha fatto la London School of Economics, mica il Cattaneo... E poi, ora che ci penso, tu dopo non hai fatto economia? Qualcosa avrai imparato.
Cosa c'entra... Ho frequentato solo due anni, poi ci infilammo in quella storia dell'agenzia di booking...
Vero, vero. Tanto cosa conta la laurea, ormai? Comunque, la Sirio faceva import-export di quello serio, due cazzate le ho imparate... E vogliamo parlare di quando... Cosa avevamo, vent'anni? E capimmo che sarebbero andate le New Balance e ce le facevamo arrivare dal Portogallo? Quante ne abbiamo piazzate, ai ragazzi, di quelle scarpe... Ricordi?
Ricordo che se davi retta a me, dico in quegli anni, e puntavamo sulle carte Magic, a quest'ora non saremmo qui a cazzeggiare.
Ancora con 'ste Magic! A parte che non ci capivamo nulla di quella roba...
Tu non ci capivi nulla.
Ascolta, era impossibile immaginare che non sarebbero diventate carta straccia di l a breve. E poi: non siamo stati abbastanza lungimiranti allora? A maggior ragione dobbiamo esserlo oggi, cazzo!
Ma l'India...
Quando faremo riunione con loro, capirai. Vedrai che ti prende bene. Che poi, anche il fatto che lui fosse qui dietro per uno shoot non  una coincidenza incredibile? Mi scrive che  a Kuala Lumpur, cos gli dico  un segno Ramesh, passa a trovarci che  venuto il momento di attivarci.
Non  che la Malesia sia proprio dietro l'angolo...
Carlo, ma impara a vederli, i segni, una buona volta. Non a caso lui mi ha detto che stava giusto guardando per un ufficio a Delhi! A Parvati l'ho detto subito, prima ancora che confermassero, Parva', le ho detto, ai miei amici Ramesh e Nandini gli metti da parte il bungalow speciale, quello vista spiaggia.
Lo conosco questo Nandini?
Non  un cognome italiano, pirla.  un nome indiano. Un nome femminile...
Ah, quindi  sua moglie.
Fenomeno! Ma quanto hai di Q.I., eh Carle'? Al Club Mensa, dovresti iscriverti!
Mi volto sul rumore della porta che si apre. Non ricordo mai di chiuderla a chiave...
Ils ont apport quelque chose, tes invits?
Rmi. Secco e brutto come pochi. Proprio ora che mi godevo il riposo dopo la riunione con Ramesh e Nandini, dopo una riunione andata strabene, mi devo beccare il suo muso butterato.
How many times, e intanto vado l e gli parlo a due centimetri dal muso, I told you not to enter here without knocking? Ma non ha pi neanche paura, 'sto stronzo, si capisce da come mi guarda. Troppo tempo insieme qua al villaggio...
J' vais o je veux, connard.
Speak english, asshole.
Parlo italiano anche, se vuoi.
Gi hai sbagliato la frase.
Gli ospiti tuoi. Portavano qualche cosa?
Cosa vuoi che portassero, il cardamomo?
Carlo ha detto que lui fa del business. Dovete dirlo a moi, se voi fate del business.
A parte che non ti dobbiamo dire proprio un cazzo, e che Carletto farebbe meglio a star zitto, proprio in generale, a parte questo, no, non facciamo nessun business. Non pi, non qui. Ce ne andiamo in India. A farne uno vero, di business. Apriamo un'azienda. A quello serviva la riunione. Carletto parte gi settimana prossima. Io finisco due cose qua e lo raggiungo, mentre tu resti qua a vendere le canne ai turisti. Import-export, you know?
Import-export! Pouah... Mais vous ne seriez mme pas capables de vendre des slips au march!
Sei ancora qui?
Bien che andate. O io vi caccio, altrimenti.  bella per, la ragazza.
Levati dal cazzo, su. Lo capisci questo segno, hein?
... Bella la ragazza, s, penso mentre quello se ne va. Speriamo sia anche competente. Che Ramesh non si sia fatto tirare in mezzo, alla fine la parte amministrativa dipender proprio da Nandini. Se non altro Carlo  piaciuto a entrambi. Per, che tramite suo padre avesse dei ganci con delle industrie in Brianza, chi lo avrebbe mai detto? Bene cos. Certo, se stai a sentire loro, gli indiani,  tutto al top, ogni cosa  la migliore al mondo, ogni master il pi prestigioso, ogni famiglia la pi influente, ogni azienda la pi grande, ogni cliente il pi ricco... Mentre il modo in cui Ramesh guarda Nandini... Be'. Quello lo conosco, e so che  pericoloso. Era il modo in cui chiunque guardava la mamma. Ed era il modo in cui lei guardava il babbo, accidenti a lui...
Solo amore, lo capisci che quello che ti chiedo  solo amore, solo un po' di amore. Antonio!
Diceva questo la mamma, mentre quello restava voltato a tre quarti e neanche la guardava. Mentre io osservavo la scena dal corridoio. La mamma lo tirava per il braccio ma lui rimaneva immobile ed era lei a scivolare, ad accasciarsi a terra, quasi, restando aggrappata alla sua giacca, e io ero scosso da un tremito di rabbia, e anche di paura. Quella volta ebbi davvero paura. Perch ebbi paura della vita. Non capii soltanto che mio padre era un bastardo, e che il Non viene mai a trovarci perch ha tanto lavoro che tirava fuori mia madre quando gli chiedevo di lui era una bugia. Capii che quando qualcuno  condannato a una pena, questa non resta qualcosa di astratto: si viene davvero portati al patibolo, e non interviene all'ultimo nessun salvatore, n tantomeno ci si sveglia come da un brutto sogno. Si viene portati l e si finisce scannati.
Ah, ma c' il bambino?, diceva mio padre.
Louis, si chiama Louis!, strepitava mia madre mentre correvo in camera, non volevo far vedere che piangevo, non volevo confrontarmi con la mia impotenza, appunto, di bambino, rispetto a quell'uomo secco eppure lungo e mostruoso - eppure dotato, lo sentivo, lo capivo dai nervi, dai movimenti (oppure segretamente, orribilmente, lo speravo: perch era comunque mio padre), di una forza spaventevole.
... Ma la riunione  stata incoraggiante, davvero incoraggiante, e poi Carletto alla fine c'ha una cosa: che se si prende bene, e quando si prende bene, nelle cose ci crede. E con Ramesh si sono proprio trovati. Parte addirittura prima di me, che ormai ho promesso a Parvati che le ridipingo i bungalow, due soldi in pi male non fanno... E poi dovrei anche salutare Ni Luh come si deve, stare un po' con lei...
Che caldo maledetto... Bell'aeroporto, s. Soffitto a tre metri e tutto a sovrasoffitti, con questa folla schifa praticamente un focolaio di legionella. Ma quanto dura questa coda? Uff. Valli a trovare, poi, in un casino del genere. Cosa avr mai da urlare questa gente... Ah, ecco Carletto. Cosa c'ha in mano? Una corona di fiori?
Welcome!, dice mentre mi mette la corona al collo.
Dove cazzo siamo, alle Hawaii?
Spiegaglielo tu, Ramesh.
 una corona sacra. Vedi, sono arancioni. Oggi con Carlo siamo stati al tempio.
Madonna come puzzano, e poi che sono, crisantemi?
Su Louis, non te la togliere, dice Carletto.
E va bene, va bene... Come andiamo qui, Ramesh?
Ah, fantastico, compa'. Vedrai l'ufficio.
E tu Carle'? Queste due settimane?
Volate. Tu?
Guarda, non vedevo l'ora di partirmene anch'io e non trovarmi pi davanti Parvati e Spyros. Per non parlare di Rmi. Ci rimpiangeranno, questo  certo.
E noi non rimpiangeremo loro, dice Carletto, e mi fa piacere, segno che si  ambientato subito, alla fine l'ho tirato in mezzo io in questa storia. Vieni, abbiamo preso una macchina, aggiunge poi.
 proprio una macchina. Nel senso che non  un taxi, almeno non ufficiale. Una Fiat Palio marrone, scassata, impestata di polvere, con dentro un tizio con un ciuffo nero, che parla a voce altissima al telefono mentre guida e ogni tanto interrompe e chiede istruzioni a Ramesh, in hindi, velocissimo.
Carletto, invece, mi guarda. Piccolo e sbarbato com', non lo diresti che ha la mia et. Anzi,  pi grande visto che io sono di fine giugno e lui di fine marzo... Ma sembra pi giovane, cos come quando eravamo ragazzini sembrava pi piccolo di me... Io che arrivo al parco Sempione con un pallone e questo piccoletto, la tuta dell'Arena, e i capelli con quel ciuffetto a onda anche allora capace di star su senza gel, che mi saluta...
Ciao.
Ciao...
Sei qua per comprare il moffo?
Il... moffo? No... Io... mi sono portato il pallone...
Vuoi giocare? Facciamo due tiri, allora, che se fumo poi mica ci riesco... Mi parlava con una sornioneria tutta posticcia, e che per su di me, arrivato da Firenze, sradicato - anzi peggio: rinnegato -, aveva un effetto. Non avevo mai fumato neanche una sigaretta, a parte una volta che ne avevo presa di nascosto una alla mamma, e dalla tosse avevo sputato i polmoni. Ora, dopo aver giocato due contro due con dei milanesi, e aver pure vinto, ci fumavamo una canna, che eravamo andati a farci fare da due punk all'albero pi in l, perch neanche Carletto sapeva girarle. Fumavamo, tossivamo e ridacchiavamo.
Di Firenze, eh?
S.
E che ci fai qui.
Mia mamma  morta.
Scusa.
Non ti devi scusare, non mi hai mica detto nulla di male.
Anche mia mamma... Cio... Non  stata bene.
No?
L'hanno operata.
Ah.
Guardiamo in avanti senza dire niente. Spengo il mozzicone dentro a un ciuffo d'erba. Carlo tocchizza il pallone, poi dice:
Quindi sei di Firenze. Sarai per la Fiorentina.
Annuii. Era vero, ma era anche vero che stavo per la Fiorentina da soli due anni. Il babbo era per la Juve, era una cosa che sapevo di lui, una cosa che mi aveva detto la mamma, quando ancora sperava di poter avere una qualche relazione con quell'uomo. E allora quando la mamma aveva cominciato a stare male davvero, avevo deciso che io sarei stato per la Fiorentina, come lei, e come tutti a Firenze. Contro la Juve. Siccome ci avevano rubato uno scudetto proprio quell'anno, tutto tornava. Per non  che mi piacesse troppo la Fiorentina. Mi sembrava debole.
Ma ti sei proprio trasferito a Milano?
S.
Abiti da solo?
Magari! Abito con mia... zia.
Capito. Comunque, se ora sei milanese devi stare per il Milan.
Ma se  pure in serie B.
Torniamo, torniamo.
Chi c' nel Milan, Jordan? Bello schifo.
C' anche Serena.
Allora tanto vale stare per l'Inter. Non  in prestito dall'Inter, Serena?
Non puoi stare per l'Inter.
Vuoi mettere Altobelli con Jordan?
Altobelli  un pirla.
Cos diventai per l'Inter. O meglio, scoprii di essere per l'Inter, solo che non me ne ero ancora accorto. Che pacchine a Carletto nell'89... Anche se poi avrebbe riso soltanto lui, e per troppo tempo... Quel coglionazzo... Ci trovammo in Sempione anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, stavamo seduti sul bordo del Ponte delle Sirenette, a volte compravamo il moffo dai marusa e lo rivendevamo ai ragazzini della mia scuola o della sua. Quando poi scopr che abitavo in Guastalla, cominciammo a trovarci l oppure alla Rotonda della Besana, che era pi vicina anche per lui, in effetti scoprimmo che ci facevamo entrambi i chilometri per andare in Sempione al pomeriggio... Continuammo per ad andarci per il fumo, e due anni dopo, quando Aurelia mi mand al liceo - Al Berchet!, disse Carletto, restandoci di stucco - e lui invece fin a geometri, al Cattaneo di piazza Vetra, cominciammo a prenderlo l vicino a scuola sua. Fu allora che mi venne l'idea. Cio, a Carlo venne l'idea di estrarre la caffeina dal caff nel laboratorio della sua scuola, col carbonato di calcio; a me quella di mischiarla all'aspirina sbriciolata e venderla per coca a quelli di quinta della mia, di scuola... Sessanta carte a busta. E come se la compravano! Una volta, dopo che ne avevamo piazzate sei e stavamo per andare in Montenapoleone a comprarci i Moncler, Carletto scrisse i nostri cognomi con in mezzo una & commerciale, Carletto aveva una bella calligrafia, ancora non esistevano le tag e tutte quelle stronzate, ma lui scrisse in stile ultras su un muro del Berchet, il che non era una grandissima idea visto che era praticamente una firma e quindi una confessione di aver fatto la scritta stessa, e poi mi sembrava un po' una cosa da culi, come quando un ragazzo e una ragazza scrivono i loro nomi con in mezzo un cuore o un +, ma il fatto che avesse messo prima il mio nome mi lusing. E mi fece ripensare a quel giorno, dieci anni prima, quando fu riformato il diritto di famiglia e da Louis Lavier, l'adulterino, divenni Louis Michelangelo: Adesso hai diritto a questo nome, diceva la mamma, ed  bene che lo porti, cos che non dimentichi mai di chi sei figlio, e non lo dimentichi lui.
Che  'sta roba? chiesi a Carlo. La ditta, disse lui. Poi arriv Lampugnani di 5aB: Michela', mi fece, che cazzo  che mi hai dato, che non anestetizza.
Se non ti anestetizza, Lampugna',  perch noi mica ci mettiamo la lidocaina. Ti diamo 'ste pregiatezze e vieni pure a scassare le palle, gli dissi cos e quello chiese scusa e si lev dai tre passi sotto gli occhi ammirati di Carlo.
 incredibile come si  lasciato trattare. Da uno di seconda, poi!
 perch c'era anche lui quando quello l di quarta, come si chiama, Crivelli, pensava di farmi la matricola e l'ho sistemato.
Ma che  successo, qui, Ramesh?
In che senso, compa'?
Dico, qua in citt.
Non ho capito.
Ges Cristo, sembra che ci abbiano sganciato una bomba atomica.
Ah ah! Fai schiantare, compa'!
E dai, Louis, non menarla...
Boh, non so, Carletto, se a casa tua  tutto polvere gialla e macerie...
Dai Louis, fattela prendere bene! A casa ti facciamo fumare, Ramesh c'ha un charas...
Seh, tu fammi anche fumare.
Compa', dice Ramesh, qua  solo la base operativa, understand? Appena abbiamo imbastito a modo, vi porto dove ho la casa in montagna, su nell'Himachal Pradesh, e vedi se non c' l'aria buona...
Che poi anche su c' del business, no Ramesh?, dice Carletto.
Pashmina, compa'. Ma quella va organizzata bene, l'ultima cooperativa che la fa come una volta  su in mezzo alle montagne, praticamente un mondo a s...
Bon, se non altro in questi giorni si sono dati da fare, penso. Oddio, Delhi non ha l'aria di un posto in mezzo a un boom economico. Ma il viaggio in aereo me lo sono fatto pieno di aspettative, e non bastano certo due bidonville e qualche mucchio di macerie a farmela prender male...
Eccoci nel luogo che far le nostre fortune, compa', dice Ramesh una volta che siamo saliti al terzo piano del civico 2371 di Bipin Chandra Pal marg.
Le tende le ho comprate io, sai Louis?, dice Carlo.
Tre materassi smollati per terra. Quello pi a sinistra, senza lenzuola e cuscino, ha un chiazzone scuro in mezzo. Le sedie da ufficio impestate. Il Ganesh alla parete. Il buio. La bombola del gas, i cavi scoperti che sfrigolano. E le tende verde chiaro, con immagini di panda. Panda, manco fossimo in Cina... E per. Per si vede che  l'inizio di qualcosa,  un posto che ha voglia di ribollire. Una start-up. I pi grandi hanno cominciato proprio cos, no?
Ottimo, dico.
Vero, compa'?, dice Ramesh, e intanto accende uno dei due computer, che comincia a friggere e ronzare come una cimice intrappolata in un ammazzazanzare elettrico.
Il tempo di darmi una sciacquata e facciamo subito riunione, che ne dite?
Cos si fa, compa'.
Non mangiamo prima?
Carle', ma devi sempre dire una cazzata?, rido, e anche lui ride. Ma s, perch no. Faremo grandi cose, qui. Vado verso il bagno, poi noto un'apertura nel cemento gessoso, verso l'angolo pi lontano della stanza, che d su un secondo vano. Una stanza senza neanche l'impiantito, solo una gettata di cemento. Faccio capolino e vedo un uomo coi baffi, bruno. Seduto su un minuscolo cuscino, le braccia incrociate. Dietro di lui una stuoia e una sedia su cui  appesa una gruccia.
E quello chi sarebbe?
 Sudarshan, compa'. SUDARSHAN!
L'uomo si alza, umile e rapido. Si porta fin sulla soglia della stanza.
Certo che  proprio piccolo. Carlo, davanti a questo sembri grosso pure tu! Che fa, attende ordini?
Esatto, compa'. Stava in un villaggio legato al baba di cui era aiutante mio padre. Ha bastonato la moglie, e fin l tutto bene. Il fratello della moglie per aveva da ridire, e ha bastonato Sudarshan. Allora Sudarshan gli ha spaccato una tegola in testa. Il cognato per aveva, diciamo, una posizione migliore della sua. Insomma, compa', questo non ha ancora buttato il pezzo di tegola che gli  rimasto in mano e ha gi capito che se rimane l finisce in mezzo a un capannello di mazzate che non si sparpaglia finch non gli hanno sbriciolato tutte le ossa. Se non lo buttavano direttamente in un pozzo, ah ah! Allora  scappato, e io me lo sono preso. SUDARSHAN! ???? ?????.
L'ho mandato a comprare da mangiare.  bravo, sai, a cucinare.
Comunque...
Cosa, Carle'?
Prima di far riunione ti conviene rifarti il letto, Louis.
Solo dopo che ci siamo scambiati i materassi.
Il giorno dopo, a bordo di un'ape riconfigurata a rickshaw, eccoci dal chartered accountant, una roba a mezzo tra notaio, commercialista e revisore contabile: in sostanza, la persona che ufficializzer la nascita della Michelangelo & Goswami & Mangal & Felici Transocean Private Limited.
Sicuri del nome?
Che ti prende, Louis? Ho gi ordinato i biglietti da visita!
Mah, non so, Carlo. Non  un po'... pomposo?
Indian style, compa', fa lui imitando Ramesh.
Quello sfodera un sorriso a seicento denti:
Esatto, compa'. Qua, se non ti gasi da solo, la gente pensa subito: se non ci crede lui... In realt all'inizio con Nandini pensavamo a Michelangelo & Goswami & Mangal & Felici Supreme Transocean Goldvein Private Limited.
Mmh...
Anche i cognomi, compa', non  che sono l a caso. Michelangelo per primo fa subito Italia, e Michelangelo lo conoscono anche qua.
Come tartaruga ninja, dice Carletto.
Ah ah, fai schiantare, Carlo! Serio: Michelangelo  un buon brand di per s. Non quanto Leonardo, o Gucci se  per questo, ma  un buon brand. Poi Goswami, cio io, perch suona bramino, poi Mangal che suona mercante.
E poi Felici che non vuol dire un cazzo!, dico facendo il ganascino a Carletto.
Ihn Ihtalia vuol dire ehccome...
In realt, fa Ramesh, ci sta bene in fondo, cos riporta di nuovo la mente all'Italia. Sai cos' la mentalit coloniale? Ti dico solo una cosa: presente la pubblicit del detersivo, quella con la mamma e la nonna? Ecco, qua da noi non c' una nonna ad approvare la scelta di detersivo, ammorbidente, quel che , della mamma. Ci sono degli ospiti occidentali. Brava, usi la marca giusta, quella che piace anche a noi bianchi... Oh, Nandini, eccoti!
Entra Nandini in tailleur gessato, scarpe dcollet a tacco medio e cartellina azzurrognola sottobraccio. Perfetta: sembra una cazzo di stock image sul nuovo terziario del bric. Il chartered accountant, che fin l se ne  rimasto seduto immobile davanti al suo armadio pieno di faldoni, spalanca gli occhi e giuro che i baffi gli si arricciano all'ins. Fa cenno a Nandini di prendere la sedia vuota che c' vicino alla porta e metterla l accanto a noi. Ramesh si alza, gliela prende e gliela sistema, mentre Nandini passa il faldone al chartered accountant. Quello lo apre, scorre i vari fogli, poi ci guarda uno per uno, sorride, sorride ancora pi marcatamente a Nandini, infine ferma lo sguardo su Ramesh:
Very, very well...
Comunque, mi dice piano Carletto mentre il chartered accountant ha gi cominciato a parlare hindi con Ramesh, le centocinquantamila rupie, cio i milleotto...
Lo so, li hai messi tu anche per me. Appena siamo in Italia te li rendo, cosa credi,  che qua, fare un bonifico, ti immagini lo sbattimento? Guarda le scartoffie che usano ancora...
Che poi...
Cosa?
Be' quella volta che mettemmo su la Srl per il chiosco del sushi, i tre milioni di Maxy li misi io, me ne rese met subito ma l'altra met poi...
Eh ma casomai dovrebbe essere lui a...
Che poi l'avevamo tirato dentro solo perch aveva gi l'abilitazione rec...
Shhh!, intima Nandini, mentre Ramesh continua a parlare fitto in hindi col chartered accountant. Carletto alza gli occhi in diagonale, tra il cielo e me; io soltanto le spalle, perch ripenso agli anni del chiosco, e rispetto ad allora mi fa sentire bene dovere milleottocento euro a Carletto anche se in banca, in tutto, ne avr al massimo tremila, e in tasca giusto quelli che mi ha dato Parvati per gli ultimi lavori, perch stiamo mettendo su qualcosa di serio, altro che sushi. Anche se qua il rischio, se le cose non girano davvero veloce,  di dover andare da Aurelia col cappello in mano. Certo mica posso andare da mio padre... O da sua moglie, come quella volta! Io che arrivavo l dove abitava, a quel bel palazzone al 14 di via Varchi, suonavo e subito scattava il portone, senza neanche il Chi . Invece su, al primo piano, lei mi aspettava sulla soglia, con quella faccia che gli occhialetti a mezzaluna rendevano severissima.
Lei sarebbe...?, mi chiese, e forse  vero che non poteva riconoscere nel me venticinquenne quel bambino di piazza Savonarola, quel bimbo a cui la madre, gi stravolta dall'esistenza, indicava proprio lei e i suoi figli piccoli sussurrando Quelli, vedi, quelli, Louis, sono i tuoi fratelli. O forse s, forse lo immaginava o presentiva o mi aveva riconosciuto per qualcosa a me ignoto che mi accomunava a quel bastardo di mio padre...
Buonasera, mi scusi... C' Antonio Michelangelo?
Antonio Michelangelo!, esclam lei, teatrale, alzando gli occhi al cielo e poi guardandomi con un sarcasmo che era anche, comunque, autocommiserazione, messa in scena di s come della cretina-che-aveva-sposato-costui. No, aveva detto poi con una smorfia, non c'.
Sa quando posso trovarlo?
Lei sarebbe?
Sono Louis. Louis Michelangelo.
Allora la dott.ssa Beatrice Santi, medico chirurgo, psichiatra e psicoterapeuta (cos la targa d'ottone a lato della porta), strizz gli occhi una, due volte, ebbe come un tic, una reazione psicosomatica, poi li sgran, e infine mise su un sorriso, una roba strana, sconnessa, come un meccanismo mezzo rotto tirato fuori da chiss dove e usato dopo chiss quanto tempo, e mi invit a entrare. Nella casa dove Antonio Michelangelo - o lei - non mi aveva voluto. Io che stavo con la mamma in via del Pratellino, a neanche un chilometro da l (ma non pi tra gli isolati signorili di Campo di Marte), e quando lei mor si diede finalmente l'occasione per spedirmi altrove - chiss, forse proprio per far s che la dott.ssa non avesse pi a vedermi in piazza Savonarola, a incontrarmi per caso alla stazione...
Prego, di qua, e la seguivo nella luce soffusa dell'ingresso, di un secondo ingresso, del salotto, il piede su quei tappeti persiani su cui avevano giocato Cristiana e Rudra, e io no. Anche se al momento dell'eventuale arrivo in famiglia sarei stato troppo grande per giocare a terra. Oppure no. Oppure, anche se pi grande, avrei giocato con loro, avrei avuto quello che si dice un bellissimo legame coi miei fratellastri...
Prego, siediti pure. Vuoi qualcosa, un t, un caff?
Un caff va bene, grazie. Tra divano, due poltrone, due poltroncine e una specie di trono antico, finii per scegliere la prima delle poltroncine. Lei si affaccendava in cucina, io posavo lo sguardo sulle statuette di giada, sulle due lampade Cobra, quelle le conoscevo, le aveva anche il capo alla Sirio (Un palo l'una, figa...), me l'aspettavo meglio, quella casa, non era poi chiss che lusso, casa di Aurelia alla fine non era peggio, per non parlare di quelle di certi compagni che avevo al Berchet... Certo, rispetto al bilocale della mamma la differenza c'era, e la mia mente ci metteva poco a fare il resto, a immaginare non dico i rubinetti d'oro, ma insomma. E poi mancavano dei quadri, si vedeva che ne erano stati tolti uno grande e poi tre, no quattro, piccoli, dalla parete in fondo... La specchiera per era un pezzo buono, barocca, di legno scuro, intagliata con fiori e croci, e una tiara papale in cima, questa dove se la sono ciulata, pensavo, in una chiesa romana? Accanto, su un tavolinetto a intarsio, statuine di porcellana... Capodimonte? No, Svres... Ma soprattutto, dietro le statuine, c'erano i portaritratti: la foto di una ragazzina sorridente, castana, con la frangetta; quella di un bambino serioso, dai capelli neri e lucidi, in divisa da karate... Scorrevo le foto, e vedevo che non c'era il babbo, anche quella donna per figurava solo in una foto abbracciata alla bimba, per una volta sorridente... Scorrevo (e questo? Club Mensa, the high I.Q. society, attestato di Cristiana Michelangelo... Bah...), ma non mi soffermavo troppo, in effetti era come avere il culo sulla brace, perch se gi la situazione era spinosa, peggio che mai sarebbe stato se all'improvviso fossero rientrati i figli...
Rientr invece lei, dalla cucina, con una caffettiera fumante e due tazzine su un vassoio d'argento.
Abbi pazienza, non ho zucchero... Anzi, aspetta! Poggi il vassoio sul tavolino di cristallo e corse in corridoio, e da l da qualche altra parte. Torn con una zuccheriera d'argento piena di cubetti. Mi ero dimenticata di averlo in studio...
Quindi lei riceve qua a casa?  psicologa, ho letto.
Psicoterapeuta. S, fino a due anni fa avevo lo studio in piazza D'Azeglio, ma poi, appunto...
Cosa?
 successo quello che  successo, e ho pensato che...
E cosa  successo?
 successo, caro Louis, che tuo padre ci ha abbandonati.
Ecco che una strana solidariet, una specie di affratellamento nella disgrazia, o almeno nell'esperienza comune, veniva a stabilirsi tra noi - e contro, di fatto, la nostra volont. Tra quella psicoterapeuta fiorentina piena di dan e me, un ragazzo di venticinque anni, spiantato che peggio non si poteva, arrivato apposta da su, dopo cinque ore di regionale, con l'idea di chiederli a suo marito, quei cazzo di dan.
Cos, continuava Beatrice, ho pensato che il suo studio, che era grande, luminoso, avrebbe potuto essere riallestito e diventare il mio. La casa del resto si presta, la posizione  buona...
Ma... dissi, senza riuscire a rilasciare il cubetto di zucchero e farlo finire nel caff.
Ma?
Dov'? Antonio, intendo. E lasciai cadere il cubetto nella tazzina.
Beatrice alz ancora una volta gli occhi, poi fece una smorfia di disprezzo, come quella di una prof al cognome dello studente che  stato il suo tormento per un biennio.
A Londra, pare.
A Londra!
Che vuoi farci, disse con un sospiro. E non ti dico dov'era prima... Poi si ferm. Mi guard mentre davo un primo sorso al caff.
Sei venuto per chiedergli dei soldi?
E poi, senza aspettare che rispondessi, sulla base del mio solo Ehm, si alz, and nuovamente nello studio e torn con in mano un libretto degli assegni e una grossa stilografica decorata a strass.
Quanto ti serve?
Ma, io...
Quanto volevi chiedergli?
Volevo... Con un amico, cio con due amici, pensavamo di mettere su un chiosco di sushi e...
Sas? Srl?
Srl...
Quindi? Venti milioni?
Noi... Noi eravamo d'accordo per tre a testa, poi altri soci che non ci lavoreranno metterebbero gli altri undici...
Eccone cinque, disse firmandone uno e staccandolo. Prendilo.
Ma, signora, io...
A ripensarci, avrei dovuto sbatterglielo in faccia, dirle Cosa credi, stronza, di ripulirti la coscienza cos? Che la mia infanzia valga cinque luridi milioni? Avrei dovuto strapparlo in due, in quattro, e sbatterglielo in faccia. E poi andare a Londra, o dove mai era andato a nascondersi, cercare il babbo e farli cagare a lui, quei soldi, quella piccola parte dei soldi che avrebbe dovuto darmi. Ma da ragazzi non si capisce niente, e del resto mi sentivo in credito pure con quella donna, e insomma, mentre dicevo Ma, signora, io... quell'assegno dalle sue mani lo prendevo eccome. Lo prendevo e lo intascavo e mi alzavo e dicevo Non ha l'indirizzo del... di Antonio, eh?, con una faccia sprezzante, senza rendermi conto che la mia dignit se l'era messa in tasca come io mi ci ero ficcato quella striscia di carta. Lei fece di no con la testa, io non so neanche se salutai. Uscii, e il cielo, il cielo sopra Campo di Marte lo ricordo nero, buio come di petrolio, nella sera scesa all'improvviso...
Sir...? Sir!
Louis!
Uh?
La firma.
S, la firma...
Sir, I just need the signatures of all the partners...
Certo, s, la firma, e mentre firmo, mentre sto gi firmando le una, due, cinque, otto copie dell'atto di fondazione, una a testa per noi, una per lui, una per la camera di commercio di Delhi, una per il registro delle imprese, quello, usando le due mani in rotazione come un giocoliere, le fa scorrere e su ognuna appone una grossa marca da bollo violetta bagnandone il retro su una spugnetta, e sopra uno, due timbri, bam, bam, uno tondo e uno rettangolare, e poi, appena ho firmato l'ottava e lui l'ha marcata e timbrata, bam, bam, tira fuori una Mont-Blanc tarocca e le firma tutte pure lui, poi dice Very, very well, si alza in piedi, d la mano a Ramesh, a Nandini, a Carletto, a me, e dice: Private Limited. E Carletto subito: Michelangelo & Goswami & Mangal & Felici Transocean. C' una buona aria a Delhi. Piena di polvere impestata, eppure  buona, la luce  calda,  grata. I already have quite a list of potential customers due to be met, dice Nandini mentre Carletto mi allunga una Gold Flake e usciamo e mi stiro a quel sole fioco.
Svegliarsi con la tosse, roba che neanche quando fumavo trenta Marlboro al giorno. Guarda Carletto come dorme, questo idiota. E Sudarshan, di l, pure. Mah. Diamo un po' d'aria e vediamo di cominciare a far qualcosa, che ci sono mille incontri da preparare, va' che faldone ha lasciato Nandini...
Ti rendi conto? Apri la finestra ed entra il peggio fumo. Possibile sia solo smog? E quella scaletta l fuori cosa sar? Antincendio? Ecco dove va quella porticina di lamiera in bagno.
Ah, sei gi sveglio, compa'? Bravo, dice Ramesh stirandosi.
Mettiti le mutande, animale.
Siamo fra uomini...
Quella scala dove va?
Alla cisterna. Sul tetto.
Tutto grigio, da quass. Tutto visto attraverso una patina grigia, un punteggiare di particolari indefinibili nel grigio. A sinistra case, altri tetti, cisterne di plastica nera. Cemento nudo, cemento dipinto di rosa, cemento giallo scrostato. Di fronte, ma lontano, dopo una mezza dozzina di isolati pi bassi del nostro, tre palazzi sui venti piani, difficile in una nebbiaccia del genere dire se sono abitati o in costruzione, se sono gusci senza niente dentro o pieni brulicanti di gente, oppure le due cose assieme, piani senza pareti divisorie, senza acqua o elettricit, ma ricolmi alla notte di famiglie di disperati. A destra un'idea di vegetazione, ma tutta coperta da questa specie di fallout. Tre guglie a cono di un tempiuccio di cemento, giallastro, e un tridente che spunta dalla pi alta; case di cemento salmone, di cemento nudo, di malta, di adobe, altre cisterne di plastica nera, alcune di plastica blu, pi piccole, e in fondo, troppo il grigio i fumi le polveri, non saranno pi di trecento metri ma non si capisce cos' quella cosa, una centrale, una manifattura colossale, un inceneritore...
Visto che roba, compa'.
Aria buona, dico.
Dietro di me, adesso, la facciona serena di Ramesh che emerge dalle scalette, e mi sa che lo guardo con lo sguardo di Bud Spencer quando proprio non ne pu pi, perch alla fine prende un panno dal filo con le mollette e se lo lega ai fianchi... Sotto di noi, altre casupole di cemento, con travi di ferro che spuntano dal tetto, ancora due cisterne, un tetto una decina di metri pi in basso su cui sta un ciccione in ciabatte, calzini, boxer e turbante bord, e accanto a lui un vecchio, pure lui in turbante, che ciuccia una sigaretta e tossisce. E tuttavia, come fai a non credere a una faccia sorridente come quella di Ramesh? Tutto sta andando per il meglio, non pu essere che cos.
Oggi andiamo subito da Gurgaya, compa'.
Chiaro. Alla fine ieri sera l'incontro l'abbiamo preparato bene, mi sembra.
Di brutto. Poi anche lui  Sikh, come quelli l, e mi indica il tipo in ciabatte e il vecchio, che non ha smesso di tossire.
Quindi?
Grandi mercanti. Grandi guerrieri, ma anche grandi mercanti.
Mercanti, come diceva l'antiquario alla Rotonda, il mio primo lavoro a Milano, andare a svuotare solai, una merda ma almeno mi insegn a identificare la roba di design, quella antica, le varie manifatture, Vedi, Michelangelo, mi chiamava per cognome convinto che fosse il nome, un sacco di gente ha roba di cui non capisce il valore, magari in salotto hanno una crosta, una statuetta delle mie bl, e pensano di avere chiss che. E poi in solaio c' un pezzo buono.  normale. E i buoni mercanti devono saper riconoscere quella roba, tutto, quadri, ceramiche, mobili d'epoca, t' cap? Andai via dopo due mesi, tanti discorsi ma quello voleva solo un uomo di fatica, mi disse Tu non hai voglia di lavorare, pensare che ti stavo insegnando un mestiere... E poi, appena me ne stavo andando, all'ometto accanto, quello del negozio di cornici, E ora dove lo ritrovo uno che mi porta un divn de per lu?
Quella landa grigia e avvelenata l sotto non assomigliava alla terra delle opportunit, ma ormai avevo trasmesso troppo entusiasmo a Ramesh e a Carlo, e loro me lo rendevano, e anche su quella terrazza pensavo davvero, proprio come poteva sembrare da Bali, dall'Italia, che l si potessero fare grandi cose, anche se non era come essere, non so, un immigrato che arriva in nave a New York ai primi del secolo, vede i grattacieli, la Statua della Libert, il traffico, s, ma fatto di gente che ha l'aria di sapere dove va, non come negli stradoni immensi, immensi di Delhi, dove tutti sembrano muoversi a caso, il furgoncino e l'Ape-taxi e le innumerevoli moto, cosa sono quei cessazzi, Honda 150? E ci vanno in tre, in quattro, tutta la famiglia... E le utilitarie Tata e i pickup Mahindra e ancora il bestiame e i cani randagi e i camion pieni di decorazioni e le vecchie a bordo strada, eccone una appoggiata a un bastone tutto storto, perch nessuno d a quella vecchia un bastone dritto? Tua nonna  storpia, le serve un bastone, faglielo dritto, brutto cialtrone, ma questi oh, niente: le appioppano il primo ramo che trovano nella romenta a bordo strada. Non che non ci siano, le cose in costruzione: ci sono pure i cantieri della metro. Cresce, Delhi, ma come cresce un bambino idrocefalo, storpio pure lui, che un domani star al progresso rimettere a posto a suon di operazioni, un progresso in cui si avr una fede cieca, cieca... Ottimismo! Quell'ottimismo che a volte si condensa in pura fantasia, gettoni d'oro, assegni enormi come quelli delle lotterie alla TV indiana, pergamene che sanciscono fantastiche eredit timbrate da chartered accountant in giacche di lustrini, la sorte che viene a pareggiare i conti... La mamma che mentre muore mi dice quella cosa enorme, che mi intima di chiedere conto a quell'uomo...
Che tipo , dimmi un po', Ramesh, questo J.J. Gurgaya. Tu hai fatto degli shoot per loro, no?
Per, dice Carletto, potevamo anche prendere una macchina, se ha l'ufficio cos lontano.
Quello  un grand'uomo, fidati compa': the asian King of Fashion.
Questo lo abbiamo detto ieri in riunione. Dico, lui, come persona.
Intanto, altro che ufficio, quello  un compound. E poi dovresti vedere suo fratello, J.G., lo stilista. Grassissimo.
Come Ferr!
Cosa c'entra ora Ferr, Carlo?
 uno stilista.  grasso. Fammi accendere.
Io non capisco come puoi fumare con quest'aria. Tieni. E non mi guardare come a dire Che problema c'? Ges Cristo, siamo sul cassone di un'Ape, allo scoperto a parte queste tendine di plastica, l'aria  cos marcia che non vedi a cento metri, in pi qua si respira cemento, oltre a questa polvere impestata...
Gurgaon  pesante, compa'.
Sentito? Anche Ramesh mi d ragione. Certo che ne stanno tirando su, di roba... Stiamo viaggiando su questo trabiccolo da quanto? Un'ora?
Cinquanta minuti.
Cinquanta minuti e non abbiamo visto altro che cantieri. Decine di chilometri di cantieri.
La crescita, compa'.
S, va bene. Ma ci facciamo strada nella polvere, perdio, nell'eternit, e questo fuma. Eh, Carle'? Ramesh, qui, che  il ritratto della salute, non fa che tossire, e tu fumi.
Manda via il sapore cattivo.
Ma vaffanculo. Dammene una, va' l...
Quando il rickshaw si ferma, mi sono gi acceso la seconda.
Ah, per. Guardie armate sulle mura.
 il Gurgaya Compound, compa'.
Serio. Eh, Louis?
Mah. C' un rischio reale, Ramesh? Tipo che qualcuno lo assalti?
Intanto fa vedere a tutti che se giri per qui, devi stare tranquillo.
Di certo pare meglio quello dell'altro giorno, come si chiamava...
Ma chi, Birlat? Birlat, compa',  un'impresa familiare in confronto a questi.
Bene, bene...
Scendiamo da quel cesso di Ape e Ramesh allunga qualche rupia al conducente dicendogli di aspettarci.
Comunque quelle sciarpe non erano male, dice Carletto.
Seh, e poi prendiamo pure gli orecchini e gli anelli e al sabato montiamo il banco al Lago di Como... Carlo, siamo qua a far business. Business serio, te cap?
A me lo dici, Louis?
Compa', dice Ramesh, vedrai la pashmina su nell'Himalaya, altro che quegli stracci di Birlat...
Dai retta, Ramesh, ma Nandini che fine ha fatto?
Nandini  a casa sua, sta seguendo anche... un side project.
Spunta uno sgherro in turbante, ci fa un gran bell'inchino. Dietro di lui varchiamo un buco nel cemento. Le guardie annuiscono appena.
So, you work with Gucci?, chiede Carlo allo sgherro. Ci manca solo che si metta a prender la parola... Che poi, lo parlasse bene, l'inglese...
???? ?? Gurgaya Double G.
Che ha detto, Sandokan, l?
Ha detto che quello sul pannello, lo stemma che ha indicato Carletto,  la Gurgaya Double G, il simbolo di Gurgaya nel mondo.
Ma pensa. E ora dove se ne va?
Penso a preparare la sala riunioni, compa'.
Perch vedi, questa Double G...
Ma che ne sai, Carle'? Come se capissi di moda...
Capisco abbastanza per vedere che  uguale al logo di Gucci.
Shhh!
Hai sentito Ramesh? Silenzio. Perch silenzio, Ramesh?
Il vecchio la odia questa cosa. Pare sia nata prima la Gurgaya Double G.
Ma Gucci esister dal...
Shhh. Adesso ci chiamano di l. Dai, seri.
E di l andiamo, e come sala riunioni, be', sicuramente sanno come impressionare il prossimo, 'sti Sikh.
Chiss se queste icone russe sono vere.
Icone russe?
Questi quadri, Carlo.
Questi di legno? A occhio valgono un botto di cash. Ehi, Ramesh!
Ne parliamo dopo compa', guarda stanno entrando, c' anche J.G., lo stilista. Buoni, buoni. Stiamo a sentire il vecchio...
E il vecchio, la barba perfetta sotto l'enorme turbante arancio, sar anche buffo, ma presenza ne ha. Il ciccione, caftano bianco con un ricamo sottilissimo d'oro sul colletto, gli resta in piedi a fianco.
Very well, dice J.J. Gurgaya, sorridendo ma senza scoprire i denti, a Ramesh, e poi lanciando un'occhiata a me e Carlo che  una passata di scanner.
Come siamo andati?
A me lo chiedi, compa'?
Bene, no?
Stai zitto, Carle'. Lo chiedo a te, Ramesh, perch non sono pratico di modi indiani. In Italia te lo saprei dire subito che impressione ho fatto su questo o su quello. Qua i codici sono diversi... Per questo ci sei tu.
Delhi, center!, dice Ramesh all'ometto del rickshaw. Io dico che siamo andati bene, compa'. Poi quella storia di Pitti... Colpo di genio.
Carletto fa un sorriso che da solo illumina mezza regione.  vero, ci ha visto giusto a tirar fuori Pitti Immagine, a dire che saremmo stati l a fare network. Poi si accende una Gold Flake, mentre il rickshaw si mette in moto, trema, barcolla, e riparte attraverso la selva di grattacieli in costruzione, nella nebulosa di polvere in cui a tratti vedi spuntare una mucca, una vecchia berlina marrone, una Honda 150 con sopra tre persone e un cane...
Ma non  la stessa strada di prima, o sbaglio?
Lascialo fare, compa', sa lui da dove passare...
All'inizio, sapete, dice Carletto, ho avuto paura di una cosa. Che avessero visto che siamo arrivati in rickshaw.
L Ramesh lo guarda. E lo guarda come a dire Non hai torto, che sciocchi che siamo.
Ma poi, dai, l'italianit, e Ramesh, hanno fatto il resto. No? Si vedeva che pendeva dalle tue labbra...
Il nipote era a scuola con me. Poi gli ho fatto degli shoot per Vogue Asia...
Poi, ghigna Carletto, mi sentivo un po' un pirla, a elencargli quei nomi, a snocciolare Ermanno Scervino, Alberta Ferretti, Braccialini, pure Poltrona Frau.
Troppo di nicchia?
Forse s, compa'.
Anche troppo cari, dico io tirando fuori una cicca dal pacchetto di Carlo.
Esatto. Hai visto invece il turbantazza come si  bagnato quando hai tirato fuori Massimo Dutti?
Se  per quello anche quando ho tirato fuori Prada.
Meno. Perch Prada  troppo. Lo sa che non possiamo essere mandati qui da Prada. E che Prada, se vuole sbarcare in India, non si affida a noi, e nemmeno a Gurgaya.
Gucci, magari...
Scherza, scherza, Carle'.
Prada o Gucci no, un Dutti s.
Ma di fatto non ci ha mandati neanche Dutti.
Con calma, compa'. A Pitti ci andrete veramente. Sar la prima missione Transocean.  il contesto giusto. Tutti vogliono sbarcare in India, tutti. Non dimenticare mai che per legge, qua, ci vieni solo se fai una joint venture. Ricordi la slide di Nandini, l'altro giorno in riunione? La joint venture la devi fare, anche se sei Prada o Gucci. Anche se mireremo pi basso, quello sar il nostro gancio. Poi arriver anche il resto.
Quando  Pitti, poi?
Ah boh. L'ho tirato fuori perch mi  venuto in mente sul momento.
A casa controlliamo...
Poi il rickshaw si pianta all'improvviso. La strada, da qualcosa di simile a una superstrada in costruzione,  diventata una statale di campagna, se si pu chiamare campagna quel cespugliame brullo, intervallato da gettate di cemento, ma non c' niente che suggerisca che ci si debba fermare. Nessun ostacolo, niente traffico, nemmeno una stazione di servizio.
What's up?, dico al conducente.
Must stop.
Che succede? Chiediglielo un po'...
Dice che c' un baba qua vicino. Un holy man.
Very holy, sir. Very very holy. Stop only moment. But must stop.
E fermiamoci... Ma non sono Sikh, questi col turbante?
Come Gurgaya, s.
E non hanno la loro religione?
Eh, ma un santo  un santo, compa'.
Come diceva quella pubblicit? Incredible India? Eccoci che scendiamo col rickshaw attraverso un buco nel guard-rail e da l gi per una sterrata, fino a ricongiungerci col bordo di un'altra stradaccia che passa sotto a un cavalcavia, tra arbusti e mucchi di rifiuti. Eccoci che usciamo e seguiamo il conducente mentre procede a colpo certo in un sentieruccio verso i piloni del cavalcavia, attraverso l'erba impestata e piena di fazzolettini usati e zozzerie.
Come, come sir!
E s che veniamo... E saliamo ancora un poco, e il sentiero porta proprio all'attacco del ponte, al punto in cui si appoggia sulla collina. Il vano, chiamiamolo cos, il pi classico dei sotto al ponte (la mamma lo diceva sempre: Finiremo sotto a un ponte! Ecco, mamma, missione compiuta!),  protetto da mazzi di cespugli ingrigiti dallo smog a cui sono appesi stracci e biancheria smangiata e filacce luride; ci sono pure due sedie da picnic, nere per il sudicio incrostato che c'hanno sopra, ma noi proseguiamo oltre, perch il ponte nasconde ancora un altro vano, il conducente saluta con un cenno del capo un ometto pelato che esce proprio da l, e abbassiamo la testa per entrare in una specie di caverna scavata nella terra, col cemento del cavalcavia per soffitto e merde di cane all'ingresso e per anche mucchi di corone di fiori e petali sparpagliati tutto intorno, e come entriamo due uomini simili al nostro conducente, stesse scarpe dalla punta squadrata, stessi baffi e stessa camicia a maniche corte, solo senza turbante, escono e lasciano il posto a noi e in quel poco spazio, illuminato da tre lumini e due candele in mezzo alla pi varia spazzatura, scatolette di sardine, residui di plastica, blister, mattonelle spaccate e grovigli di cavi elettrici, ecco in mezzo a questi mucchietti un mucchio pi grande, di dreadlock bianchi, arruffati, impastati di erba secca, polvere anzi cenere, e semi uncinati, con sotto un individuo stecco e a occhio completamente fuori di testa, l fermo, le gambe scheletriche, con le ginocchia simili a palle di legno, incrociate anzi annodate, e tiene un braccio fermo in alto, sembra atrofizzato e le unghie della mano fanno due giri a spirale, a stenderle saranno dieci, quindici centimetri, mentre con l'altra mano stringe un qualcosa di plastica bianca ( un mestolo? Un cucchiaione da insalata, a essere precisi) e lo sbatte su un pezzo di legno, a occhio un segmento di battiscopa, ci sono pure due chiodi, la colla e un po' d'intonaco, e mentre batte fa un suono col naso o con la bocca, una specie di ronzio, won won won... E il tassista si toglie di tasca il portafoglio e pesca duecento rupie e gliele mette davanti, accanto a un pacco di plumcake al cioccolato che deve avergli portato qualcun altro, forse i due che uscivano, a un osso tozzo, mezzo smangiucchiato, e a un altro, pi lungo e vecchio, tutto annerito, il femore di qualcosa di grosso, potrebbe essere pure l'osso di un cristiano...
Very holy, ci dice, poi ci pensa un attimo, prende una pietruzza e la appoggia a fermare le due banconote e noi annuiamo e lo guardiamo guardare 'sto vecchio spostato (che non batte ciglio per le rupie o altro, ma continua a sbattere il cucchiaio sul legno e a ronzare) per un po', finch non arriva il momento in cui, a quanto pare, possiamo ripartire e il conducente sembra piuttosto soddisfatto quando rimette in moto e si avvia e dopo un'ora del solito traffico ci lascia all'ufficio.
Ramesh riempie un excel di gente da contattare, poi si volta e vede che sto l piantato davanti al desktop, senza neanche aprire il browser o accendermi la Gold Flake di Carletto che ho in bocca.
Che c'hai compa'?
Ma niente. Pensavo al baba, l...
S?
Be', sembrava uno straccione, eppure... Come dire... Gli davano spago.
Ramesh mi guarda con un lampo negli occhi senza smettere di spippolare al computer, poi dice:
Vuoi vedere un po' di veri baba, compa'?
Quindi quello non era vero?
Non lo so mica: non lo puoi mai dire,  quello il bello. E in fin dei conti non  importante. Ma quelli che dico io, be', quelli sono iper veri.
E dove starebbero?
Uno, qua vicino.  stato allievo di quello a cui mio padre ha fatto da guardia del corpo. Da piccolo mi portava sempre l a farmi fare le benedizioni...
Meglio se pensiamo a lavorare.
Giusto, compa'. Ma quando siamo un po' pi rilassati vi porto su a nord, all'ashram dove  sepolto... Cazzo!
Cazzo che, Ramesh?
Cazzo, Pitti Immagine Uomo  la prossima settimana! Cio, tra sei giorni.
Che si fa?, dice Carlo.
Compa'... dovete anda'.
Di gi?
Il business  business, no? Qua possiamo stare io e Nandini. Adesso mangiamo e poi ne parliamo. Magari chiamo anche lei. Ma io dico che dovete andare.
I biglietti costeranno un po'...
Quanto costano costano, compa', abbiamo un budget proprio per questo. Tu guardala da un altro punto di vista. Si comincia subito a fare sul serio.
E poi, gi che siamo in Italia, possiamo anche andare...
Dove, Carlo?
Mentre tu eri ancora a Bali ho recuperato quel paio di contatti che mio padre aveva in Confindustria Bergamo...
E...?
E ho fatto un listino di aziende, gente che potrebbe volere una partnership indiana.
Di moda?
Moda a Brghem? No, sono per lo pi manifatturiere, alcune sono interessate anche a delocalizzare, sai, tipo muovere qua una parte della produzione.
E mandare a casa un po' di gente.
Il business  business, compa', dice Ramesh rientrando in stanza. Ah, Nandini arriva in mezz'ora, se il traffico  regolare.
Cio mostruoso.
Esatto compa'! Adesso vediamo di fissarvi il viaggio...
Tra quelli della lista, dice Carletto, ce n' uno, Globalstampaggi, che sarebbe disposto anche a tirar fuori subito due lire... Nel senso, solo per farci fare scouting...
Cos del capitale iniziale di seicentomila rupie, ovvero settemiladuecento euro, duemila partono per i nostri voli Delhi-Milano, facciamo subito anche i biglietti Milano-Firenze, butto l, e meglio cos, che anche se da qua non sono riuscito a controllare quanto c'ho in banca, mi sa che in realt non ho nemmeno di che rendere la quota intera a Carletto...
Cos, eccoci di nuovo in aereo, ti pareva che Carletto non attaccasse subito discorso, e con che razza di imbecille poi, un cazzone incravattato e tutto pieno di acne, Grandi opportunit di business ad Agra amico mio... Il campo della rigenerazione delle batterie, che poi  il mio campo... Venite a trovarmi ad Agra..., quando alza la voce per cercare di tirare in mezzo anche me, mi metto i tappi per le orecchie e le cuffie sopra i tappi. Nove ore. Nove ore e stiamo per separarci, Carletto dal tipo di Globalstampaggi, io da Aurelia, ch se vogliamo andare a Pitti Immagine dobbiamo vestirci seri, e l dovrei avere qualcosa... Ma al momento di spartirci i taxi ci ripenso, Vengo anch'io, Carle', da questi.
Come vuoi...
La ditta  la ditta, e poi non vorrei che facesse qualche cazzata, penso mentre saliamo sullo stesso taxi e l'altro tassista si scazza, e il traffico di Milano, al confronto con quello da cui veniamo,  una culla,  un massaggio thai,  la cosa pi rilassante al mondo...
A ripensarci forse potevamo trovare un volo per Orio al Serio, che, insomma, ottanta euro di taxi...
Carlo, siamo a fare business.  normale che ci siano dei costi. Tenga il resto! Andmm, su!
L'ufficio della Globalstampaggi  un casottino prefabbricato dentro l'officina stessa. L'officina pare seria, per, Qua facciamo tutto, dice l'operaio che ci conduce al casotto, anche cromature, galvanostegie...
Carlo!
Salve... Pietro!
Eh eh, tu non puoi riconoscermi, eri picol cos! Ogni tanto, sa, dice a me, lo portava, suo padre... Piacere, Rota Pietro, dice quest'ometto, indistinguibile dal suo operaio se non per il fatto che sotto la tuta si scorge una polo e non una T-shirt.
Louis Michelangelo.
Michelangelo, adriltra! Ma venite, venite... Ho solo dell'acqua, portate pazienza. Da quando non c' pi il signor Felici, neh? Sa, il padre di Carlo lo conoscevamo tutti qua, era rappresentante di vin, di liqur... Come no? E a volte portava sto fioeu qua, era piccolo cos... E alra, Carlo, com' che la va in India?
Roba da non credere, ma dopo dieci minuti di chiacchiere e due bicchieri d'acqua, l'ometto ci stacca un assegno da quindicimila euro. Che tutto avrebbe girato bene ero il primo a crederlo, ma cos veloce, be', non osavo sperarlo.
Cap?, fa Rota rigirandosi in mano uno di quei campioni di stampa, un pezzo d'ottone simile a un grosso plettro, zigrinato da un lato e liscio da quello destinato all'incisione, con un buco in cima come un portachiavi. Se sanno fare una cosa del genere, sanno fare quello che ci serve. E per voi c' un altro assegno come questo.
Fammi vedere quel pezzo di carta, dico a Carlo appena siamo usciti.
 meglio se non lo tiro fuori, cos per strada.
Non  che uno passa e sa che l sopra c' scritto quindici bombe, Carlo.
E va bene...
Prendo l'assegno dalle mani di Carletto e me lo rimiro. Poi vedo che sta entrando in agitazione e glielo rendo:
Com' il numero del taxi qua a Bergamo?
Dove la porto?
Milano. Via Donizetti.
Zona Guastalla...
Non vedi che ha il tom tom? Comunque...  andato tutto davvero liscio.
Carlo  raggiante. Adesso, dice, dobbiamo trovargli sei possibili partner. Scandagliandone almeno trenta.
Ma anche cinquanta, gliene scandaglio, al Rota! E poi, mica ha detto che il partner deve essere approvato.
No, ma se gliene troviamo uno con cui mette su business, poi usciranno altre quindici bombe.
E noi glielo troveremo! Va' che intanto scrivo a Ramesh.
Via Donizetti: com'era, la prima volta che ci sono venuto? Il babbo neanche mi aveva portato, neanche aveva le palle per abbandonarmi per bene. Aurelia e il marito volevano venire a Firenze, ed ero stato io, alla fine, a dire che avrei preso il treno da solo. Lo zaino Invicta e una vecchia valigia di pelle del nonno - del nonno da parte di mamma, ovvio, il padre di Antonio Michelangelo, chiss chi era. Io e lo zaino e la valigia sull'Intercity, era una scena patetica ma non la vivevo cos, non sul momento, in quel treno anzi mi sentivo grande, col mondo che cominciava a distendermisi davanti, e il senso, pi che di tragedia, era di avventura. Chiss perch, poi, passava da Carrara, Genova, Voghera, forse a quei tempi la tratta era diversa, o forse avevo cambiato a Pisa e non lo ricordo. Ma ricordo che presi senza sbagliare il tram 9, invece di telefonare per farmi venire a prendere come mi avevano detto di fare, e chiesi a un bar dove fosse via Donizetti e me la feci fino al civico 26, al suo portone sormontato da un balcone con le mensole tutte decorate, e suonai al terzo campanello in alto a destra, dove c'era scritto TROVATO - MICHELANGELO. Suonai, e colsi il microscopico movimento di un avvolgibile al terzo piano. Il portone non scatt, ma dopo tre o quattro minuti fu aperto a mano, e nell'ingresso, in quell'ingresso grazioso coi vetri colorati sulla corte interna e il colonnino delle scale in marmo, in quello che per sette anni sarebbe stato l'ingresso di casa, stavano un uomo distinto, bassotto, un po' calvo, e mia sorella Aurelia, quella specie di statua romana che era la dottoressa Aurelia Michelangelo, che a ventisette anni poteva averne anche quaranta (o dodici, o milleottocento), perch la sua espressione severa, unita all'immobilit della mimica, esisteva fuori da qualunque dimensione temporale. Ed ecco ancora via Donizetti 26, con la differenza che adesso ho la chiave...
Eccoci arrivati. Sai cosa, mando anche un messaggio a Maxy, chiss se  in citt.
Senti Louis, io quasi quasi mi faccio portare alla Rinascente.
Alla Rinascente? Sto per fare un ganascino a Carletto ma stavolta mi trattengo.
Cos compro due vestiti, non so se ho roba adatta a casa. E poi magari  il caso che vada a beccare mio padre, anzi pensandoci bene magari  il caso che dorma da lui, almeno ci passo la serata...
Ho gi prenotato una doppia a Firenze.
Meglio, starai pi comodo. Ci vediamo domani direttamente da Pitti, ok?
Basta che non arrivi tardi.
E mentre Carlo rimonta in taxi io mando il messaggio, poi scelgo la chiave, vediamo, dovrebbe essere questa... Niente, non entra nemmeno. Eppure  questa di certo. Riprovo, niente. Allora suono.
Chi ?, dice una vocetta.
Emilia?
S... Chi ?
Ciao Emilia, sono Louis. C' mamma?
Il portone scatta.
Aspe', Emilia!
Che?
Avete cambiato il cilindro?
Ci sono stati i ladri... Ma vieni su. Mamma rientra tra una mezza.
...
.
...
Accidenti, li ricordavo meglio...
Come?, dice Aurelia da sotto.
DICO, LI RICORDAVO MEGLIO!
Portali gi.
COME?
PORTALI GI, IN SOFFITTA C' BUIO.
Li porto gi, li stendiamo sul letto di camera di Aurelia e Giuseppe.
In effetti non sono un granch...
Be', Louis, li comprammo... Quando? Per il diciottesimo di quella tua compagna, chi era, la Marzorati?
La Migliavacca, credo.
Eh, comunque sono quasi venti anni... Poi mancano le scarpe. Sai cosa? Ti do un abito di Pippo.
Au...
Che?
Pippo ... Come dire, un filo pi piccolo di me.
Che scema... Per non parlare delle spalle! Senti, facciamo una cosa. Non  che puoi andare a Pitti Immagine senza un vestito adatto. Vai da Caraceni e fatti fare un completo.
Da Caraceni!
Pippo ha il conto aperto... Poi se gli dici che sei figlio nostro te lo fa sul posto, altrimenti sai che lista d'attesa.
Macch conto, te li rendo. Proprio oggi abbiamo incassato quindicimila...
Me li renderai quando torni da Firenze! Ah, le scarpe! Quelle, di Pippo, puoi prenderle: avete tutti e due il 45. Vieni, ha un paio di Berluti che non usa mai... O preferisci le Church's? Un po' troppo da cerimonia le altre, forse...
Pi che altro le Berluti costeranno il triplo...
Tanto, se non le deve usare... Il bello  che da quando sono diventata primario anch'io, si veste peggio, dice che non bisogna darsi arie... Io dico che  invecchiato, e basta. Prendi le Berluti, fidati. Se devi essere l'uomo che porter la moda italiana a Bali...
Sono le scarpe del babbo?
Ciao Sofia! Credevo fossi a scuola.
C'era sciopero...
Com' cresciuta!
Vero?
Anche Emilia si  fatta... grande. Sono contento di vedere che state tutti bene. Comunque, no, niente Bali. India.
India?
S, mi hai voluto mandare subito in soffitta a prendere i vestiti, non ho avuto il tempo di raccontarti a modo. Siamo a Delhi, abbiamo messo su l'azienda l.
Chi?
Io, Carlo, e due nostri amici indiani. Ramesh, che  mezzo italiano, e l  famoso, per un periodo ha fatto l'attore, pi sua moglie... Oggi abbiamo chiuso una commessa. Insomma, siamo partiti bene.
In India, pensa tu...
Che?
Be'... Aurelia mi guarda, e avviene quella cosa rarissima, un'increspatura nella maschera di marmo. Increspatura che si forma solo quando c' di mezzo una certa persona. Be', dice Aurelia, anche il babbo...
Il babbo cosa?
Anche il babbo una volta and in India.
Scherzi?
No, fu dopo che lasci la moglie. L'ultima moglie, dico...
Ma perch - perch - io sono sempre quello che non viene mai a sapere niente?
Perch nessuno, qui, parla volentieri del babbo, dice Aurelia tornando a portare la maschera marmorea. E men che meno delle sue stupidaggini. In ogni caso tu abitavi gi da solo, viaggiavi per quella ditta... erano almeno dieci anni fa, ai tempi della seconda fittonata mistica.
Seconda?
Sar stato il '93, il '94, quegli anni l. La separazione dalla madre dei suoi altri due figli, la morte della mia...
E la prima quando sarebbe stata?
Direi fine anni Settanta.
S?
Se Rudra e Cristiana ti sembrano nomi normali! In ogni caso, di quella faccenda io stessa non so molto,  stato lui a dirmi, una delle rare volte in cui ci siamo incontrati, che la moglie le chiamava cos. Per il resto i nostri rapporti erano al minimo da tempo. So solo che and laggi, a trovare un suo amico argentino, uno che per un periodo aveva lavorato con lui alla Olivetti e che era andato a fare non so che giro degli ashram.
E poi?
Non so dov' finito poi. Immagino a Firenze, se non proprio a San Donato... Da quel che ne so, dopo due o tre anni provarono a rimettere in piedi il matrimonio, ma non funzion e Antonio fin a Londra, da una donna che aveva l. Credo che alla fine, in India, sia stato quasi un anno. Anche se sai com' tuo padre.
Com'?
Diciamo che non sempre racconta tutto.
Come dovevo prendere quella cosa? Difficile, davvero difficile non prenderla come un segno. Anzi: che fosse un segno, non c'era dubbio; il problema era piuttosto come interpretarlo. E s che forse... Forse da qualche parte c' un ricordo della mamma che legge un libriccino indiano, con due tizi su un carro in copertina...
Secondo me, dice Aurelia, negli ultimi tempi c'ha avuto la terza.
Dici?
Dico. Qualche anno fa ho visto una foto su un giornale, si era fatto crescere la barba... Ma con lui  sempre meglio non indagare. Poi si sente qualcuno aprire il portone. Pippo, di certo.
Dove hai detto che  Caraceni?
E cos questa sarebbe la Fortezza da Basso. Neanche la ricordavo, si vede che con la mamma non ci venivamo mai. Fammi vedere gli espositori... Alpha... Armata di mare... Avirex... Barbour... Belfe&Belfe...
Allora, socio?
Mi volto e mi trovo davanti Carletto in completo azzurro e cravatta a pallini.
Come ti sei conciato?, mi fa.
Io?! Guardati, sembri un rappresentante.
E tu un mafioso.
Un mafioso! Non capisci proprio niente, eh Carletto? Ganascino!
Ahia...
Guardati intorno. Cosa vedi?
Culi?
Culi vestiti bene. Siamo a Pitti Immagine Uomo, perdio. E poi i mafiosi, quelli veri, sono dei ciccioni conciati da zarri. Un mafioso vestito cos, dico e mi aggiusto il colletto, minimo  gi arrivato in parlamento... Dai, vai a ritirare gli accrediti, che io mi fumo una cicca. Dammene una.
Fumiamo e intanto guardiamo la gente che entra e che esce. Poi Carlo spegne la sua sul tacco della scarpa da matrimonio che si  messo e dice:
Come ci muoviamo?
Cominciamo a entrare. Da' qua il pass.
Non lo metti al collo?
Mai mostrare premura. Chi  davvero di un ambiente, il pass mica se lo mette al collo. Uno che viene qua ogni anno, fidati, lo tiene in tasca, poi lo mostra con nonchalance alla guardia giurata...
Scusi.
Cosa?
Il pass andrebbe tenuto al collo, dice il guardiano. Carletto mi guarda con degli occhietti alla Bugs Bunny. Non si becca un ganascione solo perch siamo dentro, e dentro  pieno di soggettazzi, di gran fighe, e soprattutto di gente piena di dan che aspetta solo di essere abbordata...
Come ci muoviamo, allora?
Ci muoviamo che ci spariamo tutti gli stand, uno per uno, ci presentiamo a modo... I biglietti da visita poi?
Eccoli. Sono passato a ritirarli giusto prima di partire.
Fammi vedere... Ammazza che zarrata!
Non ti piacciono?
Neri! Con caratteri d'oro!
Hanno anche la filigrana...
Ma un bel bianco osso no?
Ramesh diceva che in India ci vuole qualcosa di flamboyant. Cos li ho fatti flamboyant.
Lo vedo! Che font  quello poi...
OPTIMUS PRINCEPS. Serio no?
Boh, magari senza simboletto...
Ma il simboletto acchiappa.
Se quella cosa  lo stemma dell'azienda, potevamo deciderlo assieme.
Non c'era tempo.  uno srivatsa. Il nodo infinito. Simboleggia l'eternit e l'unit delle parti col tutto. Va' che sfarzo, abbiamo scelto la carta pi costosa...
Dammene un tot dei miei, vieni. Louis Michelangelo, partner. Partner?
In India si dice cos.
Tu cosa sei?
Partner.
Ramesh?
CEO.
Ah.
Alla fine  lui che mette la firma.
Non ci deve essere un consiglio d'amministrazione, perch ci sia un amministratore delegato?
Eh, lo sai, siamo in India... Cos la gente magari pensa che ci sia un consiglio d'amministrazione.
Nandini cos'?
COO.
Sarebbe?
Chief Operating Officer.
Quindi alla fine gli sfigati siamo noi due.
Ma no, i biglietti sono pensati per l'India. L'azienda deve mostrare di avere dei partner in Italia, capisci?  per dare l'impressione di un network.
Comunque ora siamo in Italia. Che gli do, a questi, e indico con le braccia gli stand e le persone tutte intorno.
Louis. Gli dai questo biglietto. Non siamo mica in India. Qua conta la sostanza. Ah, ricorda che con quello di Gioconda, la compagnia di moda per bambini, c'abbiamo un appuntamento speciale, alle undici e trenta, che Ramesh lo conosce e tutto.
E cos cominciamo il giro. Sembriamo pesci fuori dalla loro acqua? Esseri non dotati di branchie nell'acqua dei pesci? Difficile dire. Tutti cordiali; tutti attenti, anche. Di certo ogni volta che pronunciamo la parola India, l'attenzione sale, quando non schizza proprio al cielo. Non abbiamo grandi cose da dire, non ancora, ma lasciamo biglietti e altrettanti ne prendiamo; Carletto, quella fava, si prova anche una polo di Paul&Shark... Parliamo con uno stilista di Prato, con uno di Torino... Poi localizziamo lo stand di Gioconda, ci sono due gigantografie di bambine tutte acchittate e truccate, due minitroie tipo pilastri all'ingresso... Il capo, un aretino bello in carne, completo crema e cravatta lavallire rosa,  proprio l e ci accoglie con un Voi siete senz'altro gli amici di Ramesh, e un abbraccione che ci prende tutti e due, questo non arriva al metro e settanta ma c'ha un'apertura che  il doppio. Bravi, bravi, ci dice, e allora, Ramesh come sta? Si  sposato, poi? Raccontatemi un po', su. Finisce che riusciamo a parlare anche con Bertelli, quello di Prada, perch passa l davanti allo stand e mr. Gioconda lo ferma e ce lo presenta. Salta fuori che  del Valdarno come Parvati. Allora gli dico, Certo Montevarchi, presente il film con Carlo Verdone, con la tipa che gli fa, Italia, bel-lis-s-mo, e lui Cosa hai visto, Firenze, Roma? E lei No, no. Napoli, Verona, Venezia? E lei: Montevarchi!!! E come ride il Bertelli! Un tipo simpatico, che non se la tira per niente e si prende pure i nostri biglietti da visita, e senza sorridere, ma a ripensarci chi  che ha sorriso a vederli? Giusto quelli delle marche pi sgrause. Quelli che non sono gente di mondo. Insomma, l'uscita va bene, anzi benissimo, dico quando Carletto, che mi ero perso nel cortile della Fortezza da Basso, riappare e mi mostra due pass diversi da quelli che abbiamo al collo.
Che roba ?
La festa di Varvatos. Stasera, alla Leopolda. Deep Dish e Benny Benassi.
Serio.
Guarda bene. E mi indica la dicitura in basso: STAFF - UD.
UD?
Unlimited drinks. Ci meritiamo una fiorentina, o no?
S, due, al sangue. Ma prima crostini: ai funghi ne ha? Come? Ma s, ce ne porti una ventina...
Affettati ne volete?
No, fa Carletto.
Che ti prende?
Sai, il colesterolo...
Il colesterolo! Ma non lo sai che  tutto un trucco per vendere alla gente le cure contro il colesterolo? E poi, se stai dietro al colesterolo, cosa prendi la bistecca? Per non parlare di quello che ti berrai stanotte.
Ci voleva 'sta festa. Anche perch, insomma, bene l'India, ma...
Ma?
Ma  chiaro che l non si scopa mai.
 arrivato Don Juan.
Al Dharma Village non  che mi diceva male.
Eh, ma l con tutte le turiste che passano  difficile non scopare.
Non ti manca Ni Luh?
Che c'entra Ni Luh adesso? Mangia, va' l...
E proprio quando sto per infilare il coltello nella carne, una chiamata. Maxy.
Ehil... S, ti avevo scritto... S, a Milano. No, adesso no, siamo... ( Maxy, dico a Carletto. Salutamelo, fa lui.) S, ti saluta Carlo. Siamo a Firenze, sai per Pitti. S, moda, c'era pure Bertelli, presente Prada, Luna Rossa...? Quello. Ma tratteremo un po' di tutto, anzi, se sai di gente che... Ah. Ma dai. Con Dido? E Cavaglioni! Bene. Be', con lui di certo... Ah ah! Ah, bene bene. Wow. Grandi, davvero. Be', sarebbe bello. Dai, va fatto. Per forza... Top. Bon, salutameli allora!
Che dice?
Ma niente, anche loro si stanno dando da fare... Hanno messo su un ristorante a Playa del Carmen, in Messico, lui Dido e Cavaglioni.
Cavaglioni il figlio del politico, l?
Preciso.
Con lui non avranno problemi di capitale.
Penso di no. Poi da quello che ho capito hanno messo su anche qualche situazione, diciamo... extra.
Conoscendoli, ci sta. Certo che...
Cosa?
Anche noi avremmo potuto.
Ma che, dici quella storia col brasiliano?
Eh.
Abbi pazienza, Carlo, siamo qua, tutto va alla grande, oggi eravamo a pacche sulle spalle col patron di Prada e pensi ancora a quel finocchio?
Te l'ho detto, era una dritta buona davvero, poi avevo un'idea...
Carle', non era buona, per il semplice fatto che la distanza...
Eh, ma pure Playa del Carmen - Milano...
Sicuro se fai il conto scopri che  la met. Comunque, stai qua a fare un business vero, che ti frega... Uh, guarda, c' anche una chiamata di Ramesh.
Era solo per dire... Figa, Louis, assaggia la bistecca o ti si raffredda!
Aspetta che lo richiamo. Se ha telefonato apposta da laggi... Ciao Ramesh! S, benissimo guarda... Come? Ma...
Che succede?
Ma non  possibile... Ma... Eh? Come? Lui?! Giura. Ti ha detto cos? Ma io gli spacco la testa... Lui e le sue minitroie... Ma veramente...
Louis?
Sbatto il cellulare sul tavolo, pi che chiuderlo. Mi verso un bicchiere enorme di vino e me lo scolo.
Vuoi dirmi che c'?
Ha detto Ramesh che lo ha chiamato Gallorini, il tipo di Gioconda.
E...?
E gli ha detto, testuale, Mi hai mandato due imbecilli.
Carletto sbianca.
E che gli abbiamo fatto fare una figura del cazzo con Bertelli.
Ma se ce l'ha presentato lui! E poi non abbiamo neanche...
Che ti devo dire?
Mi verso un altro bicchiere, ma rimango l a sbuffare dal naso, come un cazzo di toro.
 anche vero, dice Carletto, che alla moda bambini inizialmente non ci avevamo neanche pensato... Guarda che la bistecca ti si fredda...
Mi  passata la fame, va bene?
Comunque alla festa di Varvatos potevamo anche andarci.
Zero. Se ci beccavo quel ciccione lo strangolavo col suo fiocco.
Figurati se uno come Gallorini va a una festa del genere...
In ogni caso non c'era pi niente da festeggiare.
E basta, socio. Non siamo piaciuti a quello? Peggio per lui. Abbiamo fatto il pieno di contatti, abbiamo i quindici testoni di Globalstampaggi, e poi cos ci siam fatti il volo tranquilli, senza doposbronza. Chiamo un rickshaw?
...
Ah! Home sweet home... SUDARSHAN!
Yessir, fa quello accorrendo dalla cucina alla chiamata di Carlo.
Nice smell! What are you cooking?
Sorry, sir?
E lascialo stare, Carle', mica lo parla veramente, l'inglese. Vai, vai a cucinare, Sudarshan... Uh, e questo chi ?
Good morning, sir, mi fa un ragazzo in camicia bianca a maniche corte e occhiali, seduto al primo computer. Poi si alza, e sar alto uno e novantacinque, secco cos, con un pomo d'adamo che pare un gomito, e si inchina un poco anche verso Carlo: And good morning to you, sir.
Uh... Are you a friend of Ramesh?
Ah ah, no, sir. I am Harsh Benoy Bishwash, your new intern.
Intern? Che voleva dire intern, Carlo?
Stagista, mi sa.
Ma pensa tu...
In quella, si apre la porta ed entra Ramesh.
Allora, compa'! Tutto sotto controllo in Italia?
Certo Ramesh!, dice Carletto squillante. Vero, Louis?
A parte Gioconda, l...
Ma che ti importa, compa'... Mi ha scritto Carlo che Globalstampaggi ha sganciato, no? E poi se vogliamo trovare un partner per Gurgaya, non sar certo Gioconda...
A Pitti, parlando con le varie aziende, mi pare che cerchino pi partner di produzione, che per sbarcare in India. Un po' come Globalstampaggi, appunto.
 normale, compa'. Domani cominciamo il giro.
Dai retta, ma 'sto tipo... E guardo verso Harsh, che a parte un inchino a Ramesh  rimasto l impalato.
 Harsh. Lo stagista, compa'.
Ramesh. Scusa. Harsh, will you please go back to your work? I've got to talk a minute with your boss...
Yessir.
Che ti  preso?
Cosa intendi, compa'?
Dico, prendi uno stagista prima di avere un solo contratto, un solo lavoro.
Ma se avete firmato con Globalstampaggi!
Guardo Ramesh. Sorride. Fa il finto tonto oppure davvero non capisce. Poi aggiunge:
Sai quanto costa? Diecimila rupie al mese. Niente. Ha un master alla Bangalore University, sai? Intanto tiene i registri a posto, mi mette in ordine le cose, d una mano a Nandini.
Sto per dire Tanto si vede parecchio qua in sede, Nandini, ma mi censuro e dico solo:
Dove abita?
Come, dove abita? Qui, abita, compa'. Gli diamo il divano. Solo per la notte, si capisce.
Cos le settimane, tra riunioni rimandate pi spesso che no e contratti che non arrivano, passano con una persona in pi tra quelle mura scrostate, a respirare quell'aria chiusa e inquinata: se non altro, anche solo per poter cazziare meglio Carletto, smetto di fumare.
Oggi da chi andiamo?, chiede Carlo a Ramesh.
Per le stamperie Nandini ha fatto una lista, aspetta che dico a Harsh di stamparla...
Ma lei non passa mai?
Eh, abita dall'altra parte della citt, poi insomma, stare qui con quattro uomini, mi capisci compa'... Comunque, ha fatto un listone. Anche se quello della stampa in lega  pi un settore presente a Bangalore, qua ne ha identificate una ventina.
Oggi, dice Carlo, abbiamo la Shahshish Global Private Limited.
Quelli dell'home furnishing?, chiedo a Ramesh.
Esatto, compa', dice lui con quella faccia appagata, vagamente sorridente... Saranno le benedizioni dei baba, ma qua giriamo a vuoto e questo sembra sempre pi tranquillo.
I re dell'home furnishing?
Cos' quel tono Carletto, Gurgaya non ti  piaciuto?
Vediamo se siamo piaciuti noi a lui. Visto come  andata con Gioconda...
Ah, prima dici di non preoccuparmi, e poi lo tiri fuori?
Compa', tranquilli. Al turbantazza gli siamo piaciuti, ve lo dico io... Con la Shahshish l'appuntamento  alle sedici, no? Stamani facciamo un po' di stamperie, e dopo Shashish, se c' tempo, ne andiamo a vedere un altro paio.
Solo una cosa, Ramesh. Niente Ape. Prendiamo una macchina a modo.
Quante ce ne sono state, di giornate cos? Venti, trenta? Il tempo passa, passano le settimane, e noi passiamo di rimbalzo in rimbalzo...
Eccoci infatti un mese dopo, uguali sputati:
Allora, ragazzi, questo  importante.
Anche Shashish era importante, e anche quello dopo, e quello dopo ancora...
Carlo, con quelli  andata come  andata, erano loro a essere degli idioti. L'ultimo manco capiva cosa gli dicevamo... E poi  normale prendere un po' di rimbalzi, lo sai... Ricordi quando ci eravamo messi a fare i P.R.? Ci volle un po' per ingranare.
In compenso ci volle poco per sgravare.
Ma cosa c'entra! Avevamo alzato quanto potevamo alzare. E poi quel che conta  che ci ributtammo subito su qualcosa. Solo chi insiste svolta.
O chi ha pi talento.
Talento! A parte che quando parlano di talento non considerano mai il punto di partenza, credi davvero che il successo della gente sia proporzionato al talento? No, il talento  distribuito in modo normale, come, che ne so, l'altezza: c' chi  pi alto e chi  pi basso, ma non  che c' un tizio alto duecento metri o due centimetri.
Non so se ti seguo.
Seguimi invece. Viceversa, di gente che  ricca cento volte pi di te ce n' e come.
Pure mille...
Pure un milione! Ora, secondo te Lakshmi Mittal  un milione di volte pi sveglio di te? No di certo. Capirai allora che conta l'impegno.
O le botte di culo.
Mettiamo che c'entrino anche le botte di culo. Ci sto. Mettiamo che ne arrivi una ogni tot. Allora chi  che svolta?
Dimmelo tu, Louis.
Chi regge abbastanza a lungo da averle, queste botte. Quindi, ora pensiamo a Globalstampaggi.
Secondo la ricerca fatta da Nandini, dice Ramesh, Kalasore Finest sarebbe il partner perfetto.
Spero che siano meglio di quelli di stamane.
Carle', ma di che parli? Stamane? Uno era una tipografia, un altro era chiuso, e il terzo un incisore.
S, ma avevano l'asterisco. Avrebbero dovuto essere tra le scelte migliori. To', leggi...
Lo sai che mi viene il mal d'auto se leggo.
Uh che fragilino, questo omaccione... Proprio una mammoleghrr dai laschiami... Ahia...!
Ganascione. Non ti azzardare...
Ride, Ramesh. Guarda come ride. Siamo uno spasso per lui, con le nostre scenette, siamo come Gianni e quel cazzo di Pinotto... Eppure qua ci sono in ballo altri quindicimila euro. Pochi? Tanti? Certo non ci diventi Lakshmi Mittal, ma intanto stabilizzi ancora un po' l'azienda, crei un portfolio clienti, disponi qualche risorsa...
Cosa gli dici, per, a uno come Rota di Globalstampaggi, che fatte le ricerche (se mai le hanno fatte), selezionati i possibili partner (se mai li hanno selezionati), preso il taxi serio, raggiunta Rohtak, l'ennesimo postaccio di case basse di cemento grezzo ammucchiate a caso l'una sull'altra, effettuato l'incontro e la visita agli stabilimenti, gli racconti veramente che la Kalasore Finest, la miglior scelta per la partnership secondo lo studio della nostra esperta, anzi della nostra Chief Operating Officer,  un gruppo di omuncoli in calzoncini all'interno di spelonche che versano metallo fuso da crogioli di pietra? Come gli dici, insomma, che, s, la ricerca l'avete fatta ma non avete trovato niente di adatto a lui, anzi quello per cui vi ha pagato  proprio, veramente, a ogni effetto, una terrificante barzelletta?
Che c'hai compa'?
Ma niente. Speriamo che la prossima, la Patel, l, sia un po' meglio. Perch la Kalasore...
Finest! Trogloditi figli di puttana. Bastardi...
Ehi, Carlo. Calma.
Calma?! Sembrava di stare nel paleolitico. Comunque, Louis, con la Patel Enamel Private Limited abbiamo fissato domani, ricordi?
E allora torniamo a casa...
Sai che da queste parti c' l'ashram di un altro amico di mio padre? Che ne dite se andiamo l a cena?
Da queste parti... Indian style?
Ramesh mi guarda senza capire.
Dico,  veramente qui vicino o sta a duecento chilometri?
Macch duecento.  verso Malerkotla... Neanche centocinquanta!
Andiamo, si intromette Carlo. Andiamo! Siamo sempre a lavorare... Vediamola, un po' d'India.
E vediamola...
Ho detto e vediamola perch il lavoro, in quell'ufficetto, non ingranava quanto avrei voluto, oppure ho accettato l'idea della gita pensando che poteva esserci qualcos'altro ad aspettarmi? Aspettative, aspettative...
L'ashram  chiuso, sbarrato. C' la statua in gesso di una mucca, un altro edificio pi in l, pure sbarrato, e uno steccato mezzo divelto.
Sicuro fosse questo?
Compa'. Certo che sono sicuro.
Pi di due ore per arrivare...
Capita, compa'. Telefono a Sudarshan e gli dico di comprare un pollo, che ne dici? E poi, sai cosa? Domani vi porto all'ashram dell'amico quello serio di mio padre, il baba allievo del baba.
Tutti i baba sono allievi di un baba, no?
Ma pochi sono allievi del Baba Ji.
Baba Ji?
Quello a cui mio padre aveva fatto da guardia del corpo. Che fu allievo di Babaji.
Che  diverso da Baba Ji?
Diversissimo, compa': perch Babaji  Mahavatar Babaji, il maestro immortale. Anche se, secondo qualcuno, in effetti anche secondo mio padre, Baba Ji non era altro che un'incarnazione di Babaji.
Raccontami, va' l. Ma di' al tassista di girare il culo e portarci veloce a Delhi.
Che vuoi che ti racconti, compa'. Mio padre, lo sai, non  neanche di qua.  di Mumbai. Nel '68 era negli studenti rivoluzionari, e qua gli sbirri ti sparavano senza troppi discorsi... Cos suo padre lo sped nell'Himachal Pradesh dove aveva una casetta e due servi, ereditati dallo zio... Quando era quasi arrivato su, dopo un mese di viaggio, non ti incontra questo vecchiazzo?
Baba Ji.
Esatto. Era in viaggio pure lui, intendeva ritrovare e ripristinare vecchi Shiva lingam, sai il cazzo di Shiva?
Non esattamente.
In realt  una cosa molto pi complessa di un simbolo fallico.  il relativo formale che si fonde con... l'assoluto senza forma, mi pare. Ma insomma, 'sto vecchio vede mio padre e gli chiede se si chiama Goswami.
Serio?
Giuro. Poi ok, non  che ce ne sono pochi di Goswami in India, ma insomma. Mio padre dice s e quello gli fa Tu mi seguirai. E davvero se lo segue per anni a ritrovare gli Shiva lingam, a rifondare i vecchi templi, lass nelle terre di Babaji.
L'immortale.
Maestro finale del Kriya Yoga, compa'. Roba seria.
Domani vorresti andare l?
Ah ah no compa', domani andiamo in un ashram vicino Delhi.  un altro baba, suo allievo. Baba Ji  sepolto su sopra Manali, verso Malana.
Malana cream!, dice Carletto.
Cazzo dici, Carle'.
Dice giusto, invece, fa Ramesh. Lo fanno proprio l.
Charas buonissimo. Fumato una volta ad Amsterdam.
Ora, Carlo, dice Ramesh, sar stato pure charas, quello che hai fumato, ma non era Malana cream. L ci arrivi solo a piedi per un sentiero di montagna, non possono certo fare export serio...
Ma allora dobbiamo andarci per forza!
Con calma, compa'... Intanto domani vi porto all'ashram qua a Delhi...
Guarda, compa'. Il paradiso in terra.
Guardo. Ci sono degli alberi, quello s. In mezzo, gente che tossisce, storpi appoggiati a terra fra le pietre, bambini lerci, piante da giardino coperte dalla solita patina che qui da grigia si fa gialla, lo smog cede un po' alla polvere, siamo del resto un poco fuori Delhi. Seguiamo Ramesh dentro all'ashram, dove, va detto, il grosso della gente pare conoscerlo davvero. E tenerlo, pure, in gran conto. Chiss se il mio, di padre,  passato di qua nel suo giro... Ma no, ce ne saranno mille, di posti simili...
Il baba ancora non si vede ma almeno si fuma. Su di un tappeto, si fuma. Ci sono questi due devoti, o mistici di terza fascia, vai a sapere, una ditata di benedizione grigia tra le sopracciglia, spalle avvolte in coperte, che sbudellano sigarette, scaldano pezzi di charas, impastano e impastano. E Carlo c'ha sta cosa: che fuma. Lo puoi far fumare quanto vuoi, lui va a dritto. E questi, non c' da preoccuparsi, caricano cylum su cylum, anche Ramesh gli passa un pezzotto che si era portato, lo mettono su un legnetto o sulla coda di un fiammifero, ne accendono altri due, assieme, con un movimento per niente occidentale, li mettono sotto, sciolgono, impastano, caricano, sparano. Carletto ciuccia da quei tubi manco avesse sei polmoni. Io al secondo tiro fatto bene svariono duro, eccomi infatti (quando mi sono alzato? pure il tempo  diventato capriccioso) che cammino su un sentiero lastricato di tegole e piastrelle da bagno spaccate mentre screpuscola, siamo al vedersi da fuori, madonna, e questo - aspetta - che cazzo , bom, un elefante, cos nel muso. Scenette che manco in Natale in India mischiato con Cheech & Chong... Ce la far a raggiungere il cesso? Che poi: veramente volevo andare al cesso? E chi lo sa... Chiss se veramente volevo venire qua, poi...
Ci metto le ore, non so neanche se vere o apparenti, a tornare.
Carletto  sempre l, un cylum dopo l'altro manco fossero bidi, anche lo sgherro del baba  andato, sclere giallorosse, ride e ride, e Carletto niente, giusto un filo pacificato:
Oi, socio. Dov' che eri finito?
Ero al cesso, Carle'. Al cesso.
Figa Louis paura questo fumo. No?
E non hai sentito il Malana cream, dice Ramesh stiracchiandosi sul tappeto.
Sono apparsi altri personaggi. Due ometti coi baffi, avvolti in coperte marroni; un tipo con una canotta arancione e tre ditate di cenere sulla fronte; uno con una specie di gonnella e senza un braccio: un ragazzo con gli occhi neri e luccicanti che congiunge le mani e mi saluta con devozione particolare, forse per il mio essere straniero, o strafatto.
I came all the way from Nepal, dice. For great baba ji. You?
We, from Italy, dice Carletto. Quello fa un altro inchino, pensa forse che dall'Italia siamo arrivati fin l a piedi, come lui, in pellegrinaggio, anzi d per scontato che non ci sia un altro modo, per arrivare l al paradiso in terra. Carletto sorride, pacioso. Di nuovo, sar il fumo, penso che forse, s, andr tutto bene. Che le sfere e i cieli non possano che muoversi fino a incastrarsi come ingranaggi...
Ma non era l'altro, il Baba Ji?, dico. Quello allievo di Babaji?
Baba ji vuol dire anche signor baba, compa'. C' baba ji e baba ji...
Intanto che mi stendo pure io, arrivano una donna con due marmocchi aggrappati al sari, un vecchio coi baffi a manubrio, un tipo con la barba e il piede sinistro mangiato dalle croste, e dai padiglioni iniziano a manifestarsi anche diversi baba, quelli sono naga sadhu, ci spiega Ramesh, eremiti erranti vestiti di panni arancioni quando non soltanto di cenere (come il terzo, che c'ha anche una nerchia cos, l penzoloni), asceti alla ricerca della santit. Altri tappeti e panni vengono distesi attorno a noi.
Devono aver cominciato a far da mangiare, sorride Carletto mentre poccia un'altra polmonata di fumo. Comincia invece un canto. Attaccano i due del cylum, poi il giovane pellegrino, infine tutti gli altri. Compare un tamburello, qualcuno tira fuori un campanaccio. Un sadhu sbatte il piede a terra, facendo suonare i campanellini che ha alla caviglia. Uno dei vecchi si mette a battere un pezzo di legno su un vaso. Baba ji, ampa pancha mancha ji... Tutti cantano e allora cantiamo anche noi, Ramesh per primo, e con le mani ci fa segno di venirgli dietro, poi Carletto, tutto preso bene, alla fine mi aggrego anch'io. Come dicono? Baba ji, ampa pancha mancha ji? Baba ji, ampa pancha mancha ji... poi come fa... aspetta, questo passaggio  diverso... engo engo tanta ji? Ah, ecco, Om kriya baba ji nama Om... oh Baba ji, mapa pancha mancha ji... Canto anch'io, sar la fattanza ma tutta la supponenza che si pu avere per questa straccionata non basta a spazzar via il fatto che  suggestiva. Om kriya baba ji nama Om... Questi ci credono davvero. E allora, gi che siamo qui, crediamoci. Guarda come sorride Carletto, come  preso Ramesh, pure gli occhi chiusi... I naga sadhu si avvicinano, altri escono dai padiglioni, sillabando in silenzio il canto... Finisco per alzarmi a sedere e mettermi a sbattere un ramo su uno scalino l accanto pure io... Om kriya baba ji nama Om... oh baba ji... Chiss se il babbo nel suo giro ha vissuto momenti del genere...
Poi arriva il baba. Tutti si alzano e piegano la testa. Veste arancio-porpora come i sadhu, ha lunghi dreadlock anche quelli rossicci, sandali niente e, sotto la fronte piena di benedizioni, degli occhiali tondi che riflettono torce e bracieri in un riverbero d'oro. Distribuisce piccoli cenni di saluto, lievi sorrisi, a volte solleva i palmi e poi li congiunge. Una signora avanza fino a lui, gli bacia il lembo della veste. Alla fine viene proprio l da noi. Ramesh si alza e si inchina al baba, che lo accarezza, gli mette la mano sulla spalla e gli dice qualcosa nell'orecchio. Ramesh annuisce, risponde a sua volta, il baba lo accarezza di nuovo e poi mette la mano sulla testa del ragazzo pellegrino. Quello scoppia in lacrime dalla commozione. Poi il baba si siede proprio l con noi, cosa che fa schizzare su il nostro valore agli occhi del resto dell'ashram. Uno di quelli avvolti nella coperta impasta un cylum e lo porge con le due mani al baba, che se lo porta al petto e alla fronte mormorando qualcosa. L'altro fa scattare due fiammiferi e gli accende lesto il pipone. Quello d un tiro spaventevole che infiamma il braciere al punto di incendiare il riflesso degli occhiali, si sente uno schioppettio e un profumo pi intenso, come se il calore avesse liberato il cuore essenziale della resina. Ingoia il fumo e guarda noi convenuti, annuendo appena. Poi manda al cielo uno sbuffo bianco come cotone e passa il tubo di terracotta a chi glielo aveva acceso. Quando il cylum arriva al pellegrino, quello ricomincia a singhiozzare, tant' che il baba gli poggia una mano sulla spalla, col solo effetto di farlo struggere del tutto. Un ometto scuro approfitta del momento per venire l e baciare la noce del piede del baba, Father father please accept me, dice in inglese, chiss forse  bengalese o di chiss dove e neanche parla hindi; una donna di passaggio sul sentiero poggia a terra la brocca che portava e inizia a strillare inni di commozione; tre bimbi arrivano di corsa e recano una corona di fiori bianchi, e noi stiamo l, come sospesi, seduti nella polvere assieme al baba.
Ce n', ancora, di miseria, penso mentre cammino fuori dall'ufficio, in un punto a caso di questa citt cos immensa e sempre uguale, guardando quegli ometti accantucciati negli angoli, appoggiati sotto i lamierati, seduti a masticare qualcosa lungo un canale di scolo mezzo asciutto. Eppure il benessere sta arrivando, se la sentono addosso, l'uscita dalla povert, se non sar oggi sar domani, e si compreranno motorette e utilitarie, si comincer a desiderare abiti e gadget tecnologici, vacanze e alcolici e snack... Io stesso, da piccolo, nonostante la confusione, credevo che sarei passato dalla povert al benessere andando a vivere da Aurelia, che era un dottore, e pure suo marito Pippo lo era, e mi sarei lasciato dietro quella stanzuccia con la lampadina penzoloni, il nostro tinello... A ripensarci, forse la mamma lo faceva apposta: un paralume alla fine con duemila lire lo compravi; forse lo teneva cos a rimarcare la nostra situazione, il come siamo ridotti... E per con la mamma si andava al cinema, al Giardino dell'Orticoltura, ci si divertiva con niente, si rideva un sacco, venivano continuamente uomini ad attaccare discorso, Ma questo  il tuo fratellino? E lei li spediva e li prendevamo in giro mentre se ne andavano... In casa Trovato, di certo, non si rideva. Tutto era austero. C'entrava il fatto che Aurelia aveva ventisette anni e Pippo quaranta? Le lenzuola erano pulite e i mobili erano di legno buono e c'era la donna di servizio, ma niente di quello che mi aspettavo arriv. La bici s, una delle poche cose che ebbi il coraggio di chiedere, e per non arriv quella da corsa che volevo, ma una da passeggio, sebbene due volte pi costosa, e allora non fu difficile scambiarla per una da corsa usata da un biciclettaio, e Pippo si arrabbi ma Aurelia subito gli disse di lasciarmi stare...
Bof, rientriamo... Allora di qua per andare a casa bisogna girare a sinistra... In una citt del genere perdersi  un attimo.
Dove sei stato, compa'?
A dare un occhio a quel tempio che si vede dal tetto.
E com'era?
Chiuso.
Chi l'avrebbe detto che ci diventavi un devoto?
Sono solo curioso.
Ragazzi, per...
Che c' adesso, Carle'.
Dico, non so se  il caso di andarcene ora per... Cosa, una settimana?
Sei giorni.
Eh, sei giorni nell'Himachal Pradesh, insomma, di cose da fare ce ne sarebbero...
Anche lass, dice Ramesh. Prendiamo i contatti per la pashmina. Tanto le prossime riunioni in citt sono lontane.
Questo giro, penso, non vuole farlo per la lana. Vuole farlo perch all'ashram siamo stati bene e allora perch non continuare a portare un po' di relax: teambuilding, come si dice.
Viene anche Nandini?, chiedo.
A lei non piacciono 'ste cose. Per lei  un po' come se in Italia ti portassi in parrocchia, non so se rendo l'idea. Nandini star qua, ora che c' Harsh possono lavorare bene anche senza di noi. Poi, Carlo, se preferisci restare non c' problema. C'hai Sudarshan, e chi ti ammazza?
SUDARSHAN! Gli faccio fare qualcosa da mangiare, va'...
 anche vero, dice Carletto mettendosi al computer, che alla fine per ora c' da fare solo il listone per il comparto moda e un paio di incontri con stamperie... L'incontro a Bangalore invece , fammi vedere... Tra due settimane... Certo, male non sarebbe guardare che stamperie ci sono l... In teoria  la capitale del settore.
E ci pensa Harsh, no? Ha pure studiato l... HARSH!
Yes, sir?, dice Harsh che del resto non era in un'altra stanza ma l all'altro computer, accanto a Carlo.
Ramesh gli spiega, quello annuisce,  tutto un Of course, sir.
Tutto sotto controllo, compa'.
Quando poi torniamo, dico a Carletto, facciamo gli incontri qua e andiamo a Bangalore, che anche l delle opportunit interessanti ci sono...
Allora magari vengo...
E certo che vieni.
Guarda, compa'. Gi l c' un ashram, vedi il cartello? Questa zona ne  piena, dice Ramesh indicando con la mano fuori dal finestrino, e poi la rinfila subito dentro per evitare che il vento gli porti via il cappello, un aggeggio basso, cilindrico, ricamato tutto intorno.
Che storia  quel cappello, Ramesh?
Pahari topi. Himachali hat, compa'. Visto che andiamo su, mi sono messo in regola. Che faccio, tiro dritto?
Lo gestisce uno dei tuoi amici?
Non ci sono mai stato, in quello. Ma, vedi, ha il tridente di Shiva. Magari andiamo l e chiediamo ospitalit, cos non stiamo ad arrivare fino a Mandi per trovare un hotel.
Ce la daranno?
Compa',  un ashram. Tu basta che ti togli le scarpe. Poi ci penso io.
Il tempio sta su un cocuzzolo, come appoggiato sopra. Dipinto di bianco, con tre guglie e nicchie colorate di giallo e di rosso, non sembra neanche troppo antico. Ai lati della porta, che appesa sopra ha una grossa campana, una statua di Shiva, blu e con gli occhi chiusi, e una di uno scimmiotto, con gli occhi invece messi in risalto da due pietre nere, che Ramesh mi spiega essere Hanuman. Da non sottovalutare, aggiunge.
Be', pure Goku  una scimmia, dice Carletto.
Un teologo c'abbiamo! Eh, Carle'? E gli aggancio la ganascia.
Nel Ramaya?a, che vuol dire La storia di Rama, dice Ramesh, Sri Hanuman era il pi fedele amico di Rama, che poi non era altri che Vi??u. Ma sotto sotto, Hanuman era anche l'undicesimo Rudra avatar.
Come hai detto? Rudra?
S, Rudra, sarebbe Shiva...
Ah. Pensa te.
La sua forma primordiale, diciamo. Per per gli avatar in genere si chiama con quel nome l, dice Ramesh, e si toglie le scarpe, Entriamo, dai, il servitore ha detto che il baba ci incontrer.
Passiamo lisci dal tempio, non ci sono riti in corso, solo un pavimento a quadrati concentrici e a destra una specie di armadio d'argento con dentro tre bambole tutte cariche di fiori e collane, e dalla porta sul retro sbuchiamo in un cortile che, mucche a parte, d proprio l'impressione di una parrocchia, o di una casa del popolo. Tavoloni e panche ovunque, una cucina all'aria aperta con due donne che strillano ai ragazzini, un paio di altalene e un angolo con un mucchio di sedie di plastica. In fondo, quello che ha l'aria di essere un altro tempietto, di legno laccato, e dietro, subito fuori dallo steccato che delimita il cortile, l'enorme traliccio di un ripetitore. Il servitore che ci ha ricevuto ci indica un tavolo un po' distante da quelli occupati, e a gesti ci invita ad andare alla cucina e prenderci un piatto da soli. Riso in bianco, pi una specie di intingolo piccantissimo. Da bere, acqua di fonte. Quando ci rimettiamo ai nostri posti, arriva un ometto con una tunica decorata, intinge il dito in una specie di portacipria e ci marchia la fronte di rosso. L'entrata in scena del baba, che esce dal tempietto piccolo, fa partire un mormorio. Qualcuno prega, o medita fra s. Le donne smettono di servire le porzioni.  pi giovane dell'altro visto a Delhi (e molto pi giovane di quello che stava sotto al ponte): capelli lunghi, anche piuttosto chiari per un indiano, barba tipo Ges, tunica arancio consunta fin quasi al giallo, viene verso di noi con un sorriso sereno. Una vecchia per si alza di colpo, ci supera e lo intercetta. Gli si mette in ginocchio davanti. Lui si accuccia e le parla, poi la benedice. Lei ringrazia. Non fa due passi che arriva un'altra donna pi giovane, lamenta qualcosa, si piega in ginocchio, gli bacia la punta del ditone, si rialza, lo tira per la tunica, lui le fa gesto di star calma, quella inizia a piangere e strepitare e si rimette in ginocchio. Arriva l anche l'inserviente che ci aveva ricevuto, e poi il tipo della tintura. Confabulano un po' mentre la donna si rialza e ricomincia a tirarlo. Alla fine il baba si risolve a seguirla. Gli sgherri vanno con lui. Quando passa accanto al nostro tavolo ci guarda con una specie di benevola intensit. Punta verso una porta di servizio che d sull'aletta di destra del tempio principale; ci guardiamo e ci alziamo pure noi. Nessuno dice niente, anzi  iniziata la fila per il secondo giro di riso, cos raggiungiamo la porticina, che il baba si  lasciato dietro aperta. Come facciamo per entrare, spunta il primo servitore: Please, sir, dice, e ci blocca, ma non chiude la porta, si limita a star l fermo. Cos vediamo una specie di stanza d'ospedale, o di lazzaretto, con sei letti, di cui due occupati: un bozzolo avvolto nelle lenzuola, in fondo, e una donna, ridotta a una specie di scheletro coi capelli rossi di henn, che sospira qualcosa sgranando gli occhi infossati nelle orbite, mentre il baba la rassicura e benedice, le prende la mano e le bacia la fronte, riuscendo a calmarla. Dice qualcosa anche alla donna che lo aveva trascinato fin l e quella di nuovo si butta in ginocchio, lo bacia e lo ringrazia, deve averle detto che la vecchia non morir, che non  ancora il suo giorno... Poi imbocca la porta e tutti lo seguiamo, ma io ci metto qualche secondo in pi: resto fermo a guardare quella vecchia, e se non  oggi il suo giorno, si pu star tranquilli che  domani, penso, e la mente non pu non andare a quel 20 agosto 1982, al caldo che c'era a Careggi, a quella stanza pulita, eppure non pi dignitosa di quella saletta di legno: aveva qualcosa di sordido quella stanza d'ospedale, certo mancavano i festoni e i ritratti di Hanuman... La mamma, poi, ci stava male in quel letto, si tormentava e diceva sempre Mi tocca morire, e io Ma no mamma, e lei Mi tocca, ti pare giusto? E no, non mi pareva giusto, ma quando poi il giorno venne davvero, lei lo sent. Ogni giorno, da quando l'avevano messa l, diceva Oggi muoio, e poi non moriva, ma quel giorno, sar stata la morfina, mi guard con gli occhi come perduti in un'acqua opaca, disse Louis, vieni qui, ma poi non disse Oggi muoio e nemmeno Mi tocca morire. Disse: Sei grande ora. Chiedigli conto, a quell'uomo, fagli scontare lo schifo in cui ci ha ridotti. Io ero grande quanto lo si pu essere a tredici anni, e non ero neanche sicuro di aver capito bene: aggrottai le sopracciglia, le presi le mani, dissi Come, mamma? Ma lei mise su un'espressione dolce e disse: Mi tocca morire, Louis mio, per davvero: ti pare giusto? Vieni qua, dammi un bacio...
Ditemi, cari amici, cosa vi porta da queste parti, dice il baba, e lo fa in italiano. Con un accento che avresti detto... Cosa? Padovano? Veronese?
Carletto mi guarda sconcertato. La sensazione , in effetti, di star vivendo una specie di miracolo. Ramesh per non fa una grinza e gli spiega che stiamo andando da Baba Ji, su nell'Himachal Pradesh.
Ah! Bellissimo, dice il baba. Chiss, forse si  gi formato lo shiva lingam di ghiaccio.
 un po' presto...
E in Italia, le cose come vanno?
Tutto come al solito, cio un disastro, dice Ramesh. Quello ride, poi ci chiede:
E voi, di dove siete?
Milano, dice Carlo, un po' intimidito.
Anch'io Milano, dico, per nato a Firenze. Ma che, ti sei impressionato, Carle'? Non l'hai ancora capito? Il baba...  italiano come noi. Lo guardo sperando che annuisca. Quello sorride:
Vicenza. Che ci volete fare, sono arrivato a Kathmandu nel '78, ero studente a Bologna, e poi sono finito quaggi... Colpa dell'acido? O merito?
Senta, ma...
Dimmi, amico mio.
Conosce altri occidentali che...
Ce n'era uno, dice il baba. Era riuscito a farsi accettare tra i Naga, addirittura.
E... E come si chiamava?, dico dopo aver deglutito.
Uh, mi pare Ram Puri. Era un americano. Aveste visto quanta gente arrivava ancora da l, e pure dall'Inghilterra... Da quello che mi hanno detto alcuni pellegrini ha un ashram non troppo lontano da qua, verso Haridwar. Ma sono cose che potevano accadere solo a quei tempi. Anche perch, ce lo vedi un ragazzo di oggi? Quando baba Kalu Ram Ji - Un discepolo di Baba Ji, mi sussurra Ramesh - mi prese che ero bocia, altro che charas, all'inizio. Ci speravo, di fumar qualcosa... Invece, solo lavori manuali. Servirlo e portargli l'acqua e il cibo, e portarlo pure sulle spalle quando gli andava... Dio can...
Carletto che guarda il baba. Il baba che sorride:
Pensi che un holy man non debba dire dio can? Ma hai idea, amico mio, di quanto  grande il dio? E apre le mani e la bocca in un sorriso inebriato. Un bestemmione potr increspare l'eusebeia, ma certo non il dharma.
E?s?e?a... Pure lui ha fatto il classico, eh, penso. E?-, cos', tipo giusto, no, bene...
Ah s?, fa Carletto a bocca spalancata. 'Sto scemo...
Nostro padre, dice il baba, sta ancora transitando in questo mondo, e sono certo che vi aspetta sulla sua montagna. Ramesh annuisce.
Ma qui non si fuma?, mi dice Carlo all'orecchio proprio mentre riflettevo su quelle parole...
Carle', vediamo di non far figure ogni volta, vuoi?
Ah, ah! Dice bene, invece!, ride il baba. Quando vedi un sadhu, chiedigli sempre il fumo, altro che dritte sui quattro puru?artha! Anch'io ho fatto cos, e guardate come  andata a finire. Anche se dovrebbero essere i fedeli a portarcelo, non viceversa!
Facile bollarlo come un furbacchione che si  impossessato di un tempio. Ma cosa poteva mai pensar di trovare, questo, quando a vent'anni  partito da Vicenza, da Bologna, ed  arrivato a Kathmandu e poi qua?
Cosa sono i puru?artha?, domando.
Ahia, fa il baba, si comincia... Ma com' che non mi ascoltano mai, dice volgendosi a Ramesh. Se non altro non mi ha costretto a tirar fuori qualche frase da indovino, tipo Sento che sei alla ricerca di qualcosa...
No, mi scusi, sono serio.
Va bene, va bene, faccio il serio anch'io, dice, e si assesta in una posizione pi eretta, poi mi guarda: I puru?artha sono i quattro obiettivi della vita umana: il kama, cio la ricerca del piacere, ma anche dell'amore e della soddisfazione che possono dare le cose belle; l'artha, cio la ricerca della prosperit e del successo; il dharma, ovvero l'agire secondo un principio morale elevato, in accordo col ?ta, cio l'ordine cosmico; e infine la moksha, ovvero la liberazione. Da cosa, mi chiedi? Dal ciclo delle morti e delle nascite. O dalla sofferenza. O dal desiderio, che  poi la stessa cosa. O se preferisci dal peccato, anche se  un po' tirata per i capelli. Aspetta, dice, e si alza.
Speriamo vada a prendere il fumo, dice Carletto.
E falla finita...
Torna con un libriccino tutto consunto:
Lo sai l'inglese, vero?, e me lo porge. Non  malaccio, questo, dice ancora, e mi strizza l'occhio. Ma ricorda, lo studio delle scritture  inutile finch non conosci la verit ulteriore, e se la conosci... Diventa altrettanto inutile. Insomma, ride poi il baba, me lo avete portato da fumare, o no?
Capito il baba?
Sto leggendo, Carle'.
Cartoni, mica yoga!
Se gli acidi bastassero per l'illuminazione, a quest'ora Parvati e Spyros sarebbero in cielo con Buddha, e invece sono sempre i soliti infamoni.
Non so se Buddha sta in cielo, sai? Non  mica Ges...
Manco gli rispondo, poi per sono io ad aprir bocca:
 incredibile...
Cosa, socio?
Allora, Carlo, questa voce numero 51, qua nel libro,  cerchiata, no? Bene, senti cosa dice, traduco a braccio: Un padre ha i suoi figli per liberarlo dai suoi debiti, ma non ha che se stesso per liberarsi dalle proprie catene.
Embe'?
Embe', non ti sembra scelta apposta per me? Mio padre, tutti i suoi casini, Aurelia, gli altri due miei fratelli... Guarda.
Uhm...  l'unica cerchiata?
Carle', ma perch mi devi rompere le palle?
No, infatti. Guarda. 564. Come l'oscurit che  distinta dalla luce svanisce al brillare del sole, cos l'intero universo oggettivo si... Merges cos'era... Tipo fondersi? Cos l'universo oggettivo si fonde col Brahman. Cos' il Brahman, Ramesh?
Mmmh? Stavo quasi dormendo... Il Brahman?  complicato, compa'... Fammi vedere quel librettino... Ah, il Vivekachudama?i! Il gioiello della corona del discernimento.
Lo hai letto?
Ma no, io ho letto un po' di Ramaya?a e di Mahabharata giusto perch mio padre, con tutti i suoi amici baba, mi ha obbligato... Sai, da noi pure la Bhagavad-Gita si fa alle elementari, come mitologia... Il Vivekachudama?i  una roba che ogni tanto senti dire, come da noi, fai conto... Toh, gli Atti degli apostoli: tu li hai letti, compa'?
Comunque, fa Carlo sfogliando il volumetto, ce ne saranno cinquanta, di passi cerchiati.
Non capite una sega, dico, e mi giro per dormire, cercando di fare il bozzolo nella copertaccia che ci ha dato il baba.
Oh, tranquillo compa'...
Questa  cerchiata due volte, come la mettiamo, socio? 452. La freccia che  scagliata verso un oggetto con l'idea che si tratti di una tigre...
Falla finita o te lo scaglio io, un oggetto nel muso, dico senza voltarmi.
Per raggiungere il terzo baba il discorso  pi complesso, ma ormai Ramesh ha visto che siamo presi bene ed  lanciato, o forse ha un suo piano, quando ci sono di mezzo 'ste cose diventa misterioso... Per cominciare, c' da arrivare, finalmente, nell'Himachal Pradesh (se non altro, il freddo e la luce ci svegliano all'alba). Le strade sono strette, proprio come te le aspetti, anzi peggio, dato che quegli strapiombi, finch non li vedi non te li immagini; e in queste stradine dove andresti cauto con un Land Rover corrono invece camion enormi, coi sacchi che strabordano dai lati del rimorchio, e tutti nessuno escluso decorati, istoriati, coloratissimi, pieni di lucette e amuleti e scritte: GOODS CARRIER, ROAD KING, ALL INDIA PERMIT, HORN PLEASE, ?, e poi disegni di... Chi  quella dea, Ramesh? Durga, compa'! ... Durga, adesivi di Durga, Durga in stencil, dipinta, incisa, Durga in plastica sagomata... Camion che non rovinano il paesaggio, anzi ci stanno bene, perch non incontriamo altro che cave, squarci, costruzioni lasciate a met, e pure una base militare. Ci fermiamo in quello che qua  un autogrill: un cubo di cemento grezzo col tetto di lamiera, dove un vecchiaccio prepara piadine spalmate di salsa piccante e sua nipote, che avr dieci anni, ci serve chai speziatissimo e rovente in stretti bicchierini di metallo. Prendiamo tutto e ci schiantiamo su tre sedie da giardino in quello spiazzo di asfalto sgranellato. Esce un filo di sole, una brezza gi molto fredda ci agita i capelli.
Mica male per.
 l'India, compa'.
Lo vedo che  l'India, dico indicando lo squarcio mostruoso nelle montagne giusto sopra di noi e il lago artificiale asciutto sotto di noi.
Tu scherzi, compa'. Ma vedrai su.
Andiamo direttamente?
Presto  presto...
Ma scusa, dice Carlo, casa tua non  di strada?
Non proprio,  a Vashisht. Se vuoi ci possiamo passare.
Ma s dai, ci facciamo una doccia, un pranzo...
Come preferisci, compa'. Se vuoi puoi fare anche il bagno, ci sono le terme, sai?
Poi...
Cosa?
Dico, mi piacerebbe andare l a Malana.
Se vuoi fumare, Carlo, non c' problema neanche qui.
No,  che volevo vedere... Insomma... Capire se c'era modo di metter su qualcosa...
Compa', Malana  a due giorni a piedi nelle montagne, ci vai tu a prenderlo ogni volta?
Carlo, se un domani decidessimo di rimetterci a fare movimenti, li facciamo seri. No di fumo, che prende posto, odora e non vale un cazzo.
Oddio, una charas come quella la vendi anche a venti...
E una bamba di merda a cento. Dopo averla tagliata di nuovo.
Ma...
Compa', fidati, se fosse facile ci avrebbe gi pensato qualcuno.
Cos deviamo fino a Vashisht, ci fermiamo a casa di Ramesh, che  una grande casa di legno, ma chiusa da tempo e quindi fredda, allora accende il fuoco, poi sparisce chiss dove e torna con due ometti con cappelli uguali al suo, a cui affida la casa e regala due pezzetti di charas.
Famigli di mio padre, compa'. Cibo non ce n', mangiamo fuori o vuoi che gli dica di andare a comprare qualcosa?
No, no...
Ci mangiamo questi bhey, dei vegetali che a vederli sembrano le rotelle, la pasta che faceva mia madre col pomodoro quando ero piccolo, e i siddu, delle specie di pagnottelle, e ripartiamo.
Spero non sia troppo tardi, dice Ramesh.
Non  ancora mezzogiorno, fa Carlo.
Compa', siamo in India. Sai quando parti...
... E non sai se arrivi, dico io, ma Ramesh aggrotta le sopracciglia e mette in moto.
Da qui si va a piedi, dice Ramesh, e parcheggia la jeep davanti a un boschetto in cui si inoltra un sentiero che dopo tre passi si riduce a viottolo. Dopo aver fatto un'altra trentina di passi sbuffando vapore nel freddo siamo gi fuori dal boschetto, e di fronte abbiamo una salita di roccia tanto uniforme, e con un dislivello cos poco netto rispetto alla sua lunghezza, da sembrare una spianata. Qui l'Himalaya  cos largo che l'altezza sembra modesta. Sta l, in fondo, quasi rassicurante. E non  male seguire un percorso che appare senza senso, con le montagne pi grandi che continuano a starsene laggi, irraggiungibili, e noi che camminiamo su un sentiero che a ogni svolta pare scomparso o almeno abbandonato, segni di vita nessuno, solo rocce e arbusti, e proprio quando ti dici che no, non c' niente da scorgere, ogni volta, invece, una bandiera arancione, una bandieruccia floscia, su un ramo quasi sempre ficcato per terra alla bell'e meglio. Di bandiera arancio in bandiera arancio, cinque bandiere dopo, eccoci a un villaggetto aggrappato alla disperata a una curva sul crinale. Saranno dodici case: tre tipiche, di legno, qualcosa a mezzo tra una palafitta e un portico, con le mucche che stanno sotto, cos da sopra ti becchi il calore, spiega Ramesh; le altre sono le solite cacate di cemento all'indiana, con il ferro dell'armatura che sbuca sul tetto piatto, sai mai un domani ci fosse da costruire un altro piano... Non si vede nessuno, giusto una vecchia con una fascina sulla groppa. La strada che porta tra le case, che percorriamo,  il crinale stesso, alla nostra sinistra un burrone, a destra il pianoro del villaggio, la neve sporca, e poi la strada che dopo l'ultima casa continua a salire, e mostra, a una curva lontana, ancora un puntino arancione. Siamo quasi arrivati fin l che giunge verso di noi un cagnetto. Un piccolo arruffato bastardino. Scodinzola. Mi avvicino per accarezzarlo ma Ramesh  pi veloce di me, si fa avanti lui e bam, gli molla un calcio da sotto in su, un calcione a piena potenza nel ventre, a quella bestiola mica troppo pi grossa del suo piede. Roba da spappolargli gli organi, ma neanche arriviamo a porci il problema perch il calcio  cos ben calibrato che lo spedisce dritto nel burrone. Solo un Cai! al momento dell'impatto, e il cagnolino svanisce nello strapiombo.
Carletto resta l a bocca aperta:
Ramesh...?
Io invece gli vado nel muso, lo prendo per il colletto, Cazzo fai, ma sei impazzito?
Compa', quello portava branco.
Eh?
I cagnazzi come quello sono avanguardie.
Che cazzo dici?
Branchi di cani randagi, compa'. Rinselvatichiti. Problema endemico. Aggressivi come i lupi, ma in pi sono malati. Qua  pieno, e questi piccoli sono gli scout del branco. Vengono a studiare la preda. E tu devi fargli capire che non scherzi manco per la straminchia.
Carletto guarda gi dal crinale e sbatte le ciglia, ancora incredulo.
Se ti mordono, devi scendere fino a Kullu per l'antirabbica. E mettiamo che cadi, che ti fai male, e ti vengono addosso in venti o trenta...
Sar, dico, andiamo allora, e superiamo la curva, e procediamo, mentre Ramesh tira fuori un coltello che neanche Mr. Crocodile e da un albero ricava tre bastoni.
Prendete questi, fa, sciocco io a non averci pensato prima...
Due bandiere pi tardi, la salita rocciosa comincia a essere spruzzata di neve; altre due e la neve predomina sul grigio della pietra; superato poi un altro boschetto, simile al primo ma con radure pi grandi e innevate, in una delle quali Ramesh ci indica come Shiva lingam un pietrozzo nero che spunta da una specie di tumulo, e ancora una bandiera arancione appesa a uno degli ultimi alberi, eccoci alla base di una scala di ghiaccio. Cio,  una scala di pietra, a tratti  rifatta alla meno peggio col cemento, ma  completamente coperta di ghiaccio, come se l'avessero presa a secchiate o se ci avessero dirottato un torrente e poi l'acqua si fosse congelata. Dietro, l'Himalaya non appare pi rassicurante, ma presenta un picco bianco, incombente e affilato.
Da qui bisogna andare senza scarpe.
Eh?
Dal primo scalino  gi tempio. Niente scarpe al tempio.
Ma...
Tranquilli, io l'ho gi fatto tante volte.
Che sar mai, fa Carletto, si cava le Timberland e zompa tre scalini. Non si sente neanche, il freddo. Basta continuare a muoversi.
Esatto compa', fa Ramesh e si toglie quelle barche di pelle di serpente che c'ha ai piedi.
Cos anch'io mi tolgo le Stan Smith, le ficco nello zaino e comincio a salire, le mani avanti, su 'sti scalini di ghiaccio.  possibile, davvero  possibile arrivare fino in cima senza battere una musata?
Non  possibile. Quando mancano non pi di trenta scalini (si intravvede una casupola, e anche qualcosa scolpito dietro, sulla montagna), Carlo mette male il piede e l'Attento compa'! di Ramesh arriva quando il suo mento ha gi incontrato il ghiaccio.
Non  niente, dice rialzandosi.
Come non  niente, sanguini come un vitello.
Sono punti molto vascolarizzati...
Senti questo. Cola sangue a dritto, sono punti molto vascolarizzati.
Prendi almeno un fazzoletto, compa'. Andiamo, che manca poco!
E mancava poco davvero. La casupola, un aggeggio tondo di una specie di adobe scuro,  sistemata sotto una rocca sporgente assieme a una statua di Shiva in meditazione che ora che siamo vicini si vede bene non essere n scolpita n poi cos antica:  di gesso, a occhio, gesso dipinto e poi scolorito, addossata alla roccia. Grossa per  grossa. Proprio davanti ha una specie di stalagmite di ghiaccio, alimentata da uno sgocciolio che arriva dallo sperone. E sopra la rocca c' anche un tempietto, azzurrino, senza imposte, all'interno del quale si intravvede un'altra statua, dorata.
Certo, fa Carlo rimettendosi le scarpe, ce ne fosse uno antico, di 'sti templi.
Un archeologo, c'abbiamo, dico mentre mi siedo su un pietrone e me le rimetto pure io.
Compa', dice Ramesh, se volevate fare i turisti, vi portavo a Jageshwar. Qua  un'altra storia... Oh, ma che fate? Vi rimettete le scarpe proprio adesso? Toglietevele. E lasciate qui i bastoni. Avete idea di quanto  sacro questo posto? Su, forza...
... Ed entriamo, e nella bassa struttura, seduto su un cuscino sdrucito accanto a un fuoco di braci, ecco il baba. Dreadlock neri con le punte che tendono al rossiccio, incarnato molto scuro, viso gonfietto e per arcigno di naso. Occhi simpatici, lucidi, velatissimi. Piccoli piedi scalzi che fanno capolino, le unghie troppo lunghe, dal bordo della tonaca di spesso tessuto porpora. Ci guarda, e l'impressione  che guardi pi a lungo proprio me, poi ci fa cenno di sederci. L a terra, a un paio di metri da lui, ci sono due cuscini e un materassino da campeggio. Ci sediamo. Lui impasta un cylum. Se lo accende e se lo fuma. Non lo fa girare. Sta l e ci guarda tutto fatto. Da una tenda laterale spunta un servitore, un omino piccolo cos, vestito di una coperta, prende il cylum dalle sue mani e scompare di nuovo. Il baba ci guarda e noi guardiamo lui. Si volta verso il fuoco, con un rametto che ha l lo rintuzza, poi si rimette a guardarci. Ramesh pare soddisfatto, sicch non diciamo niente. Carletto dopo un po' non si trattiene:
Oh Ramesh, ma...
Shhh!
Stiamo l. Il servitore riporta il cilotto pulito al baba e quello lo carica e se lo svampa. Sar mezz'ora, anche di pi, che siamo l seduti. Arriva qualcuno dietro di noi. Un tale allampanato, camicia a maniche corte con canottiera sotto, due penne nel taschino. Si inchina fino a imprimere bene nel terreno la fronte, poi si siede a terra. Porge al baba una scatoletta bord, tipo cioccolatini. Il baba, ditine piccole e grassocce con unghielli da cagnotto, gli fa cenno di appoggiarla l davanti, dove ci sono diversi altri doni, libri, frutta, un DVD, pacchetti di sigarette, banconote e vari mazzetti di piante. Poi mi guarda. Ora non c' dubbio, guarda me. Prende in mano uno dei libri, e lo butta da parte. Prende il DVD e lo butta da parte. Prende un mazzetto con delle bacche spinose, spalanca gli occhi e lo butta da parte. Chiude gli occhi, appoggia il capo di lato sulle mani giunte come a mimare il gesto di dormire, si ferma, li riapre, mi guarda, scrolla il capo. Poi agguanta la scatoletta che gli ha regalato il tipo, straccia il cellophane, la apre strappando il cartone invece che seguendo le linee tratteggiate e rivela delle grosse caramelle mou. Cos il baba, l'allievo prediletto di Baba Ji, prende una mou, se la ficca in bocca, la mastica piano. Approva. Ci porge la scatola. La porge proprio verso di me. Lo guardiamo. Ramesh mi d una spintarella col gomito. Allora ne prendo una. Il baba annuisce, cos ne prendono una pure Carlo e Ramesh. Il baba porge la scatola al tipo. Quello fa di no con la mano, tutto imbarazzato. Il baba gliela agita davanti finch non ne prende una anche lui. Mangiamo le mou. Il baba ci guarda soddisfatto.
Scendere la scala senza scarpe prende pi tempo che a salirla, e per poco non cado pure io. Solo Ramesh va tranquillo, tenendo con quelle manone i suoi orribili mocassini. Li lascio andare avanti e sai cosa, fanculo, mi rimetto le scarpe. Quando siamo al boschetto,  quasi buio e fa un freddo della madonna. Ramesh dice di accelerare il passo. Noi eseguiamo senza dir niente. Scendiamo gi, superiamo il villaggio, sprofondato nel buio pi nero, giusto due o tre lumicini da qualche finestra. Un uggiolio in lontananza. Di bandiera in bandiera, ormai a memoria perch  impossibile vederle a pi di cinque o sei metri, scendiamo.
Ci attaccano quando siamo appena entrati nel primo boschetto. Devo dire che un brilluccichio giallo, un brilluccichio di occhi, lo avevo pure notato, qualche passo prima, ma non avevo detto niente, se c' davvero qualcosa ci avvertir Ramesh, avevo pensato. Poi, da destra arriva un cagnolozzo, una specie di barbone, e Ramesh gli molla una bella bastonata nel muso, ma poi mi guarda, non dico spaventato, ch un tale sentimento non pu esistere in lui, ma preoccupato s. Mena duro, compa', mi dice scoprendo i denti.
Come? Non faccio in tempo a capire, o a incrociare lo sguardo terrorizzato di Carletto, che da tutto intorno di cani ne escono quattro, cinque, quindici. Bastardini e cani di mezza taglia, bracchi e cani lupo, una specie di piccolo pitbull e uno alto come un alano... Non c' neanche il tempo di bestemmiare, perch Ramesh comincia a correre verso l'interno del bosco (verso la jeep!), sferrando bastonate e urlando come una divinit invasata, e cos faccio io. Non c' il tempo di pensare, di valutare, neanche di considerare che, effettivamente, se ci fermiamo o ci facciamo vedere spaventati, questi ci sbranano. Mentre vedo Ramesh vorticare il bastone e beccarne un altro pieno, mi avvolgo la sciarpa al braccio sinistro come avevo visto fare in qualche telefilm e tiro una legnata al pi vicino, che guaisce, devo averlo preso bene, e mi metto a gridare pure io. Sento Carletto bestemmiare e strepitare, tiro un calcio a vuoto, becco un cane piccolino con un altro calcio, vedo Ramesh, il bianco dei suoi occhi che lampeggia nel buio, lo vedo che scarta sul lato dell'alano, o cos' quello che gli ringhiava addosso, e gli sferra una bastonata a due mani sulla groppa, cos forte che sentiamo spaccarsi la spina e il cane si accartoccia a terra, raspando con le sole zampe davanti, mentre Ramesh mi guarda infuocato e butta via il bastone mezzo rotto. Quella specie di piccolo pitbull salta e mi azzanna il braccio, per fortuna proprio dove ho la sciarpa, e lo sento stringere, lo sento che arriva alla carne e allora sai cosa faccio? Sar l'adrenalina, ma gli azzanno il naso io, a quel figlio di troia, gli azzanno il naso e sento che glielo stacco quasi, e quello smolla e nello stesso attimo Ramesh lo prende da sotto, lo agguanta a due mani e lo scaglia di nuovo nel bosco con tutte le sue forze. Corriamo verso la jeep come forsennati, inciampando nelle radici, smerdandoci di terra umida, voltandoci a bastonare e scalciare ogni volta che i cani si rifanno sotto; alla fine arriviamo, entriamo di corsa, tiro dentro Carletto, chiudiamo tutto mentre quelli portano ancora un attacco, Ramesh accende i fari, nel bosco illuminato li vediamo bloccarsi perplessi, solo quelli davanti a noi saranno venti, poi mette in moto e vediamo tutti quegli occhi arretrare, gli va addosso frontale, i cani che scappano in tutte le direzioni, poi fa inversione facendo schizzare la ghiaia e parte mormorando qualcosa fra s in hindi, non so se un mantra o un bestemmione...  l che mi volto verso Carletto, che ha gli occhi sgranati ed  bianco come un cazzo di fantasma, e sbianco pure io, perch vedo quel calzone tutto lacerato, quel piede e quel polpaccio nudi e coperti di sangue.
Poi la corsa fino a Kullu, l'unico posto dove ci sia un pronto soccorso, Kullu che sta a pi di centoventi chilometri a sud, Ramesh che fa volare quella jeep a ottanta, a novanta, a cento, planando sulla ghiaia di quella stradina senza illuminazione, mentre Carletto continua a lamentarsi, Ohi ohi, Ohi ohi ohi, E falla finita!, gli grido girandomi verso i sedili dietro, mentre Ramesh prende larga l'ennesima curva e per poco non precipitiamo, Ges Cristo, Ramesh, pure tu.
Compa',  gi tardi, e se il dottore se n' andato? Se gli monta la febbre? La febbre... Non una malattia specifica: siamo alle febbri, come nel Medioevo. Ramesh spinge, passiamo Vashisht, passiamo Manali, passiamo Jagatsukh, la strada che migliora e lui che subito spinge a centodieci, a centoventi, fa fischiare le ruote di quel trabiccolo, sfiora le fiancate dei pochi camion che incrociamo in quel buio, i camion che rispondono con le loro trombe, e alla fine a Kullu ci arriviamo davvero, e a vedere, accanto ad assurde stock image di medici occidentali sorridenti, la scritta 24H sul pannellone del Kullu Valley Hospital, devo dire che pure io il fiato lo tiro. Carletto se la cava con sette punti alla gamba, due alla bazza e una bella iniezione di antirabbica. Era solo un morsino, mica si capiva, con tutto quel sangue, provo a dire, ma mi manda subito a fanculo, e fa pure bene.
La notte in ospedale... Era tanto che non facevo una notte in ospedale, da quando la mamma se ne moriva, e neanche capivo bene quell'enormit... Pesco una sigaretta dal pacchetto nei calzoni di Carlo appesi alla sedia e me ne esco a fumare in corridoio. L'ultima volta che la ricordo sorridere, gi secca, bianca, sudaticcia, fu quando Susanna Agnelli le pubblic la lettera su Oggi, Guarda Louis, me l'hanno pubblicata, vedi che non  vero quello che dicevi, che se le inventano loro... La tiro fuori dal portafoglio, meglio questo ricordo di una foto, che tanto non renderebbe la bellezza della mamma, al massimo in video, forse rivedendo La Sultana la si pu ritrovare, ma fa troppo male rivedere quel film, immaginare l'occhio di quel bastardo che se la luma da dietro la macchina da presa... Svolgo il pezzo di carta patinata, le piegature che su due punti ormai sono tagli, Cara Susanna, avevo apprezzato molto la lettera di una maestra elementare che raccontava gli strafalcioni pi divertenti dei suoi alunni, chiss allora se vorr pubblicarne uno di mio figlio! Sono ragazza-madre e quando Louis andava alle elementari gli risentivo io le lezioni. Un giorno, mentre mi ripeteva storia, disse Gli antichi egizi non avevano ancora scoperto la carta e perci scrivevano sui tapiri.' Ridemmo cos tanto! Non sono stata molto bene e ho dovuto passare gli ultimi mesi in ospedale. Di questi tempi il maggior piacere lo trovo in memorie come questa.
Arriva un medico. Punta proprio me. Nascondo dietro la schiena la cicca ancora accesa. Mi chiede se ne ho una. Vado a prendergliela in camera di Carlo...
I tre mesi successivi passano in un torpore ovattato. Dalla cooperativa della pashmina rimandano l'incontro a due settimane dopo, e poi ancora due, cos finisce che per un mese non ci muoviamo da Vashisht, e poi i mesi diventano due, ch l'idea di scendere in quella conca di polvere e smog ci demoralizza ogni volta, e poi l non ci manca niente, i famigli del padre di Ramesh fanno da mangiare meglio di Sudarshan, a due passi da casa c' la fonte termale, e andare l alla mattina, spogliarsi nudi e buttarsi dentro quella vasca di pietra, abbandonarsi all'acqua bollente e solforosa, alternarla con quella fredda che esce da un'altra bocchetta, e poi tornare a casa mezzi svarionati, mangiare uova e chapati e buttarsi nuovamente a letto, diventa la nostra routine, e quando poi ci raggiunge pure Nandini, che scende incazzata come un'ape da un bus di linea ma poi fa presto a lasciarsi prendere dal ritmo rilassato di l, a nessuno salta in mente di tornare gi. Aria buona, compa', dice ogni volta Ramesh, come se si sentisse in colpa per quanto faceva schifo quella di Delhi. Al pomeriggio si lavora, si guardano liste di aziende, si tracciano ipotetici itinerari, io scrivo a Maxy di sentire se c' qualcuno a Milano che pu aver bisogno di noi, si assegna qualche compito via mail a Harsh, che sar ben contento, c'ha la casa tutta per s e pure Sudarshan a disposizione... Io vado al tempio qua a Vashisht, che  pure bello, tutto di legno lavorato, ma a parte che su un lato ci hanno inchiodato uno striscione Nescaf, il baba di l sembra pi un pretaccio,  tutto vestito a modo e l'unica cosa che gli interessa  badare alla Devi, una bambolina agghindata che rappresenta non si sa che nume locale, e allora niente, si fa il bagno. Si fa il bagno, si fuma e si lavoricchia. Ogni tanto si vede qualche occidentale, ma sparso. Una tedesca coi rasta. Uno snowboarder che dice di aver sbagliato stagione e che comunque l'Himachal Pradesh se lo immaginava diverso. Pure una coppia di italiani, due fissati del trekking beccati al chiosco dei siddu e talmente noiosi che li lascio l a met pranzo. Quando Carlo  guarito del tutto, per, la camminata ce la facciamo pure noi: quella fino a Malana, stavolta partendo presto la mattina, e portandoci dietro dei bastoni seri.
La cosa pi notevole, oltre all'hashish, una roba nera, terrosa, al cui confronto pure quello di Manali sembra ciocco, e che non d alla testa n fa venir sonno ma ti fa partire nei ragionamenti pi assurdi,  il cinema. S, perch dentro a una casupola ci sono dieci sedie da giardino e un proiettore che spara diretto sul muro imbiancato, ma soprattutto, fuori, c' un cartello, anzi una lavagna, che dice TAKE A GLIMPSE AT WORLD CINEMA: TODAY (16,00): Jean-Luc Godard, Le Mpris. TOMORROW (16,00): Rainer Werner Fassbinder, Lola. SUNDAY (15,00): Jean-Luc Godard,  bout de souffle. SUNDAY NIGHT (21,00): Ingmar Bergman, Hstsonaten. Dentro troviamo un vecchietto senza denti che ci dice solo I lived in Kabul, manco avesse detto Parigi o New York. Anche quando gli chiedo dove ha trovato quelle pellicole, risponde I lived in Kabul. Chiss chi gliele ha passate...
Sono le quindici... Che ne dite, restiamo a vedere Il disprezzo?, dico io.
Guerre stellari non c', dice Carlo.
Sfondi una porta non aperta: spalancata. Lo sai. Ma non esistono solo Ian e Chube, al mondo. Fai tanto l'intelligentone e poi non entri una volta che c' del buon cinema? Io resto, fate come volete.
Carletto e Ramesh vanno a farsi un giro, ma finisce che mi raggiungono: sento la porta aprirsi, vedo la luce entrare, ma non gli faccio neanche un cenno, non ho voglia di sentire battute del cazzo e poi non devono rovinarmi il ricordo di quando la mamma mi portava alle matine dell'Universale, a vedere proprio film del genere, Godard, Bergman, poi Truffaut, Fellini... Sai, Louis, Fellini una volta disse a un giornalista del Corriere che avevo fatto una bellissima prova nella Sultana...
Lo so, mamma, me lo dici sempre...
Una bellissima prova...!
Usciti dalla sala, dove eravamo gli unici spettatori oltre al vecchio, sembra di essere tornati ragazzini. Ramesh che dice Che palle di film, e s che era lui quello che voleva fare l'attore. Carletto che dice Per che pezzo di figa, Brigitte Bardot. Ramesh che dice Anche la casa era figa. Carletto che fa pesare quelle tre cazzate che sa, e che spiega che  Villa Malaparte, a Capri. Poi aggiunge un Certo che..., e sospira.
Cos'hai, ti manca l'Italia?
Mi basterebbe anche Bali: qua figa niente, diciamocelo. Quando arrivammo a Bali, ricordi socio? Cio, quando arrivammo a Bali se c'era una cosa chiara, era che ci sarebbe stato da ciulare! O no?
Quando arrivammo a Bali... Certo, penso, c'era un clima mica male, a quei tempi. Spyros si vedeva poco, Parvati era presa bene sull'idea del secondo bar, tutto girava a meraviglia... Ad aver avuto i soldi, avremmo dovuto cogliere l'occasione e diventare soci, come mi suggeriva sempre Ni Luh. Ni Luh, che al nostro arrivo era gi l, e mi guardava, anzi ci scambiammo uno sguardo come due adolescenti in un film. Ni Luh che da quando abbiamo lasciato Bali non mi ha mai chiamato, n io ho chiamato lei... Che quando sono andato via mi aveva pure detto di avere un ritardo...
Tranquilli. Domani, quando rientriamo a Vashisht, si parte per Delhi, che ne dite? Tempo di tornare sul business. E magari capita pure di andare a Mumbai, cos magari vi togliete anche quella voglia l.
Gli incontri li abbiamo rifissati tra una settimana, dice Carlo. A questo punto possiamo partire tra quattro, cinque giorni.
Vero, ma Nandini deve andare...
Dove?
Uh, a... Mumbai, credo.
Il mese successivo non va neanche troppo male, a parte il veleno che ci respiriamo ogni giorno, a parte il fatto che l dentro gi ci stavamo stretti in quattro, ma non mi lamento perch  gi qualcosa che Nandini si faccia vedere, che si degni di cagar fuori qualche telefonata. La cosa pi pesante  che dopo essere stati in aperta montagna ora sembra di abitare in un modulo di un mondo tutto uguale, come in un incubo: un giorno mi rendo conto che non usciamo mai se non per prendere una macchina o un rickshaw, che anche a fare la spesa va sempre Sudarshan, che in tutti questi mesi sono uscito solo quella volta per andare al tempio che si vede dal tetto, cos provo a mettere il naso fuori. Scendo i tre piani, attraverso il giardino, cio una gettata di cemento con due cipressetti in vaso, supero la sbarra che delimita la nostra private area con la sua strada, ed eccomi in Nandi Kranti Kalash road, e devo solo scegliere se andare a destra o sinistra, prendo la destra, eccomi all'incrocio con Palit Nehru marg, che  uguale identica, e uguale  la parallela che raggiungo da l, Tilak Bari marg, sempre polvere grigia ovunque, una visibilit di venti metri, capannelli di tre o quattro uomini, tutti uguali pure loro, a volte un banchetto di frutta impolverata, e appena raggiungo una strada pi grossa  uguale a tutte le altre strade pi grosse, traffico ovunque, un bordello allucinante, le macchine ferme o quasi, clacson e gente che urla e motociclette che gli sfrecciano in mezzo, che passano sui marciapiedi, si fermano a loro volta dove l'ingorgo  strettissimo... Allora rientro su un'altra marg, uguale alle altre, e cammina cammina, tra angoli di strada tutti identici e tutti scrostati, a volte con cortili dai recinti di legno mezzo rotto, dopo uno spiazzo pieno di carcasse di motociclette e ancora due, tre straducce, ecco un piazzale, guarda, c' una parafarmacia e un banchetto di pesce, addirittura. Pure una macelleria... Che fa quello? Abbrustolisce delle teste di capra con una fiamma ossidrica... Altro che paleolitico, questo  il post-apocalisse... Ma appena lascio la piazzetta, Delhi ricomincia imperterrita, microgiardini grigi coi recinti sfasciati, casupole grigie, capannelli, viali pi grandi, in lontananza, di cui si intravvede solo il traffico... Sono cos distanti tra loro, i veri landmark - che ci sarebbero anche, ho visto, passando col rickshaw per incontrare questo o quel potenziale partner di Globalstampaggi, questa o quell'azienda di moda, questo o quel possibile cliente, tutti uguali pure loro almeno nel dirci no, ho visto una torre, un mercato, dei parchi, mura antiche e statue grossolane -, sono cos lontani tra loro da non assolvere alla loro funzione, sedici milioni di abitanti e nessun punto di riferimento...  quando sto ammirando, diciamo cos, un capannello di addirittura cinque, no sei uomini baffuti tutti uguali, che mi viene in mente che potrei essermi perso. E neanche ho preso il telefono. Provo a tornare indietro, a girare... Qua era sicuramente a sinistra, no? Ma la stradina in cui mi ritrovo non mi dice niente, c' solo una Tata bianca parcheggiata e le solite case tutte uguali. Oddio, una cosa quella strada me la dice: che, s, mi sono perso; e un'altra cosa me la dice lo scambio che ho con un ragazzino che passa di l spingendo una motoretta: che nessuno capir mai il modo in cui pronuncio la nostra via. O forse sono io a non ricordarlo giusto?  l che mi salta il nervo. Cos, all'improvviso. Fin l mi ero trattenuto. Del resto, oh, Carletto si  beccato un morso su un polpaccio e non ha mai detto niente, non  che potevo lamentarmi io. Per veramente. Che cazzo ci faccio qui? Mi sa che lo grido, anzi mi sa che lo grido pi di una volta, e mi sa che smanio e smollo pure un calcio a uno di quei cessi di macchine parcheggiate, perch il capannello pi vicino si scioglie e mi trovo a fronteggiare tre giovanotti incazzosi, tutti baffetti, brillantina e sandali. Quello pi basso, con la sua manina cicciotta e piena di anelli, mi tocca il petto con il dito. Se non altro ha coraggio, sono il doppio di lui... Ma  chiaro che  una di quelle situazioni in cui non devi assolutamente fare a cazzotti, perch poi scoppiano dei casini, vengono fuori le lame oppure ti ritrovi contro un intero quartiere, per insomma, quando gli prendo quel ditino e glielo torco all'indietro, uno dei suoi due soci mi tira uno schiaffone. Sbam, cos. Una sberla sull'orecchio. Giuro. Gli mollo una testata nel muso che lo lascia steso per terra. Poi scappo. Scappo e corro a caso per queste stradine tutte uguali e tutte infestate di nebbia, chiedendomi se vale solo per me, vederle cos, o se quelli invece ci si muovono perfettamente, e tra un po' me ne trover contro il doppio, a bordo di quelle motorette, magari armati di bastoni... Ma no, erano solo tre vigliacchi, saranno gi partiti per il pronto soccorso, forse ho esagerato,  andato gi come un sacco di patate, mi dico mentre continuo a vagare e niente, niente viene a darmi un'informazione. C' un tempietto, ma la speranza che sia quello dove sono stato si infrange subito, questo  dipinto di violetto e c'ha sopra il simbolo dei Sikh, che al tridente di Shiva ci assomiglia solo se non sai un cazzo di 'sta roba... Aspe', l c' un viale... Facciamo un tentativo con un rickshaw... Mannaggia a me, e mentre smanio a caso mi torna in mente quando menai quel bambino al parchetto di piazza Vasari, la sera prima la mamma era tornata a casa con un occhio nero e io, io aspettavo solo che qualcuno mi rompesse le palle, ci speravo anzi, per sbatterlo a terra e fargliela vedere... Quell'occhio nero talmente grosso, impressionante, nella faccia delicatissima della mamma, da prendere anche un po' dell'altro occhio, da farle venire un alone viola anche di l, Che  successo mamma?, lei mi disse che aveva litigato con una collega, al lavoro, in quel periodo l'avevano presa alle casse all'Esselunga di via Masaccio... Mai si seppe se quella botta fosse arrivata da Antonio Michelangelo o da uno degli amici che aveva allora e che teneva il pi possibile lontani da me... Avrei voluto difendere la mamma, mi trovavo a cazzottare un bambino coi capelli rossi che aveva l'unica colpa di avermi detto Oh in malo modo perch non ricalciavo verso di lui il pallone... Puttana Eva, qua mi sono perso del tutto, fammi vedere se almeno ho un po' di rupie spicciole per chiamare Carlo e chiedergli il nome della via... Nel portafoglio trovo invece quella tamarrata di biglietto da visita:
Che fine avevi fatto, compa'?
Non farmi dire niente, Ramesh... Mostrami un po' l'itinerario fino a Bangalore, va'. Sposta 'sta sedia, Harsh, dico mentre Ramesh dice solo HARSH!... Aspetta. Metto una mano sulla spalla ossuta del nostro stagista e mi sa che gliela strizzo pure, mentre guardo meglio cosa c' sullo schermo, perch dice Sorry sir.
Sorry un par di bl, Harsh. What are you doing here? Yash Raj Films, Vinod Chopra Productions Private Limited, Red Diamond Entertainment... Ramesh! Che sono 'ste cose?
Compa'...
Cio stai usando Harsh per gli affari tuoi?
E dai, dice Carletto, tanto se deve star l a far niente...
Compa', le cose per la ditta le ha gi fatte...
Mmm... Aspetta. Nandini non  a Mumbai? E, dimmi, il biglietto con quali soldi l'ha comprato?
Ramesh fa una bocca che sembra il culo di una gallina. Carletto dice E dai, socio, un volo Delhi-Mumbai costa tipo cento euro.
No, no, non va bene proprio per niente.
E dai compa'...
Allora io voglio vedere i libri contabili. Se ci sono. Le spese.
A Mumbai pu trovare altri contatti...
S, per rilanciare la tua merdosa carriera di attore.
Ramesh si alza. Ora, se al mondo c' uno che volendo mi trita in scioltezza,  proprio lui. Ma  anche uno che non tirerebbe mai per primo. E allora, forse, se gli tiro io, bene, sul muso... Per fortuna Carletto viene l, si mette in mezzo, E dai Louis, mi dice, se le cose girano in una direzione girano in tutte...
Ma i soldi di Globalstampaggi li abbiamo guadagnati noi.
Compa', se la metti in questi termini...
Se la metti in questi termini cosa?
Se la metti in questi termini, senza la Michelangelo & Goswami & Mangal & Felici Transocean Private Limited, non  che il signor Globalstampaggi vi avrebbe dato niente.
Signor Globalstampaggi, ovvero Rota, amico di mio padre..., dice Carlo.
Appunto!
... E non di tuo padre.
Mi sa che rimango l a guardare Carletto per due o tre secondi, prima di dire Andatevene a fanculo tutti e due, va' l. Anzi tutti e tre, aggiungo indicando Harsh che sgrana gli occhi spaventato. Vaffanculo anche a te, grido a Sudarshan che incontro prima di aprire la porta e uscire di nuovo l sotto, in quello schifo.
MALEDETTA INDIAAA!!!
E mi sentono urlare perch si apre una finestrella e spunta la capoccia biondiccia di Carletto:
Dai Louis, vieni su...
Alla fine un file lo cagano fuori. E cosa scopro? Non solo che tutte le spese sono state messe alla ditta, ma che c' pure una voce che segna meno duemila euro. NMw.
Che cazzo  'sto NMw.
Carletto e Ramesh si guardano. Sono d'accordo? Spero di no, che altrimenti qua finisce davvero in un bagno di sangue.
Sarebbe... Ramesh lancia un'occhiata a Harsh e quello, che deve aver proprio frainteso quello sguardo, dice:
Nandini Mangal wages, sir.
Lo guardo sconcertato. Mi giro verso Ramesh.
Cio, aspetta, Nandini ha uno stipendio?, dice Carlo.
Compa'...
Allora, adesso mi rendete la mia quota, mi date la mia parte dei soldi di Globalstampaggi e me ne vado, dico.
Lei si  sbattuta,  andata in giro...
Ah perch noi non ci siamo sbattuti? Basta, veramente. Me ne torno a Bali.
Serve il visto, per Bali.
Carle', ma devi essere sempre fuori luogo? Cosa me ne frega se serve il visto.
Dico, il visto lo devi fare in Italia.
Mi butto a sedere, la testa fra le mani:
Allora. Domani andiamo in banca. Tiriamo fuori la mia quota aziendale, e la mia parte dei soldi di Globalstampaggi, e me ne vado a fanculo.
Compa', non ti agitare. Forse... Forse  solo che ti sei un po'...
... Rotto il cazzo dell'India, dice Carletto.
Esatto. Mi sono rotto il cazzo dell'India, di voi due, di questo scemo di merda, e faccio cenno a Harsh di non starmi cos vicino, e di quell'altra parassita.
A quelle parole Ramesh fa una faccia nuova, tutta indignata, ma me ne sbatto:
Quindi togliete il mio nome da quello della ditta, tirate fuori il cash e la chiudiamo qui.
Non si pu mica...
Ti faccio vedere io se si pu.
Louis, dai retta, dice Carlo facendo cenno a Ramesh di lasciarlo fare, non  che puoi smantellare l'azienda cos. Le quote sono quote, di liquidit c' quello che c'... E poi, ragiona! Se troviamo un partner per Globalstampaggi, entrano altre quindici bombe.
Non lo troviamo, un partner per Globalstampaggi. Lo hai visto come sono le stamperie qua, puttana Eva sembra Mad Max...
Poi dovresti essere comprensivo con Ramesh, anche tua mamma...
Scusa? Guardo Carletto inviperito. Cazzo c'entra ora mia madre?
Dico, non mi raccontavi sempre che non aveva mai avuto l'occasione per il secondo film e...
Carlo, nomina un'altra volta mia madre e ti giuro che...
Diner, sirs?, dice Sudarshan dall'uscio della cucina. E che fai, in un momento cos, gli dici di no? Almeno incazziamoci a stomaco pieno...
Mentre mangiamo, neri, muti, arriva pure Nandini:
Namast!, dice tutta scintillante, gli orecchini a piccoli pendagli d'oro e smalto rosso sul tailleur crema. Uh..., fa poi guardando le nostre facce, There's something I ought to know?
Allora, Louis? Quanto tempo.
Ciao Maxy. Ti vedo in forma.
Carletto?
 rimasto in India.
Ma dai? Raccontami un po'.
Che ti devo dire.  gi molto se ho strappato un biglietto Delhi-Milano e uno Milano-Bali.
Torni a Bali quindi?
L al villaggio due cose da fare ci sono sempre.  andata meglio a voi col ristorante, scommetto. Del resto il Messico non  l'India.
Vieni in bagno.
In due come le fighe?
Maxy mi guarda come a dire E su. Dopo che siamo entrati chiude il cesso, pulisce il coperchio con un pezzo di carta igienica, cava fuori dalla taschetta dei jeans una busta fatta piegando un pezzetto della pagina di un quaderno a quadretti, e rovescia un sassetto madreperlaceo, che con la tessera dello Sporting di Milano 3 e una ricaricard sbriciola e rintuzza in due rigotti. Senti qua, dice arrotolando uno scontrino.
... Be'!
Seria no?
Be'.
Heh.
Ci manca solo che mi metta a pippare, nella situazione in cui sto.
Non hai capito, mi dice Maxy mentre usciamo dalla tavola calda e cerchiamo un bar per farci una grappetta, noi questa la portiamo. Un chilo alla volta fra tutti, e solo perch non vogliamo esagerare.
Ma come...
Ovuli. Vuoi che ti spieghi?
E s, voglio che mi spieghi, perch alla fine, se l'avevo ricontattato era proprio perch la volta prima avevo intuito che questi avevano messo su qualcosa di grosso...
Tu devi inumidirla e compattarla a modo, fai l'ovulo e lo lasci essiccare, poi lo avvolgi nella pellicola e lo ficchi in un goldone, lo annodi in fondo e tagli via il cerchietto, dopodich lo avvolgi di nuovo nella pellicola e lo ficchi in un secondo goldone. Poi lo immergi nella paraffina fusa e una volta che  freddo lo lubrifichi con un po' d'olio d'oliva e te lo ingoi. Se stai messo male, puoi fare un paio di passaggi con noi. Volevo dirti questo.
Sei un amico. Prima per devo capire se Parvati mi riprender a lavorare da lei. Con calma, se le cose si mettono bene e c'ho due lire, magari ti ricontatto... Fai conto che adesso sto andando a vendere un abito...
Un abito?
S, un completo di Caraceni, presente il sarto? Su eBay ho trovato un tipo che se glielo porto se lo prende a seicento.
Buono...
Va' che non  un cazzo, sono completi su misura, costava pi di tremila. Comunque grazie per la proposta.
E di che, e di che.
Il ristorante come va?
Ah,  gi il migliore della costa. C'abbiamo dei gamberi grossi come cosce di pollo. Quando verrai, vedrai.
Il cambio stavolta  a Schiphol. Il bar  un Illy, legno scuro e specchi, pochissima infrastruttura, scritte Illy in rosso. Chiss se Illy vuole sbarcare in India...  notte, sonno non ne ho, c' la coda del righino di Maxy e ho appena preso un caff, americano, chiss perch poi, una volta che c' un chiosco serio mi prendo questa broda, forse, ecco, forse d'istinto volevo qualcosa che mi scaldasse le mani, o che mi ricordasse di essermene gi, di nuovo, andato dall'Italia. Mi gingillo col libriccino del baba, rileggo i messaggi sul cellulare... Dovevi essere pi comprensivo, scrive Carletto... Per carit, lo capisco, lo capisco bene che a Ramesh bruci di non fare pi film. Ed  anche vero che se ne facesse uno, sarebbe tutta pubblicit per l'azienda... Incredibile che Carlo ricordasse quella storia di mia madre... Oddio, incredibile fino a un certo punto, chiss quante volte gliel'ho raccontata, da piccoli, Mia mamma  un'attrice famosa bla bla ma non le hanno voluto far fare il secondo film... Quella volta, terribile, in cui mi port con s, in cui volle litigare davanti a me con Antonio Michelangelo, Lo capisci che io avevo una carriera davanti?
Sei proprio ingenua.
Ingenua?! Pure Fellini - Fellini! - aveva detto che avevo fatto una bellissima prova!
Francesca, calmati. A parte che aveva elogiato altre due attrici nella stessa frase, io mica ti impedisco...
Hai un bel coraggio! Subito dopo la Sultana mi cerc Zurlini!
Zurlini, capirai!
Perch tu pensi di essere un regista migliore, non  vero?
Non sono neanche un regista.
Ma non vedi che alla tua falsa modestia non ci crede nessuno? Zurlini mi chiam, s, e tu, tu mi dicesti di aspettare, che il prossimo film te lo avrebbe prodotto Lattuada...
Non dissi questo. Dissi che forse poteva essere opportuno non andare con un minore dopo una prova del genere. Lo penso tuttora.
Ma non me l'hai mai fatto fare, il secondo film!
Francesca, non l'ho proprio fatto il secondo film. Ti ricordo che ho una carriera, ero un quadro e sono appena entrato nella dirigenza... Siamo in un periodo di grande sviluppo, non ho pi tempo per giocare.
Giocare! La mia carriera d'artista  un gioco? La mia vita  un gioco? Louis, qui,  un gioco?!
La tua carriera d'artista, Francesca,  una cosa che ho inventato io.
La carriera di un'artista... Una volta, passando in Brera assieme a Carlo, era proprio quando stavamo per mollare l'agenzia di booking e andare a Bali, quello si ferma come al solito a una galleria, E falla finita, che tanto non ci capisci niente. Va l, dice lui, a parte che c' un'inaugurazione e possiamo scroccare due prosecchi, manzire due pischelle, l'arte sarebbe un business da paura. Fighe, cash, bella gente, serate...
Fammi vedere, dico io, che  'sta roba, video? Packaging, distribution, di Kristeva M., e come lo vendi un video?, penso scorrendo la gente dentro... Andiamo, su, che facciamo tardi con quelli del club. Poi noto la scritta piccola, in fondo al pannello:
Kristeva M., aka Cristiana Michelangelo, was born in Florence in 1977.
A self-taught artist, she debuted with the solo show Formicai (La Ginestra, Florence), followed by...
Cristiana! Pensa tu. Sbircio dentro, cerco di capire quale delle quattro, no cinque donne presenti pu essere lei... Sar quella l coi capelli ossigenati e sparati? O l'altra con la frangetta nera? No, ovvio.  quella l alta con l'anello al naso e al labbro. Ride, posa un bicchiere vuoto di prosecco e ne prende un altro, se lo scola, ne prende un altro... A lei gliel'hai fatta fare, eh, la carriera d'artista? O forse no, forse queste sculture non si vendono manco per sbaglio, forse  tutto un bluff, come il novanta percento delle mostre in Brera... Gi il fatto di mettere le didascalie in inglese...
Be' socio, se ti devi piantare qua davanti allora prendiamoceli, due prosecchi.
Scherzi? Andiamo. Andiamo, che  tardi.
Tornare in Italia, che smacco... Oddio, anche tornare a Bali  una sconfitta, certo, ma in tono minore: resto in giro, in ogni caso... Intanto abbassano le luci nei gate che non hanno volo, ovvero tutti l intorno. Fuori dalle finestre si muovono piano code di aerei trainati da muletti invisibili. Due tavolini pi in l, tre olandesi, grassi, biondi, silenziosi. Il tempo perde significato; l'universo diventa un luogo binario, acceso e spento, luce e buio, esistente e non esistente... Sto dicendo alla barista, un'entit che avresti detto senza volto, un manichino col grembiule rosso, che no, non voglio altro caff, parlo ma tutte le parole sono uguali, invece di no thanks potrei dire fiammifero pashmina Djorkaeff e sarebbe uguale, le parole parti elementari dello stesso peso.
Che  'sta roba?
Psytrance.
S, va bene Parvati. Lo so che  psytrance, goa o come la chiamate.
Quindi?
Quindi sono le quattordici. Le due del pomeriggio.
Afterparty, you know. Ce la stiamo scialando. Noi. Ma parliamo di te. Chi si rivede. Ciao Louis.
Ciao Lou, dice anche Spyros. Io nemmeno gli rispondo.
E non chiuderti subito. Sei tornato, no?, dice Parvati.
Grazie per la lettera d'incarico.
... E per quella di sponsorizzazione, dice Spyros.
S. E per avermi girato la lettera d'autorizzazione dell'Ufficio Immigrazione.
E che, ti lasciavamo l? Uno indispensabile come te, eh Lou?
Dai Spyros, finiscila. Comunque  vero, ti riprendiamo per amicizia, perch non ci sarebbe neanche bisogno.
Abbiamo due ragazzi di qua che sono molto pi bravi di te e di quell'altro. A proposito, dov' il nano?
Non  che sei troppo pi alto di lui, coglione.
Ah, ora ho capito! Forse sei solo venuto a trovarci? Immagino che ci sia un momento, nella grande imprenditoria transnazionale, in cui si fanno cos tanti soldi che si riesce addirittura a rimediare il tempo di andare a trovare gli amici. Che so, di starsene per un po' in un paradiso di villaggio a Bali. Andata male, eh?
Ma perch non te ne vai a fanculo?
Louis, dice Parvati, abbozzala, che non  proprio il caso. Per anche tu, Spyros... Vai a farti un chai, va'.
Ni Luh non c'?
Da quando siete andati via non s' pi vista. Allora Louis? Raccontami un po'... In realt quei due ragazzini che ha detto Spyros non valgono granch... Per dire,  mezzo sprofondato il secondo pontile e ci vorrebbe qualcuno che ci desse uno sguardo...
Le prime due settimane le passo a dirmi di andare a cercare Ni Luh, ma alla fine non esco mai dal Dharma Village, metti che Parvati cambi idea, alla fine mi ha fatto tutte le carte e ripreso senza troppi discorsi, e mi ha pure lasciato intendere che c' margine per ricominciare a fare qualche movimento, che Rmi deve averli fatti scazzare una volta per tutte... Mai quanto fa scazzare me, ovvio, eccolo che arriva sul pontile, abbracciato a una puttanella adolescente, proprio mentre sto in acqua a bestemmiare sull'ultimo palo:
Allora, champion, si lavora?
Ti levi dalle palle da solo o vuoi che ti pesti davanti a quella?
Ride, Rmi, e ride pure la ragazzina, anche se non ha capito niente di quello che stiamo dicendo.
Credevo que sans Carlo tu non saresti fare rien!
Sapresti, imbecille.
Sapresti... Saresti... E lui dov'?
In India.
In India! Non lo hanno gi fatto a pezzi, sans ce mec costaud a proteggerlo?
A proteggerlo... In India, con quel business l, problemi simili non si danno, penso mentre quel bastardo di un francese se ne va ridacchiando, una mano sul culo stecco di quella bambina.  vero che quella volta in cui due ragazzi pi grandi stavano per farlo a pezzi in Sempione, non  che Carletto stesse facendo chiss cosa. Ed  vero che ci pensai io, a fare a pezzi loro. Facile immaginare che la nostra amicizia si cementasse l, un classico... Ma non era quello. No, fu il business a unirci, la scimmia di svolta: nient'altro.
Ci rimango allora di stucco quando, la settimana ancora successiva, all'aeroporto di Denpasar, dove Parvati mi ha mandato a prendere una coppia di romani, mentre me ne sto l col cartello con scritto De Angelis, e intanto controllo il cellulare per vedere se ci sono chiamate, qualcuno mi tocca sulla spalla e mi fa:
Non dovrebbe esserci scritto Felici, l sopra?
Carlo! Ma...
Allora, socio?
Questa poi...
Sorpreso, eh?
Ma l'azienda, Ramesh...
Li ho mollati pure io.
Ma...
Carlo scrolla le spalle.
Non andava, eh?
In realt, Louis, alla fine il partner per Globalstampaggi l'abbiamo trovato. Sudha Agarwal Zenith Tin & Best Metal Private Limited. Proprio a Mumbai, pensa un po'.
Ma allora...
S, Rota ha sganciato il secondo quindicello. E vuoi sapere un'altra cosa? Ricordi quello stilista di Prato, visto a Pitti, quello col negozio in via della Vigna Nuova a Firenze? Abbiamo pure trovato un possibile partner per lui e...
Ma allora!
Che ti devo dire, Louis, girare girava, ma non mi sentivo pi a mio agio l da solo. Sar stato quel morso, dopo che me lo sono beccato ho fatto buon viso ma ho iniziato a prenderli tutti sulle bl... Cos mi sono fatto sganciare la mia fetta e...
Ah, a te l'hanno data!
Figa, con tutti i soldi che gli ho fatto fare! Ma solo delle due tranche Globalstampaggi, intendiamoci.
Il visto?
Per ora l'ho preso turistico, quello potevi farlo anche al consolato...
Aspe' Carlo, quelli mi sa che sono gli ospiti. Finisci di dirmi dopo, ok? Anch'io voglio proprio parlarti di un'idea che mi balla in testa... I signori De Angelis? Benvenuti a Bali!
E benvenuti nella vostra vacanza al Dharma Village, dice subito Carletto, come se fosse qui con me ad aspettarli da chiss quanto.
Dopo, ricordami di dirti una cosa, faccio a Carlo mentre li facciamo salire sul pulmino. Su quella tua vecchia idea.
Alla riunione che chiedo a Parvati, Spyros ci accoglie socchiudendo gli occhi, come se non ce la facesse a controllare il fastidio. Sforza un sorriso a Carletto:
Gi di ritorno pure tu?
 un anno e mezzo che siamo via.
Starai un po', spero, dice Parvati. Paracula...
Senti, Parvati.
Dimmi, Louis.
S, il fatto  che, s, anche Carlo vorrebbe trattenersi. Ma non come una volta.
No?, dice lei guardando da dietro la tazza di chai, con quegli occhi met elfo e met vipera.
No. Stavolta vogliamo fare le cose serie.
Mi ha detto Louis che eravate a Manali, dice Spyros, e viene verso il tavolo, e prende le sigarette con una mossa come a dire Sono le mie sigarette, e ne cava fuori una, e se la accende prima di continuare: Cos', avete conosciuto un qualche straccione pieno di charas su in India? Lo abbiamo gi, il fumo.
 vero, il fumo lo avete. Perch non fai su una canna, eh Parvati? Cos magari Spyros si d una calmata.
Parvati prende la scatolina.
Insomma?, dice Spyros mentre Parvati scalda il fumo.
Insomma, per quanto nepalese vi porti Cirillo, per quanta ganja di merda prenda dai thailandesi quel coglione di Rmi, la coca (oh, guarda come alzano le sopracciglia alla magica parolina...) la prendete sempre, quando la prendete...
Le rare volte in cui la prendete, dice Carlo.
... Da quegli stronzi di russi. E a che prezzo. E di che qualit.
Non  malissimo la qualit, dice Parvati. Almeno rispetto a quello che arriva di solito quaggi. Mi scambio uno sguardo con Carlo, uno sguardo che  tutto un sorriso.
Per carit. Pure rispetto a certa coca che trovi per strada a Milano  quasi decente. Ma. Se qualcuno avesse un contatto diretto... Se la prendesse, diciamo, alla fonte...
Le cose cambierebbero, dice Carlo.
Parvati accende la canna:
Quanta ne potete portare?
Carletto mi guarda. Guardo Carletto.
Volendo, anche cinque chili a botta, dice lui. Parvati e Spyros si scambiano un'occhiata lampeggiante.
Non c' bisogno di stare a far troppi conti, dico io. La portiamo. La tagliamo al quaranta. La rivendiamo. Mezza al dettaglio, qua al villaggio e nei posti di fiducia. Mezza a stock. Anche ai russi, che ti frega. Che se la vadano a dare al MayPoy o in giro nei locali.
Poi se vi va facciamo anche i conti, dice Carletto. Io li ho fatti. Qua sul cellulare. A occhio  difficile fare meno di quattromila lakh.
Quaranta miliardi di rupie indonesiane, dico io.
D'accordo, fa Parvati. D'accordo. Ma per partire, quanto vi servirebbe?
Diciamo centomila.
Spyros sbuffa, viene da me:
Euro? Suvvia Louis, suvvia. Secondo te affido tutto quel cash a te? E poi come lo porti?
In fogli da cinquecento sono due mazzette, le nascondi anche in un libro dopo che hai ritagliato lo spazio nelle pagine. Se poi la cosa gira possiamo anche versarlo.
Dove?
Fingiamo una fornitura... Senti Spyros, non  che sto qua per spiegarti tutto.
Anche per la parte dell'import, dice Carlo, ho ideato un metodo...
Ovuli?, dice Parvati.
Mi ci vedi a correre in bagno con lassativi e scolapasta? No, certo che no. E poi con gli ovuli non li porti, cinque chili, dico, e faccio segno a Carletto che pu bastare. Vi abbiamo chiesto di fare questa riunione per sapere se siete della partita. I dettagli, dopo.
Tu non ti rendi conto, dice Spyros, che intanto questi soldi vanno tirati fuori,  una liquidit che...
Facciamo cos, dice Parvati. Noi mettiamo ventimila. Stavolta. Se poi va bene, impostiamo un discorso pi serio.
 un po' uno spreco..., fa Carletto, ma lo fermo. Un chilo pu andare.
Va bene, dico. Va bene. Dopo vi mangerete le mani, ma va bene. Con quello intanto alziamo cinquecento lakh. Un terzo a noi, un terzo a voi, e col rimanente ci paghiamo la spedizione successiva.
Magari anche Rmi vuole metterci sopra due lire, dice Spyros.
Rmi meglio se sta fuori.
Ascolta ciccio, dice Spyros, se pensi di tornare qui a dirci come fare, chi tenere dentro o fuori...
Non ha torto per, dice Parvati. Quello, ultimamente...
 vero, amore, ma gi che vanno... Cos almeno Rmi ci rende tutto quello che ci deve, una volta per tutte, e ce lo togliamo dalle scatole.
Se vuole mettere qualcosa ok, fa Carlo, bello sicuro, ma non pi di un cinquemila. Resta socio di minoranza. E soprattuto non mette bocca. Perch se tutto va bene...
Se tutto va bene, dice Spyros e spegne la sigaretta, calcandola pi volte, nel posacenere-topeng.
Eccoci io e Carletto, eccoci all'aeroporto di Cancn, e s, la tensione  alta ma anche il morale, tutto ieri  stato sistemato a modo, tutto adesso pare tranquillo, il sole fuori splende e le pubblicit della Corona col loro mare azzurro e la scritta beach bar valgono quanto il mare, quanto un vero bar sulla spiaggia. I bagagli sono andati. Carletto  impallinato. Va per la quarta volta nel cabinotto fumatori, in un tiro ciuccia via una Marlboro. Mi sorride da l. Poi viene da me, tutto sudato, rosso come un cazzo di gambero per il sole che ha preso in soli due giorni:
Simpatico, no, quel Martn?
Ora, simpatico. Se ti stanno simpatici gli assassini.
Ci ha trattati bene.
Ci ha trattati bene perch  amico di Maxy, Cavaglioni e Dido.
E perch gli portavamo i soldi.
Esatto.
Louis...
Che?
Andr tutto bene, vero?
E certo che andr tutto bene. Lo hai detto tu che 'sto trucco  a prova di sgamo. La soluzione cambia anche l'odore. Non ce n' per nessuno.
Cagnazzi bastardi..., ghigna. E pure io ghigno. Sto in ansia, ovvio. Ma pregusto il prossimo movimento. In teoria potremmo fermarci anche dopo un movimento - dico, dopo un movimento vero. A Spyros e Parvati va fatta piacere l'idea, va fatto immaginare un futuro di viaggi continui, di ampliamento del villaggio, di investimenti, ma dopo il prossimo giro ci potremmo gi fermare. Un mezzo milione a testa ci basta. Ci potremmo piazzare proprio l a Playa del Carmen con Maxy e gli altri, loro hanno il ristorante, noi ce lo facciamo l, il bar sulla spiaggia, proprio l davanti, e tanti saluti. Un sei o sette anni senza sbattimenti, se tutto va bene, ce li meritiamo...
E tutto va bene, lo scalo a Bangkok  tranquillo e a Denpasar passiamo lisci, solo al momento del ritiro bagagli, ovvio, la paranoia  alta, Soekarno-Hatta, i soffitti di legno, l'aria condizionata dentro, il caldo che per poco non incendia i cespugli spinosi fuori, la pena di morte per i corrieri, e noi l, io in Lacoste bianca, Carletto in hawaiana e occhiali da sole, sembra tutto a posto e quando sembra tutto a posto le cose spesso vanno male, e invece non vanno male, no: le valigie arrivano, col cuore in gola le recuperiamo, o meglio la recupero perch abbiamo tirato a sorte a chi toccasse quella coi vestiti inzuppati ed  toccata a me, lo sbirro con gli occhiali a goccia davanti al tunnel per uscire non fa una piega, n la fa quando gli passiamo davanti, e nel tunnel c' pure il cane nella sua gabbietta, il che significa che non  operativo, ma insomma, un po' di scaga la mette pure lui. Ma anche il cane pieghe non ne fa, e noi siamo gi fuori, al sole spesso dell'Indonesia, siamo gi sull'apino arancione, sul bejaj che ci porta allegri e contenti fino al Dharma Village, il tempo che senza avvertirci riprende a scorrere...
Alors?! Com' andata?!
Rmi, non scassare. Siamo qui, no?
Donc  andata bene?
Donc, dice Carlo, vai a farti un Mai Tai al bar e aspetta che ti chiamiamo noi.
Se dicessi che ho visto il vapore uscirgli dalle orecchie, non sarebbe un'esagerazione. Guardo Carlo quasi ammirato, e ridendo e sghignazzando andiamo da Parvati, che ci ha messo a disposizione un capanno al margine nord del villaggio, nella zona dove vorrebbero, un giorno, espanderlo. Entriamo e si capisce subito che stavolta a Spyros lo ha fatto lavorare. C' tutto: le vasche di resina, i ventilatori, il fornello, una cinquantina di bottiglie di acetone, una ventina, pi grosse, di ammoniaca, il diclorometano, i filtri...
Allora, Carlo, mi raccomando eh, dico mentre tiro fuori dalla valigia i jeans e le magliette. Non  come quando a scuola estraevi la caffeina dal macinato.
In realt  pure pi semplice come procedimento.
S, ma se sbagliavi quello, non perdevi centomila euro.
Tranquillo, socio.
E sto tranquillo, e bene faccio a starci. Fino al giorno dopo, e intanto dico a Parvati e Spyros di avere pazienza, e a Rmi di non rompere le palle.
A lavori finiti, del chilo che ci aveva dato Martn ne tiriamo fuori novecentoquaranta grammi.
Sessanta grammi andati.
Non sono poco, no. Facciamo un altro lavaggio?
Dal secondo lavaggio ne escono ventisette. Nove e sessantasette, cos', una perdita del...?
Tre virgola tre percento. Ci sta.
Ci sta s..., dico senza trattenere un sorriso enorme, e quasi lo abbraccerei, anzi sai cosa? Lo abbraccio proprio, fanculo.
Dai, socio, facciamoci una bottarella.
Solo una, dico. E solo per testare. Non c' la peggio, in questo business, di cominciare a pipparsela, dico, mentre Carletto ha gi fatto su. Lo guardo. Annuisce. Sorride. La testo anch'io.
Bomba.
Vero?
L'aspetto per non  un granch.
No?
Lo vedi,  uscita una polvere un po' lattea, poco compatta... La gente vuole il sasso, vuole la madreperla. Quella che aveva Maxy era madreperlatissima.
Ci sar un trucco anche per quello... Una volta ho sentito che dei tipi per rifare i sassi ci spruzzavano la lacca.
Niente troiate nella nostra barella! Se non troviamo un modo, la tagliamo al quaranta con la mannite, e come si presenta si presenta. Tanto, lo hai visto cosa arriva qua di norma.
 tutta una festa, spartirsela, venderla, incassare,  un vero e proprio mese di festa, al Dharma Village, anche i due romani che avevo accompagnato dall'aeroporto si prendono cinque pezzi, e in quel bere e pippare e ridere, pure Rmi con quel muso butterato sembra quasi simpatico...
Dai retta Parvati, ma Ni Luh?
Te l'ho detto, da quando te ne sei andato non si  pi vista. Spyros! Ni Luh tu l'hai incontrata mai?
Boh, una volta al mercato...
Che dici, fa Carlo con una Pia Colada con tanto di ombrellino in mano, quando lo facciamo il prossimo?
E togliti gli occhiali da sole, che  buio, gli dico senza riuscire a non ridere. Vediamo. Tra non molto. Ho sentito Maxy, Martn in questo periodo  carico.
Italiano... Baggio!, fa Martn, senza smettere di giocare alla PlayStation, cinque raglie mostruose stese l sulla confezione di Call of Duty. Te llamar Roberto Baggio.
Mi chiamo Louis.
Luis, certo. Un nombre da asesino!
Lo guardo perplesso. Allora dice:
Luis Alfredo Garavito Cubillos. La Bestia. Tribiln. Conosce?
No.
No sabes una mierda sobre nada. Ma yo, te llamer Baggio. Te gusta?
Fai come vuoi.
Baggio, puah, dice Carletto.
No me jodas, hombre, Baggio te caje contra los huevos?, dice Martn, mentre i suoi tirapiedi, Cndido e Crespin, ridacchiano induriti l sul divano.
E Carlo, col niente di spagnolo che sa, a cercare di spiegare a quei tagliagole la sua stronza teoria, che sarebbe per colpa di quelli come Baggio che in Italia va tutto a puttane, che una brava persona come Arrigo Sacchi finisce crocifissa.
Sacchi es un pinche pendejo, risponde Martn, e Carletto di certo ha coraggio, oppure  proprio scemo, a mandare a fanculo un pazzo impallinato di coca con una .44 nella tasca dei calzoncini, a dirgli Non ci capisci nada, e infatti il mejor che ha prodotto il futbl mexicano? Quel cabrn di Hugo Sanchez!, e Martn che lo guarda con gli occhi a fessura e dice solo:
De la Fuente. El Pirata.
Questo coglione, mi fa Carletto.  come se io che sono nato nel '70 venissi a rompergli le palle con Piola.
Dai Carlo, falla finita.
E la fa finita, e Martn ride, e viene l, e lo fa a me, una specie di ganascino, mi prende la faccia e me la strizza, e dice Rrroberto Baggio. Ma quel che conta  che chiudiamo lisci anche stavolta, e stavolta i chili sono dieci, e la soluzione liquida al secondo tentativo ci viene pure meglio, e senza neanche sfiorarla, che stavolta c' da stare tranquilli, eccoci di nuovo all'Aeropuerto Internacional de Cancn.
Hai un bel coraggio.
Che?
A rivolgerti cos a Martn. Voglio dire, c'eri pure tu l'altro ieri a cena quando Maxy ha raccontato di come ha tagliato le dita a un tipo che aveva scazzato.
Oh, dai socio, non  che ora mi taglia le dita per una roba di calcio.
Tu non capisci, quelli sono dei pazzi... In ogni caso  andata. Anche se su Baggio ha ragione lui.
Con quante volte ne abbiamo parlato, ancora non l'hai capito. Se avessi visto giocare Savicevic...
Savicevic! Cio, anche solo paragonare Savicevic a Roberto Baggio...
Non sai di cosa parli...
Intanto quest'anno...
Non essere ridicolo.
Vedremo i prossimi, e mi scapperebbe quasi un ganascino, ma meglio di no, quando c' di mezzo l'Inter  sempre meglio lasciare il campo alla scaramanzia. Cos dico solo Mettiamoci in coda per il check-in, va' l.
Be', che  'sta faccia?
Lasciami stare.
Dov' Carletto?
Spyros. Lasciami passare, ti ho detto...
C'hai tutto?
...
 andato tutto bene, Louis?
Parvati, non mettertici anche tu. No, non  andato bene un cazzo.
Come!
Ora ti fermi, fa Spyros fronteggiandomi, e spieghi.
Lasciamo stare.
No, a???a, ora spieghi!
Spiego... Cosa ti spiego? Ci hanno beccati. Cio, hanno beccato Carletto, io ho fatto in tempo a sfilar via, mi  andata di culo.
Cio mi stai dicendo che non hai riportato niente?
TI STO DICENDO che all'aeroporto ci hanno beccati. E me la sono cavata a malapena. Arriviamo lisci a Denpasar, no?
Aha?
Sai cosa? Non sono affari vostri.
Certo che sono affari nostri! Sono soldi nostri.
E va bene, va bene. Niente, quando raggiungiamo il nastro dei bagagli ci sono gi diverse valigie sopra, e vediamo anche la nostra, che a questo giro toccava a Carletto, facciamo per andar l, ma separati perch il biglietto, il posto, facciamo tutto ogni volta separati...
Ogni volta!  il secondo giro e avete gi sgravato, dice Spyros.
Oh, se non ti interessa vattene a fanculo.
Continua, Louis, dice Parvati.
E niente, Carletto si avvicina alla valigia, io lo seguo un po' da dietro ed  allora che mi accorgo di un movimento alla porticina di servizio che d sugli uffici della dogana. Ci sono due sbirri d'aeroporto che hanno proprio la faccia di quelli che aspettano un certo momento, provo a fare un Hey! fingendo di inciampare nel trolley di un tale, ma Carletto non mi sente e prima ancora che possa fargli un cenno, non solo quei due vanno verso di lui, ma spuntano altri due sbirri che erano appostati da qualche parte dietro al nastro, due grigi, non blu, sbirri regolari indonesiani, e se lo agguantano, e a quel punto che potevo fare? L'unica era fare il serio, andare a dritto, uscire pi veloce possibile ma senza correre, salire sul primo bejaj e levarsi dalle palle.
Quindi, dice Parvati, i soldi...
Parva'. I soldi li ho dati a Martn, cio al tipo di l.
Parvati e Spyros si guardano a lungo. Lei si alza e si versa del chai. Lui batte una kretek sul tavolino e dice:
Rmi ti ammazzer.
Una soluzione va trovata, dice Parvati.
Che soluzione vuoi trovare?
Una soluzione per farti cagar fuori i soldi che ci devi.
Io vado in bungalow, eh...
Ma appena giro l'angolo faccio in tempo a sentire Spyros che dice Questo scappa, te lo dico io.
Non se gli faccio sparire il passaporto, dice Parvati. Ho visto dove lo tiene...
Ma senti 'sti pezzi di... Gli faccio una piazzata? Meglio di no. Meglio sarebbe, in effetti, scappare, ma poi a Carlo chi ci pensa? Gli andr preso un avvocato, andr seguito il processo, e vatti a fidare di questi due...
Bon, intanto, penso prima di buttarmi sul letto, questo lo metto al sicuro. Prendo il passaporto dalla borsa e me lo ficco nelle mutande.
Mi sono quasi addormentato, nonostante quell'immagine che non si toglie dalla testa, quell'immagine degli occhi di Carlo che mi guardano mentre passo la porta a vetri dell'aeroporto, e mentre gi punto il primo capannello di conducenti di bejaj che alzano la mano, mi strilla qualcosa e mi giro un'ultima volta e lo vedo, i due sbirri in grigio che lo tengono per le braccia e gli altri che gli arrivano pure addosso, uno calpesta gli occhiali da sole che gli sono caduti a terra... Nonostante questo, mi sono quasi addormentato, quando sento qualcuno aprire la porta.
Parvati?
Non, pas Parvati. Sono io.
Rmi? Che cazzo vuoi, dico mentre scendo dal letto e quello entra nella stanza. Parvati ti ha dato il passepartout?
L'ho sdoppiato anni fa, quando quei deux hanno cominciato a diventare i grands cons che sono.
Capirai, ha parlato quello a modo. Insomma, che vuoi?
Ti si vede il passepartout, ghigna indicando il passaporto che mi spunta dalle mutande. Quando rialzo gli occhi ha tirato fuori quel coltello a farfalla con cui minaccia sempre di sfregiare le puttanelle a cui fa il pappa per conto terzi. Lo apre con quel numero alla filippina, tic-tlac-tlac, e fa un passo verso di me.
Vedi Rmi, che sei un coglione lo si capisce da tante cose. Ma se pensi di spaventarmi con quel giochetto, sei davvero un coglione.
Non pensare a come lo apro. Pensa alla broderie che ti faccio se non tiri fuori i miei soldi.
Coglione, non ci sono pi i soldi.
Io dico che ti sei messo d'accordo con quella salope di Parvati e questa storia  tutto un falso.
 arrivato il genio.
Vediamo se dopo una leon continui a raccontare catsate.
Si dice cazzate. Prova a farti sotto con quell'aggeggio e vedi cosa succede.
E si fa sotto, pensa un po'. Forse  incoraggiato dal fatto che sono in mutande e ciabatte e mezzo addormentato, o forse boh, forse non faccio pi l'impressione che facevo una volta agli stronzi come lui, ma lascia partire un affondo vero, ad altezza viso. Mi sfiora la fronte. Io non ci vedo pi: gli prendo la mano, gliela torco e mentre dico VE-DI CO-SA SUC-CE-DE glielo conficco in un occhio. Ci ripenser parecchie volte a quel momento. In effetti ci ripenser ogni giorno, quasi quanto a Carletto bloccato dagli sbirri. Si poteva fare in tanti modi, tutti migliori. E se devo essere sincero, non sono neanche sicuro che avesse tirato per far male. Forse era un affondo per intimidire, e mi aveva preso solo perch ero scattato in avanti. Ci ripenso, e davvero gli si potevano dare mille lezioni senza diventare un cazzo di assassino. E invece. Sar stato il nervoso, la rabbia, la frustrazione, il fatto che era venuto a cercarmi apposta per rompermi le palle, il senso di fallimento o il taglio che mi aveva appena lasciato in fronte, fatto sta che quel balisong glielo conficco nell'occhio fino al manico, e Rmi schiatta l tra le mie mani, gli esce solo un po' di sangue dal lato della bocca e crepa senza manco dire mais. Io vomito.
Poi capisco che in questo villaggio le cose non succedono mai per caso, perch arrivano subito quei due. Coincidenza? Venivano pure loro a rompere? Lo avevano mandato loro per tastare il terreno? O magari lo avevano visto venire in qua e lo avevano seguito... Fatto sta che entrano pure Parvati e Spyros. Lei si blocca sulla soglia, si copre gli occhi con le mani e d uno strillo soffocato. Lui la supera, fa due, tre passi, gli occhi fermi sul corpo. Poi si ferma a sua volta:
Ga?t?, che bordello.
Gliel'avevo detto di non provarci nemmeno, dico toccandomi la faccia e sentendo che sta uscendo un sacco di sangue dal taglietto sulla fronte. Parvati si  tolta le mani dal viso e ha raggiunto Spyros, gli tiene una mano sulla spalla e guarda orripilata quel disgraziato l a terra. Spyros le abbraccia il fianco. Lei piega la testa sulla sua spalla, come a trattenere le lacrime, poi gradualmente la alza, e intanto prende un'espressione pensierosa, da cui posso vedere a occhio nudo il dissiparsi della paura, e dice:
Adesso hai una ragione in pi per restare.
Eh?
Ci siamo capiti.
No, non ci siamo capiti. Cosa intendi?
Intendo che questa storia non esce da qui. Tanto, e guarda Spyros, uno come Rmi, pregiudicato, solo al mondo, in giro per l'Asia a vivere di piccoli traffici... Un giorno ha preso un traghetto per Giacarta, e chi l'ha pi visto?
Lo fai solo perch non vuoi casini al villaggio.
Pu darsi.
E perch con Rmi ormai vi eravate scazzati.
Anche, volendo. Ma facendolo ti evito di andare a far compagnia a Carletto a Lapas Cipinang. Non mi pare una cosa da poco. Sbaglio?
Guardo quel morto l a terra. Mi tolgo un po' di sangue dal sopracciglio. Guardo di nuovo loro.
Niente da aggiungere? Bene, dice ancora Parvati. Ora fai il bravo e fai quello che diciamo noi finch non hai ripagato i ventimila. Poi te ne andrai a far finuccia dove ti parr. A far sparire questa schifezza ci pensi tu, Spyros?, dice indicando il cadavere di Rmi.
Nei primi mesi nemmeno mi permettono di andare a trovare Carlo, e forse  meglio cos, anche se l'Indonesia non d l'idea di un posto in cui continuino le indagini o vogliano approfondire: lo stronzo coi chili lo hanno ingabbiato, e bona l'. Ma secondo Parvati  opportuno non smuovere le acque, anche per il bene di Carlo, e per quanto quella frase serva solo a tenermi l buono, magari non  proprio sbagliata. Per un po', la vicenda del turista italiano arrestato a Bali con dieci chili di droga tiene banco sui giornali, specie perch Carletto rischia la pena di morte. Fucilazione! Animali, veramente... Si interessa pure un senatore dei Radicali, e meno male, perch dopo un po' la notizia stava sfumando, alla fine dieci chili son dieci chili, la cocaina non  ganja, uno che muove dieci chili di barella lo fa per i soldi, pochi discorsi, e allora pure la solidariet si appanna e finisce per venir meno, hai voglia a dichiarare che non ne sapevi niente, che qualcuno doveva averti messo quei vestiti impregnati nella valigia... Nel periodo prima del processo arriva pure qualche telefonata da Maxy, a cui evito ogni volta di rispondere, e vivaddio arrivano diecimila euro che il padre di Carlo  riuscito a rimediare vendendo un garage, e anche se quelle sanguisughe di Parvati e Spyros se ne trattengono duemila, grazie a quelli e al resto della quota Globalstampaggi di Carlo riesco a prendergli un avvocato che parla inglese e che lo seguir per il processo. Quello mi spiega il gran casino che  il sistema giudiziario indonesiano, un misto di legge coloniale olandese, adat, cio la legge consuetudinaria dei villaggi, e sharia. Sharia! Roba da pazzi... Grazie a lui capisco che non c' da sperare granch, ma ci sono delle possibilit di movimento dopo, di corrompere qua e l per vedere, almeno, di tirar via Carlo da Lapas Cipinang e farlo mettere a Kerobokan, che  pi tranquillo, oltre che pi vicino. Sulla condanna a morte, si dice sicuro che non la daranno, per evitare casini con l'Italia. Ma dopo la sentenza, l sar il problema, quando dalle celle per gli imputati in attesa di giudizio lo sposteranno nella Cipinang vera e propria, in una cella collettiva... Mi dice questo e non aggiunge altro, poi mi guarda di nuovo con quegli acquosi occhi da inglese in esilio e aggiunge: I suggest you find the money quite fast.
La sentenza di primo grado, che poi  anche quella di ultimo grado visto che gli affari di Carletto difficilmente porranno questioni costituzionali, arriva il 29 aprile 2007. Ergastolo! Good, good, mi dice l'avvocato. Ah be', se lo dice lei... Mi spiega che  s un ergastolo, ma non bloccato, pu essere commutato, pu entrare in gioco la buona condotta... Insomma, If nobody - well - if nobody kills him in the meanwhile, magari dopo una ventina d'anni lo tiriamo pure fuori. Maybe even fifteen!
Se non altro star dietro alle beghe di Carletto mi evita la noia che patirei al Dharma Village, e pure diversi pensieri, dato che la prima cosa a cui penso quando mi sveglio  lui, ma l'ultima a cui penso prima di addormentarmi  Rmi, il mio essere un assassino; il fatto incredibile  che non sembra fregargliene nulla n a Parvati n a Spyros; la voglia, quasi, di fermare il primo che passa, un turista al villaggio, un facchino che porta le derrate, e dirgli Lo sai che ho ammazzato uno? Che sono un assassino?
Quando quei due bastardoni, vedendo che esco solo per star dietro a Carlo, allentano un po' la presa, vado anche a cercare notizie su Ni Luh, ma niente, nessuno l'ha vista in giro da mesi. Solo a maggio inoltrato, quando dopo un bel po' che non si vedeva arriva Cirillo col solito carico di fumo - da non credere la naturalezza con cui Parvati gli comunica che Rmi se n' andato a Giacarta, e la sfacciataggine con cui, al suo Ma come non lo sapete,  uscito pure sui giornali, non quanto la storia di Carletto, certo, ma pare che sia scomparso nel nulla, lei spara un No! - ... Solo a maggio, insomma, Cirillo mi dice che  passato al villaggio degli australiani, quello vicino a Gretek, e che chiacchierando, S certo abbiamo parlato anche di Carlo, poveretto...,  venuto fuori che Ni Luh se ne era andata con uno che aveva una cooperativa di pescatori a Nusa Penida, e che poco prima aveva partorito suo figlio... Biondo!, ride Cirillo, chiss di chi sar figlio, poi mi guarda capendo di aver fatto una gaffe, mi d una pacca sulla spalla e dice Tranquillo socio, tu sei moro, no?
Non sono tuo socio, gli dico, e me ne vado nel bungalow.
Quanto tempo passa? Difficile dire. Diverse settimane, anzi mesi, perch arrivano le piogge e poi torna il secco e Carletto continua a marcire a Lapas Cipinang e Ni Luh non si vede e Rmi mi appare in sogno e mi dice che siamo uguali, che se ci fossi stato io al suo posto non sarebbe cambiato niente, e mentre rifacciamo i tetti rovinati dal monsone arrivano la dolce estate di Bali e i primi ospiti al villaggio, quelli di fiducia, a cui non importa se ancora c' da sistemare tutto, perch preferiscono starsene in pace, senza troppa gente intorno, e si ricomincia a prendere il pescato e grigliarlo, e se non fossi prigioniero, e se Carlo non lo fosse peggio di me, non sarebbe neanche malaccio, stare qui senza ambizioni, riallinearsi al ritmo lasso della spiaggia, di questa estate lunghissima...
C'hai posta.
Parvati,  troppo chiederti di bussare?
Nel mio villaggio? Senti che pretese! Tie', dice, e mi butta una busta posta aerea vecchio stile, con le righe rosse e blu sul bordo. La linguetta per  mezza scollata.
L'hai aperta?
Tu non preoccuparti...
L'hai aperta?!
Certo che l'ho aperta. Louis Michelangelo, c/o Dharma Village,  posta per me prima che per te. E poi metti che c'erano dei soldi. Se arriva cash per te o Carlo, lo sai, prima di tutto si discute quanto tratteniamo noi. Per il resto puoi stare tranquillo, non li leggo gli affari tuoi. Sai quanto me ne frega di tuo padre...
Cazzo dici.
Guardo Parvati, poi la busta. Il mittente non c'. La busta  stata reinviata, per: il primo indirizzo  cancellato con due righe, ed  quello di Aurelia; sotto, la sua scrittura ha apposto quello di qua. Tiro fuori la lettera. Cade un cartoncino.
Ti giro questa lettera del babbo,
A.
P.S. ovviamente io non andr.
Ma pensa tu... Oh Parvati, sei ancora qui? Che c', hai paura che ci siano dei soldi che non hai beccato?
Torno in direzione... Ricorda che c' da rimettere la ghiaia sui vialetti, Spyros ha gi preparato i mucchi...
Caro Louis,
spero che Aurelia ti faccia arrivare questa lettera; avrei potuto chiederle l'indirizzo e scriverti direttamente, ma trovo che, ogni cosa considerata, sia giusto che passi da lei, dal suo giudizio. Confido tuttavia che queste mie parole siano ora davanti ai tuoi occhi. Immagino che non sia facile per te, oggi, leggermi; ma, credimi,  altrettanto difficile per me scriverti.
Mi dice Aurelia che sei un uomo d'affari e di poche parole. Cos ti dico soltanto che questo 21 giugno mi piacerebbe averti qui, assieme a lei, a Cristiana, a Rudra, a Enrico: ai tuoi fratelli. Ti sembrer una richiesta strana. Forse inopportuna. Ma, capiscimi, sono molto anziano e ogni mia estate potrebbe essere l'ultima. Ti prego quindi di venire: ci sono cose importanti che devo comunicare a tutti voi. Il luogo  Villa Fortuna, in un paese chiamato Saltino, sull'Appennino toscano. Potrebbe esserti noto quello vicino, Vallombrosa, per la sua abbazia:  l che ti ho prenotato una camera per le notti del 20 e del 21.
Tuo padre
Antonio
Enrico? E questo chi sarebbe? Ma soprattutto, cosa vuole il babbo? Cose importanti da comunicare... Ogni estate potrebbe essere l'ultima...
Sto una mezz'ora l sdraiato sul letto, con la lettera in mano. A occhio... S, a occhio  quello che sembra. Mi alzo, attraverso il villaggio ed entro in direzione, sempre con la lettera in mano. C' Spyros che fuma una kretek spaparanzato sulla poltroncina d'angolo, senti che puzza di chiodi di garofano:
Oh, Louis! La ghiaia non si sparge da sola, sai?
Dov' Parvati? Parvati!
Eccola che sbuca dalla tenda dietro al bancone con un grembiule con sopra Buddha e un coltello da cucina in mano:
Cosa c' adesso?
Senti, devo andare in Italia.
Cosa si  fumato questo?, dice Spyros dalla poltroncina. Parvati neanche mi risponde: mi guarda come si guarda un marmocchio che fa le bizze.
Sono serio, Parvati. Leggi bene. Vado l dietro al banco e le piazzo la lettera sotto il naso.
Quindi?
Quindi mio padre sta per morire, e io sto per ricevere un'eredit. Vado l, incasso, vi pago, sposto Carletto a Kerobokan...
Da' qua, dice Parvati pulendosi le mani sul grembiule e prendendo la lettera. Non mi pare... Non mi pare che parli di eredit.
Leggi bene fra le righe,  abbastanza chiaro.
Fai vedere, dice Spyros e si alza sbuffando dalla poltroncina per venire da noi.
Hai idea di quanto ci metto ancora a ripagarvi stando qua? Se vado l, chiudiamo subito.
Anche ammettendo che ci sia di mezzo un'eredit, dice Spyros, sono cose che ti arrivano comunque, mica devi andare per forza.
Sai benissimo che in queste faccende ci sono sempre dei casini di mezzo. Notai, trattative, beghe varie. E poi lo sai quanti fratelli ho? Quattro. Pure uno di cui non sapevo niente.
Aspetta, dice Parvati, ma tuo padre mica  morto.
Guarda quella frase... Ogni estate potrebbe essere l'ultima... Quello  malato, te lo dico io. Se la sente addosso.
Se fosse malato lo avrebbe scritto.
Ma no,  un uomo d'altri tempi, un artista...
 vero che tuo padre era uno grossotto, dice Parvati. Almeno, dove stavo io, lo conoscevano tutti.
S, esatto! Vedi?
Oddio, da quello che ricordo per famoso davvero era stato prima, tipo negli anni Sessanta... Cos'aveva fatto, un film?
Un film, un libro...
S, mi ricordo... Mi pare che una volta mi avevi pure raccontato tutta la storia... Era pure, cosa, un dirigente?
E in varie aziende, fai conto che l'ultima era l'Eni. Parvati mi ha gi capito, dico rivolto a Spyros. Ci pu essere di mezzo una discreta torta.
Spyros mi guarda, poi se ne torna alla sua poltroncina:
E se non torni?
Se dico che torno, torno.
Dai retta amore, dice Parvati, ora mi ricordo tutta la storia. Magari ci sono anche di mezzo degli immobili, no?
Naturale!, dico io.
Questo non torna.
Torna, torna, dice Parvati: qua c' Carlo. E infine, dice guardando il coltello, non credo voglia che le autorit riaprano il caso di un certo francese scomparso...
Mi sembra di vedermi da fuori, l seduto, il fastidio delle ginocchia contro il sedile di fronte, perch mai li fanno cos stretti,  vero che qua in Asia sono tutti nani, ma cos  troppo... Mi sembra di vedermi, mentre rileggo la lettera del babbo, mentre cerco di interessarmi al dato nuovo, al fatto di avere un fratello ulteriore, ma niente, quello rimane una sagoma senza volto, e invece mi vedo benissimo il volto pesto e senza pi i denti di Carletto, quello che sbocca sangue di Rmi... Forse con Parvati ho esagerato, forse il babbo non muore, forse non c' nessuna eredit, ma altrimenti perch ci vorrebbe tutti l? Solo noi, per, niente mamme...  vero che con le mamme diventerebbe una cosa grottesca, e poi la mia di mamma  morta, quella di Aurelia pure... Solo fratelli, quindi. Aurelia che mi alleva, o meglio che finisce di allevarmi, che mi salva il culo e mi permette di andare avanti fino ai diciotto e poi andarmene davvero; Aurelia che comunque non verr. Restiamo io, Enrico il senza volto e poi Cristiana e Rudra, quei due bambini che vidi un giorno in piazza Savonarola: Guardali, sussurrava mia mamma, guardali, sussurrava indicandomeli, e io dodicenne guardavo senza capire quella bimba biondastra che strappava un robot di mano a un piccoletto di tre o quattro anni, lui invece dai capelli scurissimi, neri quasi blu, e quello si imbronciava ma non piangeva. Guardali, quelli, quelli sono i tuoi fratelli, sussurrava mia madre, e la bella signora in collo di volpe che era con i bambini si voltava verso di noi, e nel suo, di sguardo, c'era l'intensit spaventata di un riconoscimento che gi cambiava in un Cosa ci fate qui. Anzi: Cosa volete da me. Anzi: Perch non sparite? Penso a questo e penso che allora non possono non esserci dei soldi in ballo, con che coraggio quell'uomo mi convocherebbe da cos lontano, senn?
Inizio a sentire odore d'Italia dopo lo scalo a Dubai, sul volo  pieno di italiani, gente che ci  andata in vacanza, a Dubai. Tra tutti, quello che deve sembrare meno un turista mi sa che sono io, perch quando passiamo per l'uscita il finanziere come mi vede tira il guinzaglio e fa fare il gesto al cane. Potevo ripulirmi meglio,  vero, ho delle Adidas schife e una felpa vecchia di cinque anni e questo trolley scassato,  chiaro che se c' uno sospetto, su cui fingere che il cane abbia sentito qualcosa, sono io. Certo che devono essere scemi forti, pensare che qualcuno si porti roba da Dubai, o peggio che mai dall'Indonesia...
Buonasera. Era a Dubai o ha fatto scalo?
Scalo.
Da?
Giacarta.
Cosa faceva a Giacarta? Lavoro, vacanza...
Lavoro a Bali. Ma ero a trovare un amico.
Questo  un cane antidroga, lo sa?
Posso immaginarlo.
Se ha qualcosa, guardi,  meglio se lo dice subito.
Non ho niente.
Mi prende la carta d'identit. Fa il sorrisetto che fanno sempre quando leggono Michelangelo. Me la rende. Mi squadra di nuovo, di sicuro sembro esasperato, e per niente teso.
Va bene, vada pure.
Nel bus l'unico posto libero  in prima fila. Mi trovo accanto un'asiatica. Sembra giapponese, ma lo capisci dai vestiti, prima che da una serie di variazioni somatiche, che non  giapponese, ma cinese di Hong-Kong. Se sai leggere i dettagli, c' la stessa differenza che tra un'italiana e una tedesca. Mi viene in mente quando avevo vent'anni, e sedersi in un posto accanto a una tipa, farlo con un sorriso, poteva significare conoscerla, quella ragazza, fissare, uscirci, magari andare a trovarla dalle sue parti, invitare l Carlo a farsi un giro... Tutti ragionamenti che non faccio da una vita... Da quando stavo a Milano: ed eccola che scorre l fuori, Milano, ogni volta penso che non ci torner pi e ogni volta ci sbatto il muso... Milano dove  tornato pure Maxy: chiss cosa  capitato a loro... Milano dove passai dalla dolcezza della mamma alla durezza di Aurelia; da una povert piena di amore a un benessere da cui non avevo il coraggio di attingere. Ma ci fu anche altro: imparai a essere milanese, imparai che di famiglie esplose come la mia ce n'erano ovunque, e imparai che la durezza di mia sorella era qualcosa di necessario, perch non importa se sei la donna pi bella del mondo come la mamma, o se sei intelligente come Aurelia: se devi avere a che fare con Antonio Michelangelo, l'unica cosa che serve  la durezza.
Il mio ostello non  un ostello ma una lavanderia a gettone-Internet point. C' questo cingalese che sorride mentre mi dice Louis, vero? C'avr vent'anni, parla milanese pi di uno che a Milano ci  nato, ci sguazza a Milano questo, penso mentre intasca i cinquanta euro e facendomi l'occhietto dice Ti do una doppia, per tu mi piazzi il deca di stellette su Hostelworld, ok?, e fa tintinnare le chiavi e mi conduce al terzo piano, dove dietro a una porta blindata da appartamento, dopo un corridoio da appartamento, dietro porte da interno d'appartamento, ci sono invece delle stanze d'albergo, lettone, TV, un quadro con dei fiori alla parete. Il cingalese sorride come una luna piena, e mi d le chiavi e un tagliando, che  la colazione, da consumarsi in un bar a un isolato di distanza, e mi dice Buonanotte, maestro.
Maestro. Una volta 'sti qua dicevano capo. Amico. Baffo se avevi i baffi. Maestro, mai.
Oh, ecco Maxy.
Ma hai gi il treno?
Tra un'ora.
Figa, allora usciamo dalla stazione, va' l, che c'ho due buste in tasca.
Ok, ok.
Hai gi fatto colazione?
No.
Prendiamocelo un cappuccio, dai, dice Maxy, e raggiungiamo il primo bar sul lato di Centrale.
Be' Maxy, com' andata alla fine?
Ti lamenti tu!
Racconta, allora.
Bah...
Racconta che ti fa bene, va' l.
Ma niente, Louis, prendiamo il ristorante, lo sai, per Cavaglioni non era niente sganciare 40k, il padre  uno con le mani ovunque, io ok alla fine per i miei 40k non erano pochissimi ma neanche tanti, il problema era pi fargli ingoiare che lasciavo l'universit...
Ma se c'hai trentaquattro anni.
Eh, ma mica l'avevo mai lasciata l'uni... L'ultimo esame l'ho dato, boh, tipo sette anni fa, ma ero ancora iscritto... Comunque alla fine mio padre  un imprenditore, mica un prof: quando gli spiego che non ci sto dentro a fare la tesi e gli esami mancanti, sgancia. Il casino era pi per Dido, lo sai, faceva la nostra scuola ma era di Basiglio, mica di Milano 3... Poi il padre era morto, insomma, non dico che il quarantello erano tutti i risparmi della madre ma quasi. Comunque, finisce che li mette pure lui, e va tutto bene, lo sai. Girava, quel ristorante. Peccato che non sei mai venuto...
Eh, Maxy, c'avevo i miei cazzi.
Girava, e poi ha preso a girare anche l'altra storia, dopo neanche sei mesi avevamo gi ampliato il locale, stavamo facendo i lavori per la piscina... Poi la posizione era buona, proprio dove adesso aprono tutti i posti nuovi, e comunque pure un Cava, quello meno affidabile,  uno che sa distinguere il bello dal brutto, si  messo subito a pippare come un treno ma al ristorante ci teneva, gli italiani di l ci venivano, tutti ci venivano. Il problema  che a un certo punto ha cominciato a venirci pure Martn, con quei due, presente...?
Cndido e Crespin? Buoni quelli...
Ci siamo capiti. E tu per che fai, non glieli dai i gamberoni? Viene un po' troppo spesso, ma che fai, lo tratti male? Lo consideriamo un costo extra rispetto ai soldi che stiamo alzando con la barella, tra l'altro dopo che al secondo giro ce l'avete spiegato, siamo passati pure noi al trucco dei vestiti...
Bel trucco, s.
Louis, non dire cacate. Se vi hanno beccati  perch qualcuno vi ha sputtanati.
Ma va' l.
In ogni caso, per quanto pippiamo, per quante chiusure speciali ci concediamo, per quante cene regaliamo alla banda di quel canaglione che ormai viene tutti i giorni con le peggio puttane, il ristorante va. Alla fine... Ci crederesti? Ci fidanziamo pure. Ci prendiamo 'ste tre, tre delle nostre cameriere... Saranno figlie di pescatori, ma oh, sono fighe, hanno sempre voglia di scopare e lavorano duro... E poi noi dobbiamo stare sempre al locale... Te la faccio breve: un giorno Dido torna a casa per Natale, no?
Aha?
Se ne sta l a mangiare con la madre e gli arriva una chiamata da Luca, quella con cui stava lui. Lui fa Ciao Luca, e Luca dice Non tornare, Dido, non tornare.
E lui: Come, Non tornare!
Non tornare, ti vogliono fregare.
Chi mi vuole fregare?!, fa Dido.
E lei: Cava e Martn. Hanno messo coca dappertutto in casa a te e a Maxy. Nascosta in mille posti. Appena torni, chiamano la polizia. Vogliono tenersi il ristorante.
Era vero? Era possibile? Non  che anche Luca era d'accordo? Vai a sapere. Dido mi chiama, ci incontriamo, chiamiamo Cavaglioni ma niente, non risponde mai. Andiamo a casa sua, chiediamo, il padre dice di averlo sentito, che andava tutto bene. Che fai a quel punto? Dido era terrorizzato, sai, con la madre sola e tutto. Te lo prendi un rischio del genere? Poi con la storia di Carlo ancora calda... Me la sono seguita tutta, sai, sui giornali... Alla fine, fanculo, non sono pi ripartito neanche io.
E che fai ora?
Uh, per ora affitto una stanza di casa, tanto  troppo grosso per me quell'appartamento...
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CAPITOLO 5.
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Decisione, almeno la decisione non mi  mai mancata, pensa Louis seduto nella cappella deserta, come deserta  l'intera chiesa, combattuto tra il paventare l'arrivo di un frate, il sentirsi fuori posto e doversi alzare mimando l'aria di chi si  solo appoggiato un attimo, e lo sperarci, in quell'arrivo, immaginare una confessione, Padre, padre, ho ucciso, raccontare tutto, raccontare di Rmi, Padre ho ucciso un uomo, non dovrei neanche stare su questo suolo consacrato, e quello Cosa dici mai figliolo,  Cristo anzi che ti ha voluto qui... Ma padre, chi ha ucciso non pu forse uccidere ancora?, e farsi mettere una mano sulla testa da quel bravo frate, che nella fantasia ha la barbetta rada del baba dei ghiacci, Dio  molto grande e perdona, sai figliolo, direbbe, dissimulando la percezione dell'arrivo di uno sconosciuto, da lontano, in un giorno non di culto, a confessare un assassinio, come qualcosa di fatale, decisivo anche per lui che se ne stava l tranquillo a svolgere le sue mansioni quotidiane... Il frate non arriva, e intanto Louis pensa che se ci fosse stato Carlo, gli avrebbe detto gi da un po' di uscire da l, di smuoversi. Allora finalmente si alza, netto, carico, in un unico impulso che prende tutta la sua stazza, e procede verso il cancelletto della cappella, deciso a non piegarsi ai giochi di quel vecchio balordo, ad andare subito alla villa senza aspettare riunioni o altro: andarci e chiedere subito la sua parte, Dammi quel che devi e fammi andar via, tu non lo sai cosa vuol dire avere un amico in galera dall'altra parte del mondo, tu non hai mai amato nessuno!, andarci e chiedere conto di tutto quello che ha patito, andarci e chiedere conto della mamma; andarci e prenderlo per il collo e...
Mentre Louis si alza ed esce dalla cappella, e tutta quella risolutezza si annerisce per l'orrore di un simile pensiero, dell'averlo avuto in un luogo del genere, un frate c'.  al di l della navata principale e lo annuncia un clic, perch con un accendigas di plastica rosa sta appizzando i ceri di un piccolo altare mariano.  molto anziano e ha una barba come quella che aveva immaginato lui e una croce d'argento al collo, e i loro sguardi si incrociano, nella mezza oscurit sembrano formare un tunnel esclusivo, ma forse  solo il frate a essere abituato a guardare cos i rari fedeli che si presentano in chiesa, oppure Louis a essere ormai predisposto a ogni suggestione - fatto sta che quando il frate abbassa l'accendigas e abbozza un sorriso, lui punta gi l'apertura laterale del portone e in quattro falcate esce, aspettandosi di restare abbacinato e trovando invece la sera, un'oscurit pari a quella dell'interno, ma dai contorni lividi, senza barbagli d'oro. Quanto tempo era rimasto l dentro?
Uscendo anche dalle seconde mura dell'Abbazia, ecco passargli di nuovo davanti, dopo una jeep della Forestale, una Panda, solo che col buio non si pu vedere chi ci sia a bordo. Neanche ha visto se era 4x4 come quella di quei due... Panda4... Lui bambino, quando mai avrebbe pensato di finire a Milano, che usa per la prima volta un CB. Il CB di un amico della mamma, Panda4. Tutti i radioamatori avevano nomi speciali e l'amico della mamma, per via dell'automobile, aveva quello. Cosa banale, oggi che ci sono i nickname; allora, straordinaria quanto un'identit segreta. Erano in Mugello, non cos lontano da dove si trova adesso, e Panda4 aveva buone ragioni per ingraziarsi il piccolo Louis, anche se forse lo avrebbe fatto con qualunque marmocchio interessato al suo trabiccolo. Lo mise in contatto con qualcuno, il primo che avrebbe risposto: Occhibelli da Diacceto - una donna! - e lui poverino si diede sul momento Zio Paperone, e parl con Occhibelli da Diacceto e chi ricorda cosa si dissero, certo sembrava di essere dentro a qualcosa di losco, per il solo fatto di usare quel sistema di comunicazione, quei nomi speciali... Louis si volta indietro, e i crinali ad abeti che salgono verso il monte sono scomparsi, ridotti a impressioni nerissime nel buio dietro l'Abbazia; vi si pu solo intravvedere un quadratino bianco, un altro edificio le cui finestrelle gli sembrano, ora, irriderlo... Basta: Andare e subito, dice ad alta voce, e si avvia per la strada verso Saltino, sulla quale  calata un'umidit spessa, capace di bagnare fin sotto i vestiti.
Qualche ora prima, Enrico costeggiava il doppio padiglione, sbarrato, del Ristorante Santa Caterina, e scorgeva una cappelletta con l'accesso a scalini e una finestrella ovale sopra l'ingresso. Non c' nessuno? Quando esce da dietro l'angolo del secondo padiglione si accorge che, invece, Nicoletta c': sta pi sopra, alla sua destra, dopo una ventina di metri di sentiero, e sta parlando, seduta sul muretto muschioso di una fonte, mentre, di schiena, una ragazza rasata, in nero, la inquadra (la filma?) con quella che sembrerebbe pi una macchina fotografica. Sta parlando, lo vede, gli sorride ma non smette di parlare, continua a sorridergli con gli occhi mentre lui avanza piano, le mani in tasca, attento a calpestare i punti d'erba e non quelli di ghiaia per non far rumore, e coperto dal gloglottio della sorgente si avvicina fino a trovarsi a tre o quattro metri dalla ragazza che filma, da quegli abiti neri e da quel corpo alto, teso, dal corpo di Cristiana Michelangelo, fino a captare le parole di Nicoletta:
... S, come tutti sono venuta qui per trovare, diciamo, un maestro, siamo partiti in tre dal Piemonte... Io? Di Quercidea, in Val d'Aosta, ma abito, cio abitavo, a Torino... No, li conoscevo poco, ci eravamo incontrati a un seminario di tantra... Furono loro a parlarmi di Antonio Michelangelo...
Enrico fa ancora un altro mezzo passo, che  di troppo, perch da un lieve movimento della nuca capisce che Cristiana ha sentito che c' qualcuno, ma ormai sta filmando e non smette; Nicoletta si aggiusta una ciocca dietro l'orecchio, gli lancia un'occhiata di finto rabbuffo, continua:
... All'inizio era tutto a San Donato in Fronzano, pi sotto rispetto a qua, in un casale scassato... Quelli che erano venuti con me poi se ne sono andati, mentre altra gente arrivava oppure tornava... Io mi sono trattenuta... Poi  arrivata gente nuova, alcuni da vicino Roma, c'era pure un tipo dalla... Mi pare dalla Croazia, s... Come? No, macch guru. Il punto  proprio essere maestro senza essere guru, hai presente, non so, Gurdjieff...?
L'idea di incontrare Cristiana da un lato gli piace, ma dall'altro gli mette un po' d'ansia, specie ora che risulta evidente il suo esser l per fare qualcosa di specifico... O forse erano quei sedicimilacinquecento risultati Google... In ogni caso, qualora si fosse manifestato, sentiva che quella avrebbe voltato la telecamera e intervistato pure lui. Voleva che una cosa simile accadesse? E che avrebbe detto? Ma sopra ogni cosa, e per certi versi provvidenzialmente, c'era la sua natura, e la sua natura era quella di seguire prima di tutto l'infatuazione per Nicoletta e non spezzare l'incanto che si stava formando. Rispetto a ci, un'intervista in sua presenza, lo sbracare, magari, su un Antonio Michelangelo circa il quale la posizione di lei gli era ancora ignota, poteva essere, se non rischioso, comunque da evitare. Cos resta indietro, anzi fa tre, quattro passi a ritroso e si piazza a una delle colonne di legno del primo padiglione del ristorante chiuso, pur cercando, e trovando, di nuovo, lo sguardo di Nicoletta, che si impettisce un po' civettuola e continua a parlare alla telecamera. Ora  troppo lontano per sentire cosa stia dicendo, ma intanto le scrive un messaggio (ci vediamo dopo, mi piace ascoltarti), lo invia, e nota la sua reazione, come un piccolo tic, alla vibrazione nella tasca. Quando l'intervista finisce, lei controlla il messaggio, gli lancia un altro sguardo e avendo cura di evitare ogni intromissione saluta Cristiana con baci e abbracci che a Enrico paiono un po' carichi, non da lei (a Enrico gi sembra di sapere alla perfezione cosa sia da lei o non da lei), e si allontana velocemente, con la faccia di chi si ritrova la testa d'un tratto piena di pensieri, anzi con la faccia di chi sta per portare un'ambascia di fulmini, corricchiando con quell'andatura che Enrico gi adora...
Cristiana cambia la card alla Canon, si impiccia un poco, le cade di mano, la recupera da terra, ci soffia sopra, la inserisce mentre Enrico considera se andarsene, o nascondersi, ma Nicoletta gi  scomparsa oltre la curva, e allora aspetta ancora un po', finch Cristiana si volta, lo nota, sembra quasi riconoscerlo, non come Enrico, no, pi come qualcuno incontrato chiss dove... Allora  lui a muovere.  lui a sorridere in quel suo modo a un tempo goffo e marpione, e a dire:
Ciao, Cristiana.
Lei, presa alla sprovvista, lascia a Enrico lo spazio per dire ancora:
Sono Enrico. Nel caso pensassi fossi Louis.
Lo conosco, Louis. Cio, non lo vedo da quando ero piccola, ma...
S? E Nicoletta, la conoscevi? Sar mica nostra sorella pure lei?
 l che Cristiana si accorge che, s, ha mantenuto la telecamera accesa, riacquista un improvviso contegno, anzi una verve, e dice:
La fidanzata di nostro padre? No, non la conoscevo ancora. Tu s?
La fidanzata di loro padre che intanto procede con piglio implacabile verso il Saltino, supera il paese senza soffermarsi e completa il chilometro e mezzo che separa Santa Caterina da Villa Fortuna, apre con la chiave il cancello monumentale dell'accesso maggiore, lo spinge, percorre le due rampe, attraversa il giardino, i suoi aceri rossi del Giappone e i suoi ziri e le sue terrecotte a tema pagano, apre il portone di casa, sale i tre giri di scale e spalanca la porta della camera sudovest:
C' qualcosa che devi dirmi?
Ma quello  l steso sul letto, le braccia aperte, che se la dorme; che se la sogna, forse...
... C'erano statue sparse per il bosco, statue di donne e di uomini: alcune di una roccia scura, come quella che si usava da quelle parti per croci e lapidi; altre erano bronzetti su piedestalli; altre ancora, fatte di un materiale pi duttile, resina o cera, e sapeva, lo sapeva, che per scolpirle erano stati utilizzati non scalpelli ma bulini; pi andava avanti e pi si rendeva conto che c'erano presenze ulteriori, meno consistenti eppure animate: spettri, forse, ombre di trapassati che infestavano quel luogo e che tuttavia parevano meno interessate alla sua sorte delle statue medesime. Era, poteva essere, Livia, quella laggi, con la crocchia sul capo? Era il caso di uscire dal sentiero per andare a controllare? E quello l, dall'altra parte, con le mostrine da sottufficiale di cavalleria, era forse il povero babbo ovvero quel gran figlio di buona donna di Beppe Michelangelo...? E dietro ce n'erano altri, e cos tanti, di quei fantasmi... Quello, anche quello mi sa che lo conosco... Camminava, intanto, perch a ogni passo diventava pi evidente come quelle figure si confondessero l'una nell'altra, le scontornassero solo rotti echi di memoria, non ci fosse pi una storia a fissarle, foss'anche in modo retorico, o parziale, o fasullo... L in mezzo, eccone un'altra, girata di schiena, che gli pareva familiare, e se l'abito, un vestito popolare a gonna lunga, simile a quelli che portava sua madre, era scuro, di un grigio petrolio, gli avambracci tradivano una freschezza, una vita...
C' QUALCOSA CHE DEVI DIRMI?
Si voltava ed era Nicoletta: ma prima che potesse fare un passo verso di lei, ecco che si alzava d'improvviso la gonna con le due mani e l dove avrebbero dovuti esserci il pelo e la vulva c'era un altro viso di donna, dai lineamenti grossolani come quelli di una maschera del teatro antico, la lingua fuori come Kali, e a quella vista Antonio, pur nel panico, cominciava a ridere, a ridere...
AH AH ah... Ehi.
Buongiorno eh, dice lei guardandolo aprire gli occhi.
Bonjour, Colette.
Non me la menare col francese. Non adesso. Cos' questa storia?
Quale storia? Che ti prende?
Questa dei tuoi figli. Ho incontrato Cristiana. Ho incontrato Enrico. Ti dicono qualcosa questi nomi?
Antonio assottiglia gli occhietti verso Nicoletta.
Dunque?, dice lei.
Antonio sporge il mento, alza le sopracciglia:
Donc, bene se li hai conosciuti gi. Li avresti comunque incontrati domani.
Volevi farmeli conoscere?
No, Colette; se la metti in simili termini, certamente no. Il tuo conoscerli sarebbe stato incidentale.
Almeno ho capito cos'avevi questa mattina.
E tu, invece, cos'hai? Dimmi.
Non ti riconosco, giuro.
Hai finito?
Hai... Finito?! Ti ho sempre dato una considerazione che... Prima mi spari un Falla finita, adesso un Hai finito! Ti ricordo che io qua non ho parenti, amici, nessuno. Ho solo te! E neanche mi dici che hai invitato i tuoi figli.
Nessuno ti ha ordinato di stare qui. Anzi, ti avevo chiesto - invero esplicitamente - l'opposto.
Nicoletta fissa Antonio, la bocca serrata che vibra, le tempie che pulsano, i pugni stretti. Poi si volta ed esce dalla stanza. Sbattendo, si capisce, la porta.
Antonio si rimette disteso sul letto e resta un po' l immobile, gli occhi al soffitto su cui s'intuisce, scolorito, anzi ripassato da una mano di bianco troppo sottile, l'affresco di una vertigine di nuvole alla maniera tardosecentesca, forse un tentativo mai finito di fare il verso al soffitto dell'Abbazia: c' anche il primo abbozzo di un paio di figure, qualche piede femminile penzoloni... Curioso, pensa, che nel sogno vi fosse Livia, e vi fosse ancora Nicoletta, come in una sorta di continuazione di quello del giorno prima, quello con le mogli. L c'erano tutte e sette. Il sette  un numero confortevole, sicuro, felice e fortunato, pensa Antonio alzandosi a sedere sul bordo del letto. Livia, Rosa, Francesca bionda quanto un'allucinazione e poi Beatrice, e Margherita Puccini in Romanelli; Dianna Manor, e Nicoletta, la mia Colette... Come fa, poi, di cognome? Uhm... E forse, forse c'era anche Clelia Gradoli, evanescente, tra Rosa e Francesca... Il che fa otto, otto pure  un numero confortevole, ma pratico, potente e odioso. Curioso ricordare cos bene questi appellativi ma non il loro significato: un numero confortevole, forse, era un numero naturale che non pu essere espresso nella forma ab+bc+ac, dove a, b e c sono interi positivi distinti...? Per quelli fortunati, di certo serviva il Crivello di Eratostene... Saranno gli effetti della vecchiaia? Lo  forse questa attivit onirica, questo apparente sovrapporsi tra sogno e memoria, immaginazione e realt?  possibile che dopo un certo numero di anni cose del genere si dimentichino comunque... Quanto poco, quanto poco  rimasto di tutte quelle ore notturne a copiare appunti di Analisi in quella soffitta pisana... Il primo effetto che ho creduto venire dalla vecchiaia, quella vera,  stata la mano fredda. Una mano calda e una fredda, come se la sinistra si fosse gi decisa a morire. Pure, anche quell'allarme  rientrato, allo stesso modo di quello sorto dalle ultime analisi, che avevo creduto fatale: eccole qui le mie mani: destra, sinistra, solve, coagula, stessa esatta temperatura. Meglio tornare all'otto, al sogno. C'era Livia Livi, piccola. Essenzialmente piccola. Piccolo era il mondo, del resto, a quei tempi: piccolo io e piccolissima Livia che mi aspettava a San Donato in Fronzano, Livia seduta sul masso pi alto di quelli a bordo torrente. Livia ricostruita, poi, in seguito, reinventata; quella che divenne la Viviana incorrotta di Serpi di Terrabassa - Livia sposa promessa che mi aspettava all'emporio, al bivio dopo il borro, i rari giorni in cui tornavo dal seminario, in bicicletta... C' Rosa, che non conobbi prima di aver ritardato di un anno il matrimonio, come tu Livia sempre avresti creduto, ma dopo; e per lo avevo ritardato a ragione: a conti fatti a ragione, visto che poi ti manifestasti tu, Rosa. Rosa con la faccia severa e il profilo da allegoria, Rosa con un capillare rotto nell'occhio e in braccio Aurelia appena nata, gi coi capelli fitti e neri in testa. La povera Rosa che non poteva immaginarmi, da casa, a met anni Sessanta, quando camminavo per Roma e davvero mi sembrava di sentire il polso del mondo - l'espansione della forza sensitiva! (che infatti minava quella morale) -, e che tuttavia indovin subito l'esistenza di Clelia. Clelia, l'amante. E certo per non era quell'incrocio di simpatia e occasione che trovai con lei, l'amore... Era forse la cosa rovente che mi scatenava invece Francesca? O era solo amore per la bellezza, quello? O la propagazione di quei moti che scuotono l'anima per effetto di un'emozione? Se non amore per la nostra specifica contingenza, il potersi dire che mentre tutti, fuori, si affannavano, il nostro '68 era solo fare l'amore dal venerd notte fino alla domenica - e il mio, gli altri giorni, lavorare, lavorare, lavorare... Quando conobbi Beatrice, giovanissima psicanalista al convegno internazionale di risorse umane a Capalbio, pensai che fosse lei l'aleph. Era amore per l'intelligenza, quello? O era il fatto che fosse fiorentina, benestante, colta, fattiva... L'amore  il compimento di un progetto? Sarebbe ben poca cosa, allora, anche laddove incarnasse la speranza di iniziare un percorso nuovo, pi giusto. E nonostante tutto, infatti, ci fu Margherita: cosa pretendi di iniziare, del resto, se non sei nuovo tu, se sei tu a non essere ancora giusto? Margherita, l'ultima che avrei detto mai. Lei assai educata e per sempre un po' volgare, lei simpatica e per ci fa o ci ? Lei che Non intendo dire solo che lo terr, intendo dire che questo bambino lo terr io,  meglio per te, per me e pure per Paolo. L'amore  buonsenso? Allora il massimo del buonsenso  non smuoversi pi, arrivare magari ad attendere la morte assieme: Dianna potrebbe addirittura essere considerata una figura marginale di fronte a tutto ci, se non fosse che ci ho vissuto otto anni. Si fa presto, da vecchi: ci ho vissuto met del tempo che ho trascorso con Beatrice, madre dei miei figli amatissimi, un terzo di quello trascorso con Rosa (e contando anche quello da separati in casa)... Nessun vantaggio, nella mia memoria, o nei miei sogni, per chi fu moglie o madre: eccole, ancora, come una teoria di ragazze! E tu, Colette? Ancor pi marginale, se vogliamo, eppure guarda come ti metto adesso al centro. Chi altro dovrei metterci, del resto? Non ho che te oggi, e tu vieni a dirmi che non hai parenti o amici qui? Io di amici non ne ho neanche fuori: per ogni adulatore che compare, per ogni adepto che oggi si accoda, ecco un amico che si inabissa... Amici! Non sono forse tutti morti, o finiti chiss dove, o diventati persone con cui al massimo potrei condividere una battuta, un ricordo? N scorgo amici fra i miei cosiddetti familiari: rischio quasi d'invidiare il discorso penoso di quelli che dicono che i figli sono i loro migliori amici... Al lavoro, peggio che mai. All'Eni avevo legato solo con Ivo, che ormai sento una volta l'anno, quando va bene, e di cosa mi ha parlato, l'ultima volta? Della paura di rincoglionire. Del fatto che quando rincoglionisci, nessuno te lo dice, e quindi potresti esserlo gi, senza saperlo... Ormai, ha detto, quando sono a una cena, taccio tutto il tempo. Come Coetzee, ho detto io, e gli ho raccontato di come costui non parlasse mai, ai ricevimenti, a meno di essere interpellato. Vedrai che pure lui ha paura di essere rincoglionito, ha risposto. E poi: Tu sei fortunato. Fortunato, io?! Ho riso, e lui mi ha detto che almeno non ero stato sempre rinchiuso in un ufficio tecnico come lui, e io Guarda che c'hai quasi quindici anni meno di me. Appunto! Tu sei vivo, io mi sento gi i vermi in corpo...  vero che il passato  sopportabile solo se riusciamo a fare in modo di sentire, ancora, di essergli superiori: anche per questo passai all'Eni, o no? Anche per questo ho sempre fatto tutto quello che ho fatto... Prima, per, alla Olivetti, un amico ce l'avevo. Alejandro. Chiss come sta, oggi: dov'. Lasci sei anni prima di me, e dopo l'India non l'ho pi visto. Quando era arrivato in azienda? Vogliamo dire il '78? Assumevano e quello era un posto eterogeneo per l'Italia di allora, ci poteva stare anche un Alejandro... Lui, pure, aveva una quindicina d'anni meno di me, forse anche venti. Un ingegnere di quelli che si sentivano anzitutto umanisti, e del resto non ero anch'io cos? Era ancora un'epoca in cui un professionista doveva impegnarsi a seguire la cultura, la politica, il cinema la letteratura l'arte... Alejandro andava anche oltre, ma i suoi interessi cos variegati non incidevano sulla sua efficienza, anzi... C'era chi diceva fosse ebreo, chi druso; di certo la nazionalit era argentina, il cognome, buh, cos' Jelnek, polacco? No, ceko... Si diceva fosse scappato dal regime argentino, ma era qualcosa di cui non parlava mai. Certo non pareva comunista, anche se leggeva Paese Sera; c'era chi lo dava massone (non mi risultava, per quanto fossi in sonno da dieci anni: che potenziale iniziatico poteva avere un ordine in cui ti ritrovavi come Maestro il tuo dentista?)... Chiss perch, poi, mi viene in mente adesso; chiss perch, fra tutti coloro che hanno attraversato la mia esistenza,  lui a visitarmi. Forse perch sarebbe l'unico a cui parlerei di cosa sto covando: che potrebbe capirlo. Facile immaginarlo l, sul divano, con quel gilet andino che si metteva a volte fuori dal lavoro, che mi guarda con quegli occhioni e dice Allora amico mio, davvero lo farai? Davvero oserai tanto? S? Forse mi appare perch ci ho passato pi tempo che con alcuni dei miei figli - e nei fatti gli ho voluto pure pi bene; forse perch lui, come Abramo, di cui ho cercato ancora una volta le tracce in questa casa, era portatore di una sapienza altra: l'etichetta che gli avevano affibbiato era quella dell'appassionato di Oriente, ma se ne intendeva davvero, di Veda, di buddismo, di I-Ching; quando venne fuori che il suo libro preferito era la Bhagavad-Gita, ci trovammo: proprio uno dei libri che mi aveva lasciato mio fratello Abramo! Forse non si trattava di un fatto cos strano,  diffusa quanto la Bibbia, ma faceva piacere pensarlo come un segno, fa sempre piacere immaginare segni... N la sua era una posa, dato che lo citava a memoria; il suo primo progetto di management delle risorse umane era ispirato a quello, il secondo all'Arte della guerra di Sun Tsu e all'Hagakure, il codice del samurai... E per allo stesso tempo aveva una semplicit latina, il sorriso che hanno a volte gli argentini, che  quello furbo di un italiano, ma con la rassegnazione a sostituire lo scherno... Quando poi mi disse che era contento di lavorare con me perch uno dei suoi film preferiti era La Sultana, ci rimasi, sia perch, con quel candore bambinesco, quegli occhioni in quella faccia linda, sembrava sincero, sia perch mai avrei potuto pensare che La Sultana potesse essere il film preferito di qualcuno, che qualcuno potesse metterlo davanti a Godard, a Bergman, anche solo a Ferreri... C'era ammirazione reciproca perch ciascuno aveva qualcosa da insegnare all'altro, il che non  mai poco... Quando gli raccontai di quella volta a Parigi ai tempi del film, in cui mi ritrovai in mezzo alla pi aristocratica delle sperimentazioni psichedeliche, in un attico del Marais, officiata da un tipo calvo, un po' azzimato, un Henri, s, il nome era Henri, dissi, Alejandro and in cimbali:
Era Michaux! Sicuro!
Macch, me lo avrebbero detto...
Sicuro!
Diventammo amici (in quell'occasione glissai sul fatto che dopo aver messo in bocca lo zuccherino ebbi una remora - una sciocca paura di perdere il controllo? Certo ai tempi non sapevo che non c'era niente da controllare, da nessuna parte -, mi voltai, me lo tolsi di bocca e lo ficcai in tasca, e dopo non molto, nonostante gli altri mi sconsigliassero di farlo, ch stava giusto cominciando a fare effetto - la moglie di un matre des requtes del Consiglio di Stato francese aveva cominciato a gattonare sul tappeto, la collana di brillanti penzoloni -, presi un taxi e andai nella stanza che affittavo nel 14. Quando mi distesi sul letto, ebbi la pi vaga delle esperienze enteogene, una lieve sensazione di delizia accompagnata da una piccola danza di immagini, piramidi e fusi rotanti e frattali luminosi, una massa variegata, mobile, asimmetrica, decentrata, spiraloide e riverberante che tuttavia non dur molto, solo il tempo di promettere rivelazioni che non potevano pi arrivare, e a poco valse il tentativo di recuperare dello zucchero dalla tasca della giacca: il cubetto, ciucciato com'era, si era sciolto, e quel poco che rimediai non mi diede altro che una veglia pi prolungata e immaginifica, comunque destinata a sfumare nel sonno senza sfiorare dimensioni in cui si rendesse necessaria l'applicazione delle categorie dello spirito, ma solo suggerendone beffardamente la possibilit, come accadeva a volte durante certi prolungati esercizi spirituali in seminario, due, tre giorni filati di silenzio fino a ottenere quello che era a suo modo uno stato alterato di coscienza, una crepa in cui, forse, avrebbe dovuto insinuarsi lo Spirito Santo, e gettare le sue radicole la fede...), e da amico Alejandro cominci a frequentare anche casa nostra: raccontava di avere una moglie in Argentina, ma che non poteva farla venire, per non si era ben capito quale accidente burocratico... Il regime di Videla... Quando alla fine lo nomin, quegli occhioni si velarono di un orrore sincero... Una volta ci mostr una fototessera, in bianco e nero, di una ragazza carina, dall'aria allegra, che per come gli assomigliava avrebbe anche potuto essere sua sorella... A Beatrice, che aveva da ridire su chiunque da quando avevo smesso di portare in casa gente famosa, Alejandro piaceva: ogni volta portava un pensiero, ma senza mai strafare, e scopr che poteva parlarci di Jung da pari, anzi a dire il vero ne sapeva pi lui, e poi aveva legato con Rudra, cosa pi unica che rara: come si divertiva, piccolo com'era, a tirare quelle monete mentre Alejandro gli spiegava l'I-Ching...
Antonio si alza, raggiunge il finestrone della torretta, constata che il giorno se n' gi andato, Meglio cos, dice fra s, meglio cos... Chiss perch, davvero, mi  venuto in mente proprio Alejandro, e proprio oggi... Forse ha a che fare anche con Enrico, e quindi con Margherita... Che Alejandro fosse speciale lo capii un giorno che ero con lei, in cui viol - certo, per caso; certo, per pura coincidenza: pure, lo fece lui e non altri - il velo che divideva i comparti della mia vita. C'entrava, nello stato di integrit che quella barriera mi pareva avesse almeno sul lavoro, il mio rigore nel non parlare mai di donne, e non per meschina cautela, ma per l'aver interiorizzato una lezione, una delle poche che avevo sentito dare dal babbo ad Abramo - in queste cose, chi chiacchiera, 'un fa, e chi fa, 'un chiacchiera -, e quindi essere generalmente reputato, almeno dagli uomini, poco interessato al sesso; ma era soprattutto il fatto che io per primo, a quei tempi, anche al di l dell'autoassoluzione, non vivevo tali evenienze come adulter ma come veridiche realt parallele, piani altri dell'esistenza, in cui un'interferenza sarebbe stata assurda e quindi, semplicemente, non aveva luogo... O invece s? Forse ero sputtanato ovunque e tutti lo sapevano, chiss: quando sei vecchio capisci che di certezze non ce n' una, non ce n' davvero una sola a cui abbarbicarsi... Ma quel che contava allora, era che io lo credevo. Finch un giorno, passeggiando a Viareggio, dove mi ero fermato dopo un seminario all'Universit di Pisa, passeggiando con Margherita sulla sua via Zara, via Zara costeggiata dalle due pinete e dritta verso il mare, in cui l'orizzonte d'acqua si congiunge con quello di cielo e lancia fra i due fronti di pini una brezza corroborante, Viareggio che nella sua ininterrotta agonia era pi bella di tutte le Ansedonie del mondo, sebbene pochi lo capissero (e certo non Beatrice), ecco, l, mentre passeggiavamo nell'ultimo tratto della via, quello che ha da un lato l'edicola e dall'altro il distributore di benzina e poi il bar, ecco, proprio al bar, seduto su una di quelle sedie da esterni vecchio tipo, con lo schienale di cavetti di gomma, ecco Alejandro, come se fosse l da sempre, come se sapesse che saremmo passati:
Buond!
Ale? Ma...
Ero ai cantieri, un amico voleva che vedessi con lui la barca che vuole farsi... Encantado, disse alzandosi con quel modo simpaticamente affettato e quelle gambe non tanto lunghe, e fece un accenno di baciamano a Margherita. Era l'ora di pranzo, ma che un pranzo assieme sarebbe stato fuori luogo doveva essere chiaro a tutti, cos ci salutammo come se niente fosse, e mai Alejandro fece riferimento a quella donna dai ricci biondi, mentre Margherita si espresse nei confronti di lui gi mezzo minuto dopo:
 un tuo collega? Non mi piace.
Alejandro? S,  uno della mia squadra.  forte, invece...
Sembra l'Omino Latte-e-Miele.
Chi sarebbe, di grazia?
Quello di Pinocchio.
Intendi l'Omino di burro...
Antonio si infila i calzoni, le scarpe. Considera se scendere in laboratorio, se controllare che l'ultimo pannello del pezzo nuovo sia asciutto, se ci sia bisogno di qualche ritocco, di un'ultimissima grattata in qualche punto... Certo, pensa mentre scende le scale, Alejandro non aveva pi quell'aspetto fanciullesco quando andai a trovarlo l nell'Himachal Pradesh, cos'erano, quindici anni fa? No, tredici... La barba, si sa, fa tutto, la barba occulta, dissimula i caratteri morali, come osserva Schopenhauer, ma resta l'equivalente simbolico del piede: il piede  forza, la barba  forza, e se i santi, come diceva quell'altro, non possono mancare degli alluci di dotazione, la barba  addirittura precedente, in quanto attributo del Creatore... Del Creatore e, pi in piccolo, dell'Antagonista, che prima, essendo angiolo, non la poteva sfoggiare...
Non  commovente, diceva Alejandro, che aveva messo su una rada barbetta nera, oltre a dei capelli pi lunghi che, dividendosi sotto al pahari topi, gli formavano due codacci dietro al collo, non  commovente vedere come, qua, si creda? Come ci si affidi al volere divino, come si senta il volere divino, e come da esso sgorghi il rispetto che si d al primo sadhu di passaggio, al primo vecchio pulcioso con una tunica arancione, e anzi pi pulcioso , meglio ! Segno che  sincero... Non  commovente?
Forse, ma per arrivare qui sono atterrato in una citt avvilente per la sua miseria, e ho attraversato campagne al cui confronto il nostro dopoguerra era il paese di Cuccagna. Non trovi ironico che qualcosa di sublime come l'Advaita Vedanta abbia finito per giustificare un sistema privo di mobilit sociale?
Non trovi ironico che qualcosa di sublime come la parola di Cristo abbia finito per giustificare i roghi? No, il problema, continuava Alejandro,  che qua manca il metodo.
 pur sempre un ingegnere, pensavo io mentre lo seguivo in quella passeggiata.
Sarebbe bello, diceva, fondare - forse non qui, o forse proprio qui: L'India, questa Grecia eccessiva, come scrisse quel gesuita - una scuola di Scienza Sacra. Riesci a immaginarlo?
Un'Abbaye de Thlme?
Alejandro si lasciava scappare un sorrisetto. Poi diceva, No, pi una vera accademia, con le materie. Storia delle Religioni, certo, poi Meditazione, Meditazione II...
Testi sacri comparati, dicevo io stando al gioco.
Esatto! Sufismo, Tantra...
Kabbalah, Psichedelia...
Alejandro rideva: Per quella, laboratori! Ma anche di digiuno, si capisce, laboratori di sogno lucido...
Oracoli!
Bravissimo. Un bel workshop di Oracoli con I-Ching, Tarocchi ed Estispicina!
Esami obbligatori?
Vediamo... Taoismo, Buddismo, Teologia Cristiana...
Non-Dualismo, Sciamanesimo...
Esatto, esatto, ma anche una gamma di facoltativi, trasversali o a corollario: Escatologia, Alchimia, Teosofia...
Un corso monografico sul Libro tibetano dei morti...
Esatto! Ma ci vorrebbe un leader. Uno come te.
O come te...
Antonio. Ma non lo vedi che hai un magnetismo speciale?
Seh, come Hitler nel film di Celentano, che le posate si staccano da tavola e gli si appiccicano sugli occhi.
Non ti nascondere, su, diceva quel piccoletto, a cui stava bene la cappa con la chiusura alla cinese, da maestro di arti marziali di qualche film di serie C, e a cui i capelli lunghi e la barbetta davano, pi che un'aria di saggezza, una di ulteriore, irredimibile furbizia...
L'unica cosa che magari  vera,  che la gente tende ad attribuirmi caratteristiche, o capacit, che non ho.
Ti sembra poco? Sai, diceva Alejandro riprendendo a camminare, non ho mai capito se questa tua modestia  reale o una posa...
Modestia?
Tu sei uno degli uomini pi straordinari che ho mai conosciuto.
Allora devi aver conosciuto dei bei grulli!
Ridevamo, mentre attraversavamo l'ashram, poi Alejandro mi guardava ancora negli occhi e diceva: Lo sai che  vero.
Ascolta, amico mio. Qualche volta posso averlo creduto, di essere speciale. E ho fatto sempre dei gran casini...
Io avrei potuto essere il tuo Govinda, il tuo Arjuna...
Ma quante ne dici, di cazzate? Dai, andiamo a incontrare questo tuo Baba Ji...
No, pensa Antonio, le gambe piegate, intento a grattare col bulino uno sbaffetto sul terzo pannello dell'incisione nuova, sotto la barba, proprio sotto la barba, di un dannato... Ormai l'unico amico che mi  rimasto  l'abate di Vallombrosa, vedi un po', e gli scappa una risata beffarda. E il modo in cui l'ho conosciuto... Stavamo gi al residence, quando capit quella cosa, e forse senza quello zuccherino perduto nella tasca di una giacca un quarto di secolo prima, non sarebbe accaduta, pensa ancora ritoccando un alluce, togliendo uno sbaffetto dal bordo, chiss poi se qualcuno degli antichi villeggianti ci va ancora, al residence, chiss se ci sono mai tornati i ragazzi...
No, Rudra. Io rientro.
Mi vuoi lasciare con questa gente?
Cosa c'entra quella gente. Ci siamo sganciati, no? Io me ne vado in hotel, tu fai quello che preferisci.
Vengo anch'io.
No. Tu resti qua al tuo residence, o vai da tuo padre, da tua sorella, fai quello che vuoi ma mi lasci stare, va bene?
Mats...
L'ho capito che non mi ci vuoi. Potevi dirlo subito.
Ma non  vero,  solo che...
Che?
Che... Boh, che quando poi siamo arrivati le cose hanno preso... un... un clima, ecco, strano...
Un clima! Aha. Hej.
Senti, possiamo almeno spostarci? Quelli sono l che ci guardano. Andiamo un po' su per la scala centrale! Ti faccio vedere la casa del Parisi, uno mezzo matto che faceva certe sfuriate a noi bambini... Vieni, ti ci porto. Uh guarda! Quegli abeti sono proprio quelli che trapiantavamo noi ogni anno, dopo il Natale!
Io vado in hotel.
Cazzo dici.
Dico. E domani me ne torno a Stoccolma.
Come prenoti? Credi che ci sia un Internet point, qua?
Allora star in camera a guardare la TV.
Rudra guarda Mats fare uno, due passi, mentre il venticello che  montato gli porta il parlottio delle vecchie di prima, ferme poco dietro a guardarli, poi scrolla le spalle e imbocca la scala centrale. Ai lati, balenano le piante pi inusuali: i giardini, abbandonati dopo un decennio di cure eccessive, di soluzioni proposte come alla moda dalle serre a valle, ora sono impazziti di vita e colore, gettano fiori viola le buddleje e blu le ortensie trapiantate assieme alla limatura di ferro, e foglie rosse le vegelie e piume versicolori le astilbe, sbuffano gli agrifogli di verde bordato di bianco, e di vermiglio i cotoneaster gi in bacca, e ancora il fiorire sparso delle vedovelle, dei topinambur, dei crochi, mentre dalle briglie i sassovivi sputano i loro fiori lunghissimi... Quando arriva in cima, trova il giardino dei Parisi trasformato in una foresta di betulle e faggi, e proprio da l, da dietro un faggio fattosi grande e poi attraverso gli sbuffi delle betulle giovani che si sono appropriate del prato, ecco Tartagliana. Guarda Rudra con occhi di buio, si aggiusta il cappotto sul collo, scopre i denti da felino e si accarezza il mento, poi dice:
Buond!
Rudra ha un brivido, chiude gli occhi, li riapre.
Una figura in maglietta a righe si manifesta traslucida accanto a lui, poi prende consistenza:
Come andiamo, compare?
Oi, Ponsacco. Proprio tu. C'era Tartagliana, sai?
Non gli dare spago,  tutta scena. Cosa guardi? Ah, certo, la barba. Mi sta bene?
Rattayan?
A casa. Una febbricola... Vai a Massa Nera?
Per ora salgo qua in cima.
Massa Nera  importante. Senza Massa Nera, finirebbe tutto qua.
Lo so, lo so. Tutte quelle passeggiate, con Cristiana e il babbo... Quella volta in cui lasci che Cristiana uccidesse la vipera col bastone, quelle in cui battemmo nuovi sentieri nella speranza di beccare una fungaia...
Siamo proprio alla resa dei conti, eh?
Rudra chiude gli occhi, li riapre. Di Ponsacco non c' traccia. Di Tartagliana neanche. Riprende a salire. Arriva cos in cima, dove la scala incontra di nuovo l'altra strada, che da l sale verso Cascina Vecchia e Massa Nera... Fa qualche passo in su, la considera nonostante stia scendendo il buio, poi si avvia in gi, verso il Saltino. La resa dei conti...
All'albergo, un ometto con barba bianca e nera e occhi spiritati dietro gli occhiali ha appena finito di montare un tavolo da ping pong, sul quale ha posizionato due racchette incrociate, con la pallina sopra, a mo' di stemma. Un bambino sui sette-otto anni, biondo, lo guarda, zitto, da un angolo del cortile.
Che meraviglia, eh?, dice l'ometto, prendendo dal tavolo una delle due racchette; la pallina scorre fino al bordo, allora la coglie al volo e la fa rimbalzare sul piatto una, due volte, Ci deve essere una leggerissima pendenza, dice. Ma che meraviglia! No?
Rudra annuisce, giusto perch quello insiste.  solo un tavolo da ping pong. O forse parla del sole, di come prende pieno il tavolo, mentre il lato del cortile con le panchine, alla fine del quale sta in piedi il marmocchio, resta in ombra.
Fosse arrivato prima, avremmo potuto fare un doppio con lei e il suo amico! Non mi guardi cos, il bimbo sar piccolo, ma  gi forte.
Andr ai regionali esordienti, dice il bambino.
Il suo amico, scommetto,  svedese. Fortissimi, gli svedesi. Dopo i cinesi ci sono loro. Ma vogliamo mettere il gioco teso, l'impugnatura ribaltata di quelli l, col respiro, l'approccio a-pol-li-ne-o degli svedesi? Stiga, dice girando una racchetta per mostrare il logo che si sussegue sul taglio: svedese.
Mi ha detto Puccio che le migliori gomme sono le Mark V, dice il bambino.
Puccio! E cosa ne sa Puccio! Avesse parlato di chitarre, capirei.
La migliore chitarra  la Fender. Me l'ha detto Puccio.
E invece  la Gibson. Lo scusi, dice, e scusi anzi se la invito cos, senza neanche presentarmi, ma sa, qua a Saltino-Vallombrosa siamo in diciotto, s non mi guardi cos, diciotto abitanti, e contando i frati!
Diciannove...
Che dici, Martino?
C' anche il signore vecchio che abita a Villa Fortuna.
Non si dice vecchio, si dice anziano. E poi i villeggianti non contano. Altrimenti saremmo gi venti col signore qua, anzi ventuno col suo amico. E ho visto arrivare altra gente ieri...
Ventidue con la figlia del signore anziano.
Eh eh, Martino, dice l'uomo con occhi maliziosi, scommetto che la signorina non  esattamente la figlia dell'ingegner Michelangelo, e fa l'occhiolino a Rudra come a dire Sono ragazzi... Ma insomma, mi scusi, io sono Wendig, dice. Tommaso Wendig. Sono il proprietario dell'albergo, in effetti.
 nostro anche il Grand Hotel, dice il bambino.
Martino. Non ci si vanta delle propriet. Lo scusi, dice continuando a porgere la mano a Rudra, che allora la stringe:
Rudra M...yllinen.
Myllinen! Dunque  svedese anche lei.
Finlandese. Mio marito, dico. Ma ha la doppia cittadinanza, e cos io. Quindi se vuole, s, siamo anche svedesi.
Wendig fa una faccia all'improvviso pensierosa, guarda il bambino. E non  la solita faccia dell'italiano di fronte ai coniugi gay, no.  una sorta di premura:
Be', se il signore biondo  suo marito... forse  opportuno comunicarle che poco fa  arrivato in albergo...
Lo so.
S, dice l'uomo sgranando gli occhietti dietro alle lenti, ma forse non sa che poco dopo  sceso gi con la valigia e se ne  andato. Trafelatamente, aggiungerei. Sa, fosse stato solo un suo amico avrei... Sta dicendo qualcosa, ma Rudra corre dentro, fa le scale a due, a tre scalini alla volta, arriva davanti alla porta numero 27 e la trova aperta, con il vento che fa ballare le sottotende, quasi Mats se ne fosse andato dal balcone...
Rudra accende il telefono. Ci sono tre messaggi. Il primo  suo:
Devi vedertela da solo. Io scendo, andr a vedere come sta Firenze. Oppure visiter Arezzo? Dipende da quale bus passa prima.
In mezzo alla camera vuota, i piedi su quel cotto a esagoni che fanno motivi di esagoni pi grandi e concentrici, in bianco e in rosso, le sottotende che sventolano, la sera che entra fredda assieme a un residuo di luce, Rudra inspira quella brezza che arriva da fuori, espira, allentando i muscoli.
Gli altri due messaggi sono di Cristiana:
Ci becchiamo?
e poi:
Sono al bar. Vieni! Facciamo due chiacchiere e se passa qualcuno degli altri lo intercettiamo.
Pensare, davvero, come lo incontrai: si potrebbe ben dire grazie a Cristiana, sorride Antonio grattando ancora un angolo del terzo pannello e tornando a pensare all'abate per via di quei dannati l incisi, per il fatto che ancora non glieli ha mostrati e avrebbe dovuto farlo, portarlo l e fargli vedere quei Peccati fatti in risposta alle Virt realizzate vent'anni prima, e da pi di dieci rimaste in Abbazia... Che anno era, pensa, quando le donai? Sempre il '93, certo. L'estate del '93, l'ultima in cui avremmo usato la casa al residence. La prima separazione sarebbe arrivata un anno dopo; il divorzio, dopo quel tentativo maldestro di rimettere a posto cose gi rotte, spanate e compromesse, nel '97; ma le vacanze l si erano fatte pesanti per tutti gi quattro anni prima. Passato l'interesse per l'arredo della casetta e l'allestimento del giardino, fatte mille e mille passeggiate, in ogni direzione, Paradisino-Secchieta, Consuma, Massa Nera, colte le more e i lamponi, trovati i funghi e i marroni, goduto dei prati in quota, del pratone sotto l'Abbazia, di quello del maneggio, raggiunta ogni croce, visitata ogni pulciosa cappella del circondario, che altro potevano fare l, ora che i ragazzi erano grandicelli e non si divertivano pi come una volta? Rudra doveva andare comunque a Firenze per gli allenamenti, ed era un bel fastidio prendere ogni volta la macchina e scendere per quella strada tutta curve; Cristiana, si vedeva bene che si annoiava a morte, e tramontata col giungere della pubert la fissa per i giochi di ruolo, ora pretendeva di uscire fino a tardi ogni sera, per andare in quella squallida discoteca al Centro Polivalente, quando non per montare in macchina di qualche mammalucco, scendere in Valdarno o in Valdisieve e finire in locali che era facile immaginare ancor pi sordidi... O, peggio, per uscire con i ragazzi pi grandi, e autoctoni, di Vallombrosa-Saltino, degli asini che nessun padre avrebbe voluto vedere abbracciati alla propria figlia: nemmeno Antonio Michelangelo, il Grande Minimizzatore. Nemmeno io, e infatti fu Beatrice a recitare quella parte, quando le comunicai che l'avevo vista abbarbicata addosso a Puccio, una specie di tossicomane di l - erano fatti cos, no? E Beatrice:
Ora, tossicomane. Si far qualche canna, come tutti i ragazzi di quell'et.
Io non me le facevo.
Antonio, nel '50 le canne se le facevano giusto i jazzisti a New York.
Con quei jeans attillati e quegli stivaletti e quei capelli, mi sembra proprio un eroinomane! E Beatrice rideva, perch non era da me parlare cos, ma poi si incupiva a sua volta, perch insomma, bene frequentare tutti, per... Quando vidi Cristiana ai tavoli da ping pong che si sbaciucchiava con quel figuro, rimasi interdetto per un po', finch non me ne andai per la mia strada, chiedendomi come ci era poi saltato in mente, come mi era saltato in mente, di comprare quella casuccia - per quale ragione Beatrice, di solito cos attenta, cos critica, non si era opposta... E anche a prescindere dai ragazzi, era chiaro che costringere a star l lei, che mal sopportava la gente del residence, invece che nella casa a Ansedonia dei suoi, era quasi una violenza; e una violenza era tenere l me, che ogni giorno che passava sentivo che ogni mio compito, ogni mia possibilit in quel luogo erano esausti - anche l'idea di cercare tracce di Abramo, del suo '45-46, da quanto l'avevo abbandonata? Era pur vero che mai avevo trovato alcunch... -, sentivo che altre cose mi chiamavano e, lungi dal giudicare ridicole simili fole, ero invece in qualche modo orgoglioso di ritrovarmi, a sessantadue anni suonati, quasi sessantatr, con tutta la vita davanti...
Ci fu tuttavia spazio per un avvenimento. Qualche giorno dopo, andando in mansarda, dove dormiva Cristiana, onde riparare un'imposta di cui sentivo alla notte il cigolio, notai nel suo portagioie qualcosa. Un dischetto rosa: una minutissima compressa. La scavai fuori dalle varie collane e collanine e la tenni davanti a me, tra il pollice e l'indice, incrociandola a una lama di luce che dalla persiana tagliava la stanza. Oggetto curioso: pi piccola di qualunque pillola che avessi mai visto, era tuttavia pi alta. Un cilindretto. Inoltre era rosa, screziata di un rosso pi scuro, e se da un lato aveva quella tacca atta a spezzarla in due coi denti, dall'altro recava il calco di un cuoricino. Si trattava, evidentemente, di una di quelle pasticche di ecstasy di cui blateravano sui giornali. Cosa avrebbe fatto un padre normale? Inevitabile, il tormentone venne a galla ancora una volta. Un padre normale, si rispose Antonio Michelangelo, avrebbe sequestrato la compressa, avrebbe atteso la figlia seduto in soggiorno, o meglio in tinello visto che il soggiorno l non c'era, l'avrebbe estratta all'arrivo di lei e avrebbe chiesto spiegazioni, ottenendo, magari, risposte quasi rassicuranti, ad esempio (poniamo) che quel Puccio gliel'aveva messa in bocca e lei aveva solo finto di prenderla. E perch, allora, l'aveva conservata? Ma davvero un padre normale era tenuto a educare i figli secondo le stronzate dei giornali? Sicuri che 'sta roba fa male, poi? Forse per un padre normale sconsiglierebbe alla figlia anche l'assunzione di droghe salubri, perch a quindici anni l'edonismo pu ben condurre a rischi... Davvero per fare il padre - per farlo, diciamo, senza pensieri, visto che comunque, bene o male, lo stavo facendo da quindici anni, anzi da trentotto -, davvero si doveva aderire a simili sistemi di puttanate? Bah, dissi. Portai con me la compressa al piano terra e me la ingoiai con un bicchierino di Fernet.
Anch'io, diciamocelo, mi ero rotto le palle di quel posto, e poi quell'anno avevo pure dimenticato di portare i miei libri... Mi misi, cos, in giardino a rileggere le Penses, e tanto ogni volta erano capaci di assorbirmi che in breve avevo dimenticato tutta la faccenda. Ecco per che una ventina di minuti pi tardi qualcosa cominciava a farsi sentire, prima un rado palpito, poi come una serie di onde... Mi alzai dalla sedia da giardino. Inspirai.  una giornata discreta, pensai, stupendomi al contempo di un simile e cos ingenuo pensiero, e pu pure migliorare. Il residence, per - ecco un altro difetto - non offriva grandi possibilit. Da dove mi trovavo, dal nostro giardino, che era un bel prato all'inglese come lo aveva voluto Beatrice, ma con note da giardino romantico, i due massi da cui sbucavano felci, scope e pini nani, la scarpata con una bella variet di arbusti... i punti cardinali presentavano opzioni poco attraenti. A sud, ovvero l davanti, non c'era altro che la staccionata e la strada, sotto alla quale c'era la scarpata vera, quella grezza e precipitevole che costituiva il bordo, ancora slabbrato, della ferita del residence, e poi un bosco di castagni ben presto incrociato dalla statale per Reggello, cosa assai triste poich tra i piaceri del bosco, cruciale  infatti il rischio di perdervisi, e quindi di figurarselo infinito; a est, la situazione era meno impervia ma sempre penosa: avrei trovato un mucchio di inerti, pure frutto del cantiere, su cui cominciavano a crescere le erbette, un breve bosco ancora di castagni e poi il tumuletto della piscina che piaceva tanto a Rudra. Dopo, non c'era che una landa scoscesa, esposta al sole, con rade querce, scope e ginepri, e sassi scistosi fra cui crescevano i sassovivi e prosperavano le vipere, identica a quella che si vedeva da sotto Massa Nera, ma senza il paesaggio o tantomeno il saliscendi e la variegata foresta che si doveva prima affrontare per arrivare lass. E infatti, dato che a ovest non c'era altro che la strada che andava a Saltino e Vallombrosa, e di andarci non avevo alcun desiderio ora che mi montava dentro quel bizzarro senso di pienezza - quella volont, si sarebbe potuto dire, di comunione, se non fosse stato per l'intenzione di tenerne ben fuori gli esseri umani -, l'unica opzione che rimaneva era proprio Massa Nera: il nord. Raggiungere il centro del residence, salire la scala centrale sperando di non incontrare nessuno, o perlomeno nessuno con cui avessi un rapporto superiore al saluto, fino alla sua sommit, svoltare a nordest e cominciare l'ascesa. E cos feci.
Il sentiero era stato pulito di fresco, anche in alto, dove fino a poche settimane prima i germogli nuovi delle acacie e dei castagni nascondevano il cielo. Camminai di bella lena per una mezz'ora, lungo i greppi gialli e grigi di galestro, l'energia che montava alternandosi a momenti d'affanno, un affanno che per si ibridava con vorticelli di curiosa delizia intanto che la strada cominciava a digradare e a incupirsi per il progressivo mutare del bosco in uno di soli abeti. Quando, sceso nel profondo di quell'avvallamento, arrivai al salice che annunciava l'imminenza di Cascina Vecchia, quel cascinale nascosto nel bosco che veniva a volte usato da boy-scout e preti per i loro ritiri, sentii un disperato desiderio di stirarmi fino a espandermi: a spalancarmi. Aprii le braccia, allargai le gambe, piegai indietro il collo, mi stirai e agitai: non bastava. Raggiunsi Cascina Vecchia. Come sempre c'erano i segni di una vita latente - un secchio abbandonato sotto a un albero, un pallone nel campetto, un'imposta aperta - ma non sembrava ci fossero presenze umane. Era vero che tendevano a venirci pi in primavera... Scavalcai la staccionata che divideva il giardino del cascinale dalla strada e andai a sedermi su un ceppo. La faccia mi si riemp di sudore. Ebbi un capogiro, ed ebbi l'impressione di sentire un frullio di uccelli tutt'intorno. C'era odore di funghi, e di vivo; ai bordi del sentiero le foglie brillavano di un verde al neon. Mi misi una mano sul cuore. Batteva veloce, velocissimo. Stai a vedere crepo, pensai senza crederci minimamente.
Buonasera!
Spunt da un casottino, tutto nero, con un cesto al braccio e la croce d'argento al collo:
Vuole una mora?
Non parlavo con un prete dai tempi del seminario, figurarsi con un abate. N avrei voluto incontrare qualcuno. Ma ora, certo per l'effetto di quella pastiglia, mi veniva arduo non mettermi a chiacchierare con quell'uomo che avevo visto a volte all'Abbazia o in giro per Vallombrosa, il successore dell'abate che, quando ancora mi illudevo di scoprire qualche traccia dei segreti di mio fratello, ero andato a cercare, trovandolo decrepito e ormai del tutto smemorato. Reverendo abate, gli dicevo, si ricorda di me? Di Abramo? E lui: Abramo e Isacco! Non quello della Bibbia, reverendo! Abramo Michelangelo, eravate amici! E quello: Buonarroti? Se', bona...
Questo doveva aver preso il posto di quel vegliardo verso l'89. Aveva pi o meno la mia et e anche lui sembrava aver voglia di cianare, giacch si mise sul ceppo vicino e disse ancora:
Sono venuto a vedere che sia tutto a posto. Ma gi che salivo fin qua... E mi porse il cestino. Ne presi una, la masticai e succhiai senza riuscire a ingoiarla. Poi disse:
Va alla croce?
S. Tutto a posto anche l?
Mi pare di s, mi pare di s. Sa che secondo certuni il vero Masso del Diavolo sarebbe quello? Ma il monumento stava meglio in paese, e cos la leggenda sarebbe stata cambiata alla bisogna... Del resto, anche sulla sostanza, mica c' accordo: c' chi dice che l'arcangelo vi scagli di sotto il Maligno, e chi invece giura che fu un novizio a buttarsi, tormentato da quest'ultimo circa la verit della sua fede...
Parlammo per una ventina di minuti: era simpatico, o mi pareva simpatico per via di quella corrente empatica che mi saliva a onde dallo stomaco, e poi ci trovammo subito per conoscenza di quei posti, oltre che per l'et:
Ma senti un po', pure lei  del '30! Annus horribilis, eh?
Quando per un nimbo di energia mi mont dai piedi alle gambe e fino alla testa, e mi fece scattare in piedi, l'abate pens che volessi andarmene e mi strinse la mano, strappandomi la promessa, mentre mi scuotevano fremiti mai sperimentati, di passare a trovarlo in Abbazia. Gi domani, dissi, io che se promettevo una cosa, se la rendevo pubblica, poi la facevo, e proprio per questo cercavo di non prendere mai impegni simili, dopodich mi avviai di grandiosa lena. Per via della conversazione avevo finito per dimenticare che quanto esperivo era effetto di ci che avevo assunto. Mi rimisi in cammino, arrotolandomi intanto le maniche della camicia pi in alto che potevo, aprendola sul petto e finendo poi per togliermela e legarmela in vita. Inspirando feroce quell'aria che mi faceva esplodere di ossigeno le arterie, continuai oltre Cascina Vecchia, su oltre l'ultimo brano della scura parte ad abeti della foresta, e dentro quella, pi luminosa, ad aceri e castagni. Avevo caldo ed ero felice. Camminavo fra gli alberi, che si facevano via via pi radi, intervallati da sbuffi di rovi pieni di more, e anche se la sapevo ancora lontana non vedevo l'ora di scorgere la croce di Massa Nera. Alzai la testa: il cielo adesso era di carta crespa, le nuvole di foglio Fabriano Tiepolo da acquaforte. Quando il sentiero si fece quasi piano e la vegetazione pass dal bosco a un mare ondeggiante di ginestre in fiore sotto il sole, mi si appann la vista per la gioia e il senso del mondo si fece tremolante, come in una straordinaria e amplissima fata morgana, e il mio incedere, che pure era gi rapido, divenne quasi una corsa, dotata di strane propriet: pur sentendomi cos fluido, l'impressione era di procedere a scatti, come se a ogni passo mi riversassi nel fotogramma successivo, come qualcuno preso in pellicola. La piena mi travolse quando ebbi fatto trecento metri: superata la curva grande e la piccola discesa, sapevo che quell'ultima pettata a mulattiera era tutto ci che mi separava dalla cima. Mi trovai rivestito da un senso di totale, deliziosa partecipazione alla realt: di compassione, e di amore. La realt a sua volta era rivestita di strati e strati di aria pulita, e composta di infinite individualit: ogni arbusto e ogni sasso splendeva della bellezza delle idee. Mi sentii sollevato di peso e aureolato: incoronato. Tutto, pur restando se stesso, si trasfigur in una nuova versione di s, pi chiara e calda, e il mio cuore divenne manifesto, una creatura viva di luce rossa che andava ripulendosi a ogni guizzo. Raggiunsi la croce come scivolando verso l'alto. Eccola: nera contro il giorno, su un cielo che all'orizzonte digradava al platino. Ecco la croce, linea su linea, la pura forza del segno: . Sotto si distendeva la vallata priva di insediamenti e forse anche di nome che anticipava il Valdarno e divideva quel crinale da quello del Pratomagno, la valle scoscesa che sorvolammo in quel giro in aliante coi ragazzi, quel giro che Beatrice non mi perdon mai, proprio lei che si era lasciata conquistare da un'improvvisata in aerostato... Scalai il conglomerato di rocce, puntando con certezza quella a destra della croce, che aveva la sommit piatta e leggermente digradante, piena di nomi e date incisi dai mentecatti, quella dove si poteva stare a mangiare ci che ci si era portati... Io non avevo niente, ma non volevo mangiare: volevo distendermi, e dopo aver guardato nell'abisso, in quell'orrido tra i pi arditi della zona, lo feci, trovando la roccia calda per tutto il sole che aveva raccolto nella giornata. Il tepore mi sal nella spina dandomi un brivido addirittura erotico; mi torsi e mi stirai e mugolai come un neonato inebriato dal primo contatto col mondo, e l rimasi. Mi alzai solo quando sentii di avere sete, cosa che mi diede un senso di vaga preoccupazione. Mi rimisi la camicia senza pulirmi e ripartii a ritroso, lungo la strada che, essendo adesso per lo pi in discesa, riusciva agevolissima. Trovai dell'acqua a Cascina Vecchia, dove l'abate non si vedeva pi: aprii il rubinetto di uno dei lavelli esterni, e bevvi a saziet, bevvi di quel piacere puro che apparteneva solo all'infanzia, alle corse in una San Donato ancora non avvilita dalla guerra e che per me bambino era il mondo... Il tratto fino ai pressi del residence pass senza che neanche me ne accorgessi, ingoiato dal progressivo ed esso pure piacevole ritorno delle cose alla loro conformazione consueta, e mentre nella testa mi si preparava l'immagine familiare del residence visto dall'alto, provai un affetto da tempo dimenticato per le cose e le persone che avevo; per i miei figli e per Beatrice, e anche per le persone che avevo avuto. Un affetto intenso, che si faceva amore e poteva addirittura farsi desiderio, se non si fosse dibattuto e contorto su altri sentimenti, su tutti una disperata tenerezza per ci che avevo perso, per ci che non avrei avuto, per le cose che sarebbe stato bello rimettere a posto se solo non fosse stato impossibile... Mi sovvenne di aver letto, da qualche parte, forse proprio in un libro o una rivista di Beatrice, che quella sostanza, prima di trovare uso voluttuario e venire perci proibita, era utilizzata nella terapia di coppia, e mi scapp una risata al pensiero di darne a Beatrice, di fare una simile esperienza insieme... Cosa sarebbe potuto accadere? Forse, davvero, avremmo sanato le spaccature che ci tenevano lontani? Forse, tornare a quella profondit emotiva ci avrebbe reso il possesso di almeno una parte del segreto che sembrava cos naturale al momento del nostro innamoramento: e per mai lei avrebbe acconsentito, anzi mi avrebbe deriso per una proposta cos balzana, oppure si sarebbe infuriata, mi avrebbe chiesto dove avevo rimediato quella roba, e guai allora a dire che l'avevo trovata in camera di Cristiana! Un padre che trova della droga in camera della figlia e se la ingolla... che padre ? Te lo dico io, che padre , avrebbe detto Beatrice, non  neppure un padre degenere:  un imbecille. E d'altronde pareva anche a me improponibile l'idea di andare da Cristiana, di dirle Senti, piccina, il babbo ha assaggiato una di quelle tue pastigliette, non  che potresti andare dal tuo amico Puccio,  da lui che le prendi, immagino, e rimediarne altre? No, dicevo a me stesso, ridendo per quella grottesca situazione immaginaria, no, quando le cose prendono un indirizzo, non c' niente da fare, e poi... E poi, per quanto fosse facile immaginare da quell'antico assaggio parigino che l'effetto dell'LSD fosse ben altra cosa rispetto a quell'ecstasy che si mangiavano i ragazzini, mi venne in mente una storia che mi aveva raccontato Alejandro su questo Alpert, uno dei ricercatori di Harvard che negli anni Sessanta avevano messo in atto sperimentazioni psichedeliche facendosi puntualmente buttar fuori: costui rimase talmente folgorato che se ne and in India con una boccetta di acido lisergico, e ogni volta che incontrava uno di quei guru, baba, samana o come diavolo si dice, gli metteva una goccia sulla lingua. Tempo un'ora il guru dava di matto o scoppiava a ridere e lui andava dal successivo, finch non ne trov uno che non fece una piega, se ne rest l a meditare, con la sua espressione beata, allora gliene mise una seconda, e quello niente; una terza, niente, e allora si prostr e gli disse: Maestro ti prego accettami... Pure io avrei potuto restarci, in India da Alejandro: mi avrebbero preso per matto, forse, ma pu non esser male, essere preso per matto: se la gente decide che non stai in crisi ma hai proprio cappottato, smette di romperti le palle... Intanto che passavo sotto allo spiazzetto del pozzo, ultimo segnacolo prima della discesa per il residence, mi brill in fondo alla testa un pensiero spietato: e poi, forse, la verit  che non vorrei mai, che non voglio assolutamente fare un'esperienza del genere con Beatrice: che non voglio neanche correrlo, il rischio di rimettere le cose a posto.
Sceso che  Louis al Saltino, ancora ben deciso a raggiungere Villa Fortuna, ecco, poco prima del bar, al bivio con l'Hotel Principe di Savoia, la Panda 4x4. Di nuovo. Ed ecco, un po' pi su, quei due. Li segue con lo sguardo mentre entrano nel giardino di una villetta. Allora, analizzata la conformazione di quelle stradelle, prende per il campo da tennis, sale per una viuzza di servizio, gira attorno a un cabinotto elettrico e si ritrova come calcolato dietro a una croce di pietra che d su un piccolo strapiombo, e da l li vede, non visto, in quel giardino, che stanno... Cosa stanno facendo? Stanno scegliendo delle armi. C' margine per avvicinarsi, per arrivare fino alla siepe che delimita il giardino adiacente, per sentirli, oltre che vederli:
No, lo schioppo non lo porti, poi succede casino.
Come!
Vuoi che qualcuno ci rimetta la buccia? Niente schioppo. Le mazze da baseball sono ok, anche se io, lo sai, preferisco sempre un bel tondino di ferro.
Ma se Marek porta la pistola...
Marek non la porta, la pistola. Marek porta solo Sergione.
La roncola?
Hm. La roncola portala, se vuoi. Fa impressione.
La falce?
Seh, e il martello. Ma sei scemo? Che ci fai con una falce.
Allora l'ascia!
L'ascia  troppo ingombrante. Casomai l'accetta, ma pure quella, insomma... Scegli: o la roncola o l'accetta.
Va bene, dice il ricciuto soppesandola, allora porto la roncola.
S ma alla cintola, capito cialtrone? In mano, al massimo, la mazza.
Guarda ganzo,  dei New York Yankees.
Per me pu essere anche della Fiorentina, l'importante  che non fai cazzate. L'obiettivo, ti ricordo,  non usarle.
Certo.
Poi, oh, se ci scappa una legnata...
Ridono.
Fare qualcosa? E cosa? Che stiano per andare a far danno non c' dubbio. Ma non l'hanno ancora fatto, dice Louis fra s, e poi, cosa me ne frega? Basta non vengano a dar fastidio a me, pensa mentre quelli continuano, ormai voci quasi impercettibili, Tu non lo ricordi ma io uscivo con sua figlia, l'ho visto fare i lavori in giardino, l'ingegnere c'ha una forza anormale... Sei te che sei anormale... Louis riparte verso Villa Fortuna, ma quando passa davanti al bar li vede. Vede una ragazza e un ragazzo a un tavolo della fila pi prossima alla strada, con una macchina fotografica poggiata sopra; la ragazza, pi alta anche da seduta, ha la testa rasata e una giacchetta in pelle su una T-shirt nera; il ragazzo, pi compatto e brevilineo, le spalle toste in una maglia felpata col logo della Everlast, e il viso, perfettamente rasato, rassomigliante a quello di lei, ma pi dolce e regolare; vede, di fatto - ed  difficile stabilire quanto in ci influiscano la suggestione, la consapevolezza che quei due sono in giro e sono loro -, i due bambini di quella volta in piazza Savonarola, senza che ci sia bisogno, oggi, di sua madre, del fantasma di sua madre, a puntare il dito, a indicarglieli... Li vede, e loro vedono lui: impossibile sapere se anche per loro quella scena in piazza a Firenze fosse stata cos fondante o se lo riconoscano solo per il suo insistito osservare, per il suo inspirare e venire avanti deciso. Fatto sta che lo guardano come lui guarda loro: con curiosit, imbarazzo, un po' di timore e anche voglia di parlare di un certo argomento, bloccata per da una strana, contorta vergogna... Poi, proprio mentre Louis arriva al tavolo, quando sta per porgere la mano e dire, o cercare di dire, qualcosa di sensato, Cristiana si alza, raccoglie la macchina fotografica e si sposta giusto a met tra i due:
Louis, ti presento Rudra, dice, e gli scatta una foto.
S, per non mi fotografare, dice Louis, ma lei sta gi dicendo Rudra, ti presento Louis, e clic fa una foto pure a lui. Poi si mette la macchina fotografica al collo e gli d la mano, Piacere, Cristiana. Sei Louis, vero? Dimmi di s.
S, sono io, dice Louis e le stringe la mano, un po' diffidente e un po' gi incazzato.
Rudra dice il suo nome e alzandosi solo un poco dalla sedia gli porge a sua volta la mano con un sorriso che davvero sembra privo di implicazioni, al punto di convincerlo a sedersi.
Sentite, dice Louis, parliamoci chiaro, io non vi conosco e penso... ecco, penso che sia troppo tardi per conoscerci. Per, se come sembra c' in ballo un'eredi-
Lo interrompe la barista, che si  avvicinata e dice Normalmente non facciamo servizio al tavolo, ma visto che al banco non c' nessuno... Cosa vi porto? E lo dice sorridendo a Louis, senza preoccuparsi di tradire curiosit per quel trio, n una viva preferenza per quell'omone segnato...
Quando la cameriera se ne va e Louis sta per riprendere il discorso, per pronunciare la parola fatidica, si accorge che Cristiana, pur tenendola al collo, ha acceso la macchina fotografica.
 anche telecamera quell'affare?
S, sto facendo un progetto che...
Allora spegnila.
Cristiana mette il dito sul bottone, e Rudra forse intuisce che vuole tergiversare perch le dice: Su Cri, spegnila davvero,  meglio.
Ma s, dice lei, tanto poi a che vale il naturalismo? TVTV  roba degli anni Settanta... Trasparenza ci vuole!, e poi, invece di spegnere la macchina, aggiunge:
Scusami, e permettimi di spiegarti. Che tutto questo, le pretese di nostro padre, dico, sia assurdo, siamo tutti d'accordo...
S ma spegni quella cazzo di cosa, dice Louis.
Allora Rudra allunga la mano per farlo lui, ma la sorella gliela allontana, So fare da sola, dice, e finalmente spegne. Va bene?, dice ancora rivolta a Louis, che neanche annuisce.
Arriva la cameriera con la Tennent's, la Coca Zero e il bicchiere di bianco. Louis si accende una sigaretta, porge il pacchetto ai fratelli, che fanno cenno di no, e alla cameriera, che indica con un mezzo gesto la forma del pacchetto nel taschino del grembiule, poi dice:
Pensavo foste qui per parlare di cose serie, ma sentiamo.
Dicevo, fa Cristiana alzando gli occhi al cielo e poi cercando invano quelli di Rudra, che, ok, tutto questo  assurdo...
Sar pure assurdo, dice Rudra, ma intanto siamo venuti tutti.
Anche Enrico, dice Louis. Ora sto all'Abbazia, ma prima, all'hotel, ci ho parlato.
Io non l'ho solo incontrato, dice Cristiana, ho anche cominciato a intervistarlo. Volete vedere il video? N Louis n Rudra mostrano una tale volont, cos dice Comunque non siamo proprio tutti, e guarda Louis.
Credo abbia fatto bene a non venire, dice Louis aspirando dalla Marlboro. Aurelia, intendo. In ogni caso io sto andando l. Adesso.
Come!, dice Cristiana.
Voglio fargli un discorsetto.
Rudra nota un allarme crescente sul volto della sorella, che per riprende il controllo e dice:
Andremo tutti domani, no?
No, io vado adesso.
Allora vengo anch'io, dice Rudra. In effetti siamo tutti qui, che senso ha aspettare?
Non... non ci sarebbe Enrico, dice Cristiana.
Possiamo andare a chiamarlo.
Non vi ho detto di venire. Vi ho detto che vado. Anzi, dice Louis agguantando la birra dal tavolo, vado subito cos ci togliamo il dente, e si alza.
Aspetta!
Che vuoi?
Ragioniamo! Cristiana si alza a sua volta, e gli mette una mano sulla spalla: Se come pensiamo c' di mezzo un'eredit, dice scandendo la parola, e nostro padre ha messo su tutta questa cosa per dare importanza al suo annuncio - questo senza contare che, se c' di mezzo un'eredit, vuol dire che non sta bene, o sbaglio? -, il modo migliore per far s che tutto fili liscio  stare al suo gioco, almeno finch non ci sar da ragionare tra noi.
Louis d un sorso. Si lascia riaccompagnare a sedere. Su questo non hai troppo torto, dice, poi guarda Rudra, che fa spallucce.
Lasciamo che per ora le cose vadano come vuole lui, dice Cristiana. Svoltiamo la mattinata, e poi parleremo del quanto e del come. E se lo vogliamo cazziare, be', ci sar tempo anche per quello.
E va bene, dice Louis, ma in quel momento si accorge che, dopo essersi passata una mano sul mento, col mignolo Cristiana ha riacceso la camera:
Ma allora sei proprio una testa di cazzo. Basta, io me ne vado, dice e si alza di nuovo. Tanto qua siete tutti fuori di testa come quel vecchiaccio. Se non siete addirittura d'accordo con lui.
Aspetta, aspetta, dice Cristiana scattando in piedi,  che se non mi fai neanche spiegare...
Ma cosa vuoi spiegare? Vuoi filmare tutto perch sei una fulminata come quel vecchio di merda, eccoti la spiegazione.
Rudra sorride fra s mentre Louis afferra la sua birra e se ne va, con l'aria di chi ha un piccolo vortice nero che gli frulla sopra la testa.
Aspetta!
Tranquilla, non ci vado dal vecchio. Su quello hai ragione, anche se sei una testa di cazzo.
Bah!, sbuffa Cristiana lasciandosi cadere seduta.
Non ha torto, eh.
Cosa? Sulla telecamera? Ascolta, se accettiamo la messinscena del babbo, allora spiegami perch non dovremmo, non dovreste, accettare la mia.
Se come pensiamo c' di mezzo un'eredit... Lo pensi davvero?
No, figurati. E credo che lo troveremo pure in piena salute. Sai cosa mi  venuto in mente? Che vuole annunciare il suo terzo matrimonio.
Ah. Bene.
Ma cosa bene?!
Comunque, non ho capito perch hai detto quella cosa a Louis. Perch non volevi che andasse. Che t'importa?
Per il progetto. Se perdo un elemento subito,  un casino. Voglio che ci siamo tutti. E voglio esserci quando accadono le cose.
Potevi evitare di riaccendere la camera, per.
Hai ragione. Sar quello che ho passato. Il fallimento rende insicuri,  una cosa orribile...
Non hai fallito niente, hai appena cominciato.
Cinque anni non sono pochi.
Cinque anni non sono niente! Ah, a proposito di prendere la gente per il verso giusto, sai che Mats se n' andato?
Vuoi parlarmene?, ghigna Cristiana enfatizzando il gesto di accendere la macchina.
Non c' niente da dire.
Sai cosa volevo chiedere a Louis?, dice Cristiana, e continua anche se Rudra non mostra un particolare desiderio di volerlo sapere, Volevo chiedergli di quel giorno, in piazza Savonarola.
Che ricordi solo tu.
Tu eri piccolo. Secondo me lui lo ricorda. Uh, dice poi buttando l'occhio sul display del cellulare, ma sono gi le otto?
Comincia Beverly Hills?
Quello lo guardavi tu.
Twin Peaks?
Fava, devo andare a cena.
Andiamo!
Vado a cena con Enrico. Lui non  come voi orsi: gli sta bene, di mettersi davanti a una telecamera, e voglio approfittarne. Che  quella faccia? Ascoltami, dopo cena torniamo qui al bar e ci beviamo qualcosa tutti assieme. Magari recuperiamo anche Louis.
Ti piace, eh, l'idea di metterci tutti allo stesso tavolo?
Mi piace l'idea di farlo io, invece di lasciarlo fare solo al babbo. Capisco che la decisione di piazzarci in alberghi differenti possa essere una forma di pudore, ma  anche un modo per mantenere il controllo dell'incontro ufficiale.
Dove mangiate?
Al ristorante l davanti al Centro Polivalente.
Che ti devo dire, se non mi ci vuoi, me ne vado a correre.
Potresti ribeccarlo davvero, Louis.
Sempre a dare suggerimenti. Ha detto che dorme all'Abbazia, vero?
Ecco allora Enrico e Cristiana seduti l'uno davanti all'altra, al tavolo quadrato con la tovaglia a quadretti rossi e bianchi.
 ok per te se la tengo accesa?
Siamo qui per questo, no?, dice lui, e intanto guarda il messaggio arrivato poco prima sul cellulare, 22 al bar!
Bene, dice Cristiana prendendo dal cestino a lato del tavolo una bustina di zucchero per metterla sotto alla telecamera a mo' di zeppa, cos da inquadrare pi precisamente il fratello. Cerca di non spostarti troppo. Vuoi che ti spieghi un po' cosa sto facendo?
Sei in combutta con nostro padre?
Cristiana sgrana gli occhi.
Considera, dice Enrico, che io, di essere figlio di Antonio Michelangelo, l'ho scoperto dalla sua lettera, neanche tre giorni fa. E avrei potuto non scoprirlo, visto che era indirizzata a mia madre.  stata lei a scegliere di passarmela, forse perch mio padre, cio, suo marito, ormai era morto. Cos ho deciso di stare a questo gioco. Da cui magari tu sai cosa dobbiamo aspettarci.
L'unica cosa che so  che da quand'ero ragazzina l'ho visto diventare sempre pi imprevedibile.
In quella, ecco il cameriere, che dal piglio d l'idea di essere anche il proprietario: del resto non c' nessun altro a mangiare...
Bnasera!, dice alzando le sopracciglia sagomate. Sicura che non vuole mettere la macchina di l, in guardaroba?
No, grazie, stiamo registrando.
Ah, mi scusi, fa quello tirando indietro le mani, un po' per scherzo e un po' con effettiva curiosit. Siete della corte del sor Michelangelo?
Enrico e Cristiana si scambiano un'occhiata luccicante.
Corte?, dice poi lei all'oste.
S, insomma... Non volevo essere invadente,  che da quando a Villa Fortuna c' il sor Michelangelo sono passati in diversi. Voi siete ospiti l?
No, io al Grand Hotel, fa Cristiana, mentre Enrico dice:
Forse da domani.
L'oste a quelle parole alza solo un sopracciglio.
Viene qui spesso, il sor Michelangelo?, chiede Enrico tirando un'occhiata furbetta all'obiettivo.
Ogni tanto si vede. Con l'abate, oppure quando c'ha ospiti. Uno che non mangia la ciccia, qui ci fa poco... Ma  ghiotto di porcini, quello s. Un mesetto fa venne con una famosa, quella... Eh non ricordo il nome, comunque una che c'aveva un programma su Rai 3, mi sa che lo doveva intervistare per qualche giornale. Eh, ma io l'ho capito subito, che il sor Michelangelo  un grande!
Neanche quando eravamo piccoli, dice Cristiana, amava i ristoranti. Almeno, non quando era con noi, e certo non qui. Gli piaceva fare il barbecue. L'ultimo agosto che passammo qua, ci voleva portare alla mensa dei frati...
Quindi la ciccia la mangiava, dice Enrico, rivolgendosi anche all'oste, che non pare sicuro se quella conversazione sia reale o fatta per la telecamera, n se sia opportuno figurare al suo interno.
Se Antonio Michelangelo mangiava la carne? Cristiana ride. Nostro padre era il pi clamoroso divoratore di fiorentine al sangue, fegatelli, buristi, filetti e salsicce crude che si fosse mai visto. Una volta, quando io e Rudra eravamo piccoli, ci port in gita apposta all'Osmannoro, sulla Piana, dall'ultimo ometto che ancora friggeva il sangue per farci assaggiare i roventini... Lei  nuovo, qui?, dice poi all'oste, volgendo la camera da Enrico a lui.
Ma...  per la televisione?
Diciamo che  per la televisione...
Ho preso in gestione il ristorante da cinqu'anni.
Quindi non aveva mai visto il sor Michelangelo?
Prima di tre mesi fa? Mai! Ho sentito che una volta era qui fisso, che era anche famoso, a quei tempi, e veniva in villeggiatura coi figli... Aspetti, ho capito! Siete voi! Su di lei non ci metterei la firma, dice a Cristiana, ma il signore, e guarda Enrico, il signore gli assomiglia davvero tanto.
Ci ha quasi indovinato, dice Cristiana voltando la camera a prendere l'imbarazzo di Enrico e poi riposizionandola sul tavolo. Ci porterebbe del vino, intanto?  vero, dice poi a Enrico, gli assomigli, a parte i capelli. Ma che fa quello?
Chi?
Il proprietario, l... Si  messo a telefonare... Mah... Cos'ha da guardare, poi? Oh, meno male, ha riattaccato, arriva col vino. Alla buon'ora... Ecco perch quando sei comparso ho avuto l'impressione di averti gi visto. E ho pure pensato che eri caruccio! Devo preoccuparmi?
Enrico, la testa un po' piegata di lato, guarda in camera e dice:
Da dove verr mai quest'arroganza posticcia di Cristiana Michelangelo? Cosa la turba? Ce lo riveler?
Poi afferra la telecamera, e la volta verso di lei.
Cristiana sgrana quegli affilati occhi castani che non assomigliano per niente ai beady eyes dei Michelangelo, sorpresa per l'insolenza, anzi la naturale confidenza di quello sconosciuto, e per come non andargli dietro? Non erano situazioni come queste che chiedeva all'opera, non era per questo che si era portata la fotocamera e il computer e tutte quelle schede di memoria?
E va bene, dice allora, ma dopo parlerai tu, e prende a raccontare, e racconta, mentre arrivano le tagliatelle ai funghi (Tutti gambi!, commenta Enrico) e poi una fiorentina che entrambi valutano troppo bassa e troppo cotta, racconta un'infanzia tutto sommato felice e tutto sommato normale, la madre che voleva mandarla in primina e il padre che si opponeva, il suo andare benissimo a scuola, l'abilit nel disegno, il rapporto non sempre facile con Rudra, un bambino taciturno, misterioso quasi, che invece a scuola andava male gettando i loro genitori nel panico, una serie di elementi che potevano risultare cos interessanti soltanto a Enrico, per il loro rappresentare una sorta di realt alternativa, anche se non di possibilit - non una possibilit come fu per Louis, pensa quando emerge il momento in cui Antonio e Beatrice discutono del bambino, in cui la notizia della morte di Francesca Lavier filtra nelle stanze ben arredate e a mezz'ombra della casa di via Benedetto Varchi... Ed emerge, almeno nel racconto che ne fa Cristiana, l'opposizione di Beatrice, ed Enrico vorrebbe chiedere dettagli ma non la interrompe: mangia, invece, e ascolta quella storia, che allo stesso tempo lo riguarda e gli  aliena; che avrebbe potuto rimanergli per sempre aliena se solo sua madre avesse deciso di non dirgli della lettera, e si chiede se l'immagine di Antonio Michelangelo che si profila da quel racconto, un'immagine che, nonostante quell'annuncio iniziale di imprevedibilit, emerge ora quasi fuori traccia, quasi in negativo, con Cristiana che mai d una specifica, mai lo mette al centro di una scena, venga dal pudore di lei rispetto all'interlocutore-Enrico, da una volont di non condizionarlo, oppure da una sorta di rispetto per il padre, o ancora da una effettiva natura sfuggente di Antonio Michelangelo, la quale appare tuttavia implausibile vista la messinscena in cui li ha tirati in mezzo, vista l'ampiezza della sua discendenza, la sua carriera multiforme... O forse, semplicemente, il nodo di Cristiana  altrove, intuisce Enrico quando l'oste toglie i piatti per far posto al caff e quella tira fuori un pennarello e fa sulla tovaglietta di carta uno schizzo - lo schizzo di un'acquaforte di Picasso, dice, una di quelle della Suite Vollard, che era riuscita a rifare uguale da piccola, come compito a casa, dando scandalo a scuola visto il suo carattere in fin dei conti erotico - e poi salta dall'infanzia alla sua vita lontana da Firenze, ai suoi soggiorni in Europa alla ricerca di una breccia nel mondo dell'arte, cominciando da quello pi recente, a Londra. Ma proprio mentre entra nel vivo, e lo fa dicendo in camera Non star a dire quanto  odioso quell'ambiente, specie a Londra, o a raccontare delle coinquiline che mi ero trovata, no. Lamentarsi  inutile. Comincer dalla cosa pi imbarazzante: non si pu avere pudore in casi come questo, o sbaglio?, ma proprio mentre pronuncia queste parole, Enrico vede passare Nicoletta - scorge, letteralmente, il candore della sua carne nel buio sopraggiunto fuori, nel buio e nel freddo (o almeno nel fresco) dato che addosso ha un giubbotto nero da snowboard, un dettaglio che la cambia, la fa pi moderna e battagliera, oltre a far risaltare il bianco delle mani, del collo e del viso -, la vede diretta, di certo, al bar dove avevano fissato, e nota che in effetti sono gi le ventidue, e per quanto gli spiaccia interrompere, per quanto sia certo di essere a un passo dall'apprendere ci che gli dar elementi reali per inquadrare Cristiana e, attraverso di lei, loro padre, la sua natura non gli permette di fare altrimenti: controlla nel portafoglio, mentre Cristiana parla e racconta di un certo Boris, di un'offerta che - pensa come stavo messa! - aveva incredibilmente deciso di raccogliere, stima che met cena, con quaranta euro, ci dovrebbe star larga nonostante la bistecca e per quanto possa essere esoso quel cialtrone, li appoggia sul tavolo e senza aprire bocca per non andare sopra all'audio di lei che parla, prende il pennarello e scrive su uno dei tovaglioli di carta Scusami: emergenza!, lo mostra a Cristiana mentre si alza facendo attenzione a spostare la sedia senza far rumore e parte di corsa; poi, giunto alla soglia, nota qualcosa, si ferma, guarda verso la cucina, guarda Cristiana, sfila una bottiglia di Nobile di Montepulciano dalla rastrelliera all'ingresso, le fa l'occhiolino e poi si getta fuori, con foga esorbitante, la foga di chi sa che potrebbe non avere altre occasioni di rivedere l'oggetto dei propri desideri e corre allora con tutte le sue forze; corre, Enrico, temendo di non scorgerla, di spalle, nel buio, con quel giubbotto nero che si  messa, anche se di certo si fermer al bar, speriamo che sia aperto... Cristiana resta qualche secondo l, davanti alla camera accesa, poi, quando l'oste le chiede se vuole un ammazzacaff, magari un limoncello - Le porto la bottiglia? -, annuisce, e decide che s, certo, pu e deve continuare a parlare, a ricordare...
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FINE Parte 2.